Pietro Castellitto, debutto alla regia con "I predatori": «Contro i mediocri al potere dei quali siamo tutti vittime»

Mercoledì 14 Ottobre 2020 di Michela Greco
Ciak Castellitto (jr): debutto alla regia con "I predatori" per il figlio di Sergio e Margaret Mazzantini, che sullo schermo sarà anche Totti

Da piccolo, "prima di sapere cosa fosse la macchina da presa", adorava Spielberg e Scorsese e i cartoon Disney. Da "scafato", Pietro Castellitto ha iniziato ad amare Von Trier, Vinterberg, Woody Allen. Figlio d'arte di Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, Pietro non nomina nemmeno un titolo italiano. D'altronde nella sua opera prima I predatori - al cinema dal 22 ottobre dopo gli applausi e un premio alla Mostra di Venezia – il cinema italiano non fa una gran figura.

In questo esordio così libero, persino sfrenato per come esprime la sua visione con tanta consapevolezza e niente compromessi, Castellitto jr si è ritagliato il ruolo dello studente di filosofia, figlio frustrato di una regista affermata (Manuela Mandracchia) e di un medico (Massimo Popolizio). La strada della loro famiglia incrocerà quella dei Vismara, proletari in camicia hawaiana che ostentano fascismo e gestiscono un'armeria guidata da Claudio (uno strepitoso Giorgio Montanini). Un film divertente e feroce, fuori dagli schemi, primo exploit di una stagione che per Pietro Castellitto promette molto bene, tra il ruolo in Freaks Out e quello di Totti nella serie Speravo de mori' prima.

I predatori è un grande gesto di libertà. Come si fa a esordire così?

Ho creduto nell'idea che fosse possibile scriversi e dirigersi un film. Di solito i giovani debuttano con film tratti da romanzi o i cui soggetti sono scritti a quattro mani, ma ovviamente poi la visione si disperde. Io ci ho messo sei anni e ho sacrificato tutto, sentivo che era la cosa giusta perché nessuno la faceva.

E non è un film rassicurante, anzi si fa beffe del politicamente corretto.

Di cui siamo vittime, purtroppo. È un'epoca di mediocri al potere, che sono i più feroci di tutti.

Nel film gli unici che dicono la verità, anche con violenza, sono i giovani...

Sì, i ragazzi sono le uniche vere vittime, sono le prede. Si rischia di rimanere figli per tutta la vita di fronte ad adulti totalizzanti che sembrano occupare le storie da sempre.

Sei un regista all'opera prima che mostra una regista consacrata ma ormai lontana anche da se stessa. Come scongiurerai questo rischio?

Per carattere alcune cose non le sacrificherò mai, avrò una vita più difficile di quella che potrei avere se assecondassi certe aspettative. L'atteggiamento migliore per essere storicamente incisivi è essere disposti al fallimento più totale.

Sarai Totti in una serie tv già molto attesa, la vivi come una grande responsabilità?

Sento solo il desiderio di rendere felice Totti e i romanisti. Quando ti giochi tutto sei costretto a essere megalomane, a immaginare che stai facendo una cosa che vincerà premi. Quell'euforia ti dà la spinta per andare avanti anche quando le cose non vanno.

 

Ultimo aggiornamento: 09:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA