Pnrr, la sfida dell'occupazione: più lavoro per giovani e donne

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Alessio PIGNATELLI

Lavoro e nuove opportunità occupazionali. Da qualunque prospettiva la si guardi, la bocca di fuoco del Piano nazionale di ripresa e resilienza ha un mirino ben preciso: invertire una tendenza preoccupante soprattutto al Sud. Certo, un obiettivo declinato secondo alcune prospettive precise che dovranno consolidare nuove occasioni nel solco della transizione economica, digitale e green. È il programma principale del Piano che però si trova dinanzi alcuni paradossi, in primis quello di incrociare domanda e offerta. Ma nelle stime e intenzioni del governo Draghi, occupazione femminile, giovanile e lavoro nel Mezzogiorno e in Puglia sono le sfide più urgenti. Secondo il White Paper della società Adecco, ci sarà in generale una produzione di 380mila posizioni per donne e 81mila per giovani a condizione che si riescano a mettere in campo percorsi di “reskilling” e “upskilling” per supportare lavoratori e imprese nelle transizioni verso il digitale e il green.

 

Più risorse per le imprese in rosa. E incremento dell'1.1% per l'occupazione giovanile

Com’è noto, il Pnrr si articola in 6 Missioni, suddivise in 16 Componenti. La Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo”, secondo le previsioni di Palazzo Chigi, determinerà una crescita dello 0,9% dell’occupazione generale, per quella femminile si prevede un incremento dell’1,1% e per quella giovanile dello 0,8%. I benefici porteranno anche a un aumento del Pil dello 0,8% nel triennio finale con un maggior contributo dovuto alla Componente 2, per effetto degli investimenti attivati dal programma Transizione 4.0, dall’infrastrutturazione delle reti a banda ultra-larga (oltre il 45% degli investimenti si svilupperanno nelle regioni del Mezzogiorno) e 5G e dalle politiche industriali di filiera. La Missione 2 presenta quattro componenti: economia circolare, energia rinnovabile, efficienza energetica degli edifici e tutela del territorio. L’Italia abbonda di fonti rinnovabili, soprattutto nel Mezzogiorno ma non sono pienamente sfruttate a causa di difficoltà burocratiche e organizzative. Gli interventi che il Pnrr si pone l’obiettivo di portare a termine sono sostanziali e impatteranno notevolmente sull’occupazione nei settori di riferimento. Un’attenzione particolare è data alla creazione di imprese femminili che sono maggiormente presenti al Mezzogiorno, sono più piccole per dimensioni aziendali e più giovani sia per età dell’impresa che dell’imprenditrice. A settembre 2020 erano appena 1,3 milioni le imprese rosa, pari al 22% del totale, la maggior parte delle quali operanti in settori strategici per il Paese come Wellness, Istruzione e Turismo e Cultura. Nel Piano, il Governo ha effettuato una valutazione dell’impatto che le misure del Pnrr avranno proprio sull’occupazione femminile: registrerà un incremento del 4 per cento nel triennio 2024-2026 rispetto allo scenario di base, con una accentuata attivazione nel Mezzogiorno (+ 5,5 per cento nello stesso periodo).

 

In 20 anni un milione di giovani ha lasciato il Sud

Ma è la Missione 5 che riveste un ruolo di rilievo nel riequilibrio territoriale e nello sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne. Relativamente all’impatto degli interventi che rafforzano la dotazione dei servizi essenziali e colmano il gap di connettività e digitalizzazione nelle aree marginali, sono diretti ad aumentare l’attrattività dei territori a maggior rischio di spopolamento, accrescere le opportunità di lavoro e affermare il diritto a restare per le nuove generazioni, nonché a migliorare le condizioni di occupabilità delle donne. Gli effetti di questa missione nel suo complesso comporteranno un miglioramento dei seguenti indicatori tra i quali: il tasso di disoccupazione giovanile, che è pari al 29,2% per giovani compresi fra i 15-24 anni di età e al 14,8% per quelli far i 25 e i 34 anni; il tasso di occupazione al Sud che è pari al 44,8% contro il 67,9% del nord; il saldo migratorio netto dal Sud che negli ultimi 20 anni è stato di circa 1 milione di persone.

Piano Gol e Centri per l'impiego: la partita si gioca sui territori

Per arrivare questi traguardi, occorre sì avere una visione di prospettiva senza però tralasciare l’immediato futuro. Poiché il baco del sistema rivela che iniziano ad aumentare le opportunità ma mancano le professionalità soprattutto nel Mezzogiorno. Anche il premier Draghi, di recente a Bari, ha insistito sulla necessità di riallineare la domanda e l’offerta di competenze, soprattutto per le professioni ad elevata specializzazione. L’incubo di non incrociare domanda e risposta sarà affrontato da alcune misure come il Piano Gol (Garanzia occupabilità dei lavoratori), partito pochi giorni fa: la prima annualità per la Puglia è di 68.816.000 di euro vale a dire il 7,82% della quota totale ed è destinata alla riqualificazione e al potenziamento dei Centri per l’impiego. Ma non solo. A breve partirà anche il Piano Nazionale nuove Competenze e sarà necessario potenziare e rendere omogeneo su tutto il territorio nazionale l’utilizzo del sistema duale per mettere in connessione scuola e imprese. Unioncamere ha stimato che nella nostra regione il fabbisogno in entrata delle imprese nell’ultimo trimestre di quest’anno è di oltre 70mila opportunità di lavoro con una variazione: è la difficoltà di reperimento e l’esperienza richiesta a preoccupare - per mancanza di candidati o di preparazione inadeguata - nella nostra regione. Si stima una difficoltà di reperimento pari al 31,4% mentre per le province è così distribuita: a Bari il 29,9%, a Lecce il 30,6%, a Taranto il 35,5%, a Brindisi il 36,7% e a Foggia il 30,5%. Ecco allora dove si gioca la partita decisiva e trasversale su tutto il territorio: riuscire ad allineare domanda e offerta sin da subito affinché la macchina del Pnrr possa spedire velocemente nel prossimo quinquennio.
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Ultimo aggiornamento: 12:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA