Dopo Lolita, una famiglia perbene: la Puglia torna in tv

Giovedì 1 Aprile 2021

Al Sud si addice la fiction. Accanto agli scorci di Napoli e a quelli siciliani, anche i paesaggi smaglianti della Puglia fanno audience. E dopo il successo della serie Rai Le indagini di Lolita Lobosco, la Bari vecchia e il suo quartiere San Nicola torneranno presto sul piccolo schermo, questa volta sulle reti Mediaset, con la fiction Storia di una famiglia perbene, tratta dall'omonimo romanzo di successo di Rosa Ventrella. Scrittrice di origini baresi, anche se trapiantata al nord, appartata e per niente mediatica tanto che i francesi l'hanno soprannominata l'Elena Ferrante di Bari, perché le sue storie corali piacciono molto anche all'estero.
La Storia di una famiglia perbene si svolge negli anni Ottanta, nei quartieri della Bari vecchia dove dei ragazzi trascorrono la loro adolescenza rincorrendosi e vivendo spensierati. Maria cresce insieme ai due fratelli più grandi, Giuseppe e Vincenzo. È una bambina piccola e bruna con tratti selvaggi che la rendono diversa. Ha un modo di fare burbero e insolente tanto da guadagnarsi il soprannome di Malacarne. Vive immersa in una terra senza tempo, in un rione fatto di soprusi subìti e inferti, in cui è difficilissimo venire a patti con la vita. Ma al di là delle figure fraterne il punto fermo della sua vita rimane Michele, sia in adolescenza che in età adulta dove il sentimento fraterno si trasforma in qualcosa di più profondo. Le famiglie rispettive, sono in conflitto, ma questo non impedisce loro di vivere una intensa storia d'amore.


La fiction andrà in onda su Canale 5 in quattro serate. Ne sono protagonisti, tra gli altri, Simona Cavallari, Giuseppe Zeno e Carmine Buschini, per la regia di Stefano Reali.


Scabra e neorealista, la scrittura di Rosa Ventrella risulta particolarmente efficace nelle saghe familiari nere, con forti tematiche sociali e un'attenzione intensa alle figure deboli e marginali. Di questo narra anche il suo nuovo romanzo, Benedetto sia il padre, forse il più autobiografico. Si chiama Rosa anche la sua protagonista, cresciuta tra i vicoli stretti e malfamati del centro antico, un paesaggio urbano molto diverso dai fieri palazzi del lungomare, uno scrigno segreto sostanziato di bellezza e di violenza che non può non attecchire anche dentro le case e nelle vite di chi le abita. A insegnarla a lei e ai suoi fratelli è stato il padre, soprannominato Faccia d'Angelo, un uomo dal sorriso abbagliante come le chianche che pavimentano la strada e dall'anima gniera gniera come un pozzo profondo. La sua violenza si riversa soprattutto sulla moglie, donna orgogliosa e fragile che si sottomette a lui consumandosi nell'altalena dei suoi umori, delle sue menzogne e dei suoi tradimenti.
A tutto questo Rosa, che si sente opaca e cupa come la pece, si ribella fuggendo a Roma e tentando di salvarsi con Marco, un altro profugo che ritiene simile a lei, con cui avrà una figlia. Ma il matrimonio sta naufragando quando Rosa riceve una telefonata che la costringe a un viaggio a ritroso. Nella memoria e nei luoghi della sua adolescenza difficile.


Si può perdonare un padre violento? Forse sì, a condizione che si torni a scavare nelle radici dell'odio e anche in quelle del desiderio, che Rosa ha scoperto da ragazzina con l'improbabile amicizia con una prostituta, Marilyn, l'unica persona che sapeva cancellare i suoi fantasmi. O forse il perdono è emozione troppo potente ed è meglio parlare di compassione. Comunque, è un processo di guarigione indispensabile per riconciliarsi con se stessi, liberandosi dell'eredità oscura, del mondo sporco e stinto da cui si proviene. I figli tendono a ripetere gli errori dei genitori. Colpa della violenza dei padri, che soprattutto nelle bambine resta sulla pelle per tutta la vita. Anche una violenza solo assistita, come per Rosa, non è meno traumatica perché ci dice Ventrella trasmette un modello femminile che spinge le donne a reiterare gli errori materni. Ma emanciparsi è possibile. Anche i sommersi possono trovare una strada per rinascere.

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