'In guerra per amore', Pif con Miriam Leone: “Racconto l'accordo Usa-mafia per la liberazione”

Giovedì 13 Ottobre 2016 di Michela Greco
Se si digita su Internet rapporto Scotten, in un attimo compaiono decine di pagine web che spiegano come l'assetto politico e sociale attuale dell'Italia sia in gran parte influenzato dallo scellerato patto stretto tra gli Alleati e la Mafia in occasione dello sbarco in Sicilia del 1943. Un episodio fondamentale della nostra storia, disponibile in molti libri e facilmente verificabile ma, curiosamente, trascurato dal cinema.

Dopo aver ripercorso con il tono leggero de La mafia uccide solo l'estate alcuni tra gli episodi più tragici della presenza mafiosa in Italia, Pif torna sul tema ma alza il tiro, e cerca nella Seconda Guerra Mondiale le radici del presente con In guerra per amore, film di pre-apertura della Festa del Cinema per Roma in sala dal 27 ottobre. Basato su una ricerca documentata ma anche sui racconti che Pierfrancesco Diliberto e i suoi sceneggiatori (Michele Astori e Marco Martani) hanno raccolto da chi c'era, il film immerge la storia d'amore di Arturo (Pif) con Flora (Miriam Leone) in quel preciso momento.

«Inizialmente volevo fare un film sui partigiani ha spiegato il regista-attore poi mi sono messo a pensare che la Sicilia, i partigiani, non li ha mai avuti e mi sono ritrovato a raccontare il ruolo della mafia nello sbarco in Sicilia. Era come concludere il discorso fatto col mio primo film e raccontare il salto di qualità fatto dalla mafia quando è entrata in politica grazie agli alleati nel 43». 

Accanto alla storia d'amore che vede Arturo arruolarsi e viaggiare da New York a un paesino siciliano per chiedere in sposa Flora a suo padre, c'è infatti la macrostoria dei servizi militari americani che presero accordi con i boss locali per garantirsi «un'invasione dolce». In cambio, molti mafiosi si videro ricompensati con nomine importanti nelle amministrazioni pubbliche.

«Non concepisco l'idea di raccontare al cinema una storia contemporanea ha commentato Pif per quello mi sfogo in tv. Mi viene naturale invece rivolgermi al passato e alla mafia. Prima o poi uscirò da questo tema, ma so anche che quando avrò le spalle più robuste come regista vorrei fare un film sul maxiprocesso».