Al Bano, il nuovo progetto sul Mediterraneo

Lunedì 19 Aprile 2021 di Alessandra LUPO

Tra musica, libri, talent show, figli sulle sue orme artistiche, l'attività da imprenditore e l'immancabile gossip che lo segue quasi al pari dei Windsor, viene da chiedersi dove trovi tempo ed energia per sfornare progetti sempre nuovi.
Questa volta Al Bano ne ha in serbo uno che ha tutte le potenzialità per diventare una chicca, non solo per appassionati. Il cantante ha infatti in cantiere un nuovo disco dedicato al Mediterraneo, che metterà insieme una summa delle canzoni simbolo dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Saranno 13 in tutto e ad affiancare Al Bano nella scelta dei brani ci saranno due rodatissimi collaboratori: Marco Bignotti già a capo di Warner Music Grecia e poi Ad Wea, insieme al produttore e manager Bruno Tibaldi.
Al Bano, che sogno è questo?
«L'impresa è ardua ma come tutti sanno a me le cose difficili piacciono di più: l'idea è mettere insieme il sapore di una nazione, attraverso un elemento a cui è visceralmente legato e ovviamente non potevo che farlo attraverso la musica».
È un progetto ambizioso, a che punto siete?
«Al momento abbiamo individuato i Paesi e delineato il progetto: siamo nella fase ella scelta dei brani, una scelta non facile perché devono essere rappresentativi ma anche adatti a questo disco. Diciamo che in qualche modo sono loro a trovare me, poi andranno riarrangiati ovviamente. Ma questo non mi preoccupa perché ho accanto a me un genio in questo campo».
Sarà di nuovi il suo fidatissimo Alterisio Paoletti?
«Certo, curerà tutti gli arrangiamenti e adatterà i brani al mio timbro. D'altronde il maestro Paoletti è stato già una volta premiato a san Remo per il miglior arrangiamento studiato per la canzone Di rose e di spine'. Per non parlare del successo del suo arrangiamento di Ol' Man River per Bocelli».
Per quando è prevista l'uscita del disco?
«Il 20 maggio presenteremo il progetto al MarTa di Taranto e intendiamo coinvolgere anche l'Unesco perché questa operazione vuole avere un valore artistico ma anche di dialogo tra i popoli. Un'idea che resti, insomma».
Chi suonerà nel disco?
«Ci sarà la mia band, ovviamente, formata da musicisti di grande talento. Ma abbiamo l'idea di ospitare alcuni suonatori degli strumenti tradizionali che in ogni brano possano restituire il suono originale di quel paese. Nessuno può suonare uno strmento meglio di chi ci è crescuto».
Una grande operazione folk-pop, insomma?
«Esattamente, popolare ma sulle tracce di un folk autoriale immediatamente riconoscibile e identitario. Quelli che scegliamo sono dei veri e proprio inni di un Paese».
Ci fa qualche esempio?
«Fino a che non avremo chiuso tutti gli accordi necessari non posso svelare molto ma ad esempio in Grecia il brano potrebbe essere il grande classico “To gelasto paidi” di Mikis Theodorakis (una versione in italiano, il ragazzo che sorride fu un cult di Al Bano negli anni 60)».
E per l'Italia che brano sceglierà?
«La scelta qui si fa difficile, lo ammetto. Mi piacerebbe cantare Volare, che certamente identifica tantissimo lo spirito italiano ma mi sento molto legato anche ad Amara Terra Mia. Non abbiamo ancora sciolto questo nodo anche perché tra le canzoni in ballo ce n'è anche una terza...».
Intende mantenere il mistero?
«No, è Felicità. Il fatto che sia una mia canzone è singolare ma non si può certo negare che sia una delle nostre canzoni più popolari. Insomma, dobbiamo capire».
Chi produrrà il disco?
«La AcProduction naturalmente. E non è escluso che all'album sia abbinato anche un festival. Le idee sono tante».
Un festival internazionale nei Paesi del disco, quindi.
«Si, potrebbe essere un'idea. Ovviamente Covid permettendo. Al momento a unirci non è solo la musica purtroppo ma anche questo nemico comune che dobbiamo sconfiggere. Quindi intanto partiamo dal disco. Poi si vedrà».
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Ultimo aggiornamento: 14:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA