Jasmine Trinca debutta alla regia con Marcel e porta a Cannes la storia della madre

Sabato 21 Maggio 2022 di alessandra de tommasi

Una, nessuna, centomila Jasmine Trinca: l’attrice si presenta infatti al Festival di Cannes in molteplici vesti. Non solo fa parte della giuria internazionale dell’edizione 2022, ma debutta alla regia di un lungometraggio con Marcel!, dal 1° giugno al cinema presentato all’evento nella sezione Séances spéciales.

 

Ad Alba Rohrwacher affida il compito della madre nel racconto, che ricalca vicende e personaggi familiari e personali della sua vita. Questa donna, immolata sull’altare dell’arte, sembra tenere più al cagnolino Marcel che alla stessa figlia, innescando una serie di dinamiche a volte struggenti e a volte tenere.

La 41enne romana mostra pudore quando spiega cosa sia vero e cosa romanzato della messa in scena del proprio passato, ma appare entusiasta di questo ritorno eccellente sulla Croisette. Esattamente 20 anni fa ha tenuto a battesimo la sua carriera con La stanza del figlio di Nanni Moretti (Palma d’oro) proprio qui, dove poi ha conquistato il premio come miglior interprete per Fortunata di Sergio Castellitto.
Jasmine Trinca lo racconta in un incontro ristretto con la stampa italiana, incastrato tra un impegno e l’altro della sua fittissima agenda.

 

Dopo esserci cimentata dietro la macchina da presa nel corto sulla stessa vicenda, cosa l’ha davvero spinta a questo debutto proprio ora?

Si tratta di coraggio, ma era ora perché ho una certa (età). So che una ragazza ci mette di più a ritenersi all’altezza e mettersi alla prova, ma volevo ribaltare il mio sguardo sulle cose e continuare questo viaggio.

Che tipo di persona era sua madre nella realtà?
Molto più libera di me, un’avanguardista, non devota alla figliolanza eppure capace di trasmettermi un senso forte del femminile. Sullo schermo è una madre sghemba, abitata dall’arte e dal dolore ma anche capace di amare. E, anche la mia non è stata una madre curativa, con il poco che avevo sono arrivata qui, allora il film è un tentativo di fare pace e ringraziarla.

A proposito di cura, lei come è guarita?
Avevo iniziato già nel privato (con una terapista greca, ndr.) e poi il film ha dato una bella botta.

Che toni ha usato nel film?
Voleva essere una commedia ma sfocia anche nel dramma. Mi sono lasciata influenzare, ad esempio, da Charlie Chaplin. Descrivo in modo piccolo e semplice qualcosa che prescinde da me e può allargare gli orizzonti altrui. Per condividere tanto della mia intimità ho smesso di essere chiusa in me testa.

Il film è pieno di omaggi e partecipazioni speciali. A quale è affezionata?
I bambini sono ispirati dai Peanuts, mentre ricorrono delle ossessioni come le canzoni di Romina e Albano. Lui, per inciso, lo hanno incontrato oggi in aeroporto alcuni membri del film che stavano venendo a Cannes e mi sembra un buon segno. Ho coinvolto tante mie amiche come Valeria Golino che qui da voce allo psicodramma.

Ci sono state tensioni sul set?
Ricordo solo un momento in cui, di pomeriggio, giravamo a Garbatella, un quartiere popolato di Roma. Durante una scena di litigio furioso tra madre e figlia io aizzavo le attrici a fare di più. Ad un certo punto un signore spalanca la finestra e urla: “Aò, avete finito? C’è questo qui che ha il mar de core”.

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