Per uscire dalla crisi, la partita è doppia

Mercoledì 20 Maggio 2020 di Massimiliano IAIA
Ripartire è,mai come questa volta, anche costruire. E ricostruire. E il settore dell’edilizia è pronto ad affrontare la nuova sfida: una partita doppia, se si pensa che oltre agli evidenti effetti della pandemia, c’era già da fare i conti con i numeri della crisi pre-Covid, quando era un intero comparto a chiedere al governo sostegno e formule per rilanciare il mondo delle costruzioni. I cantieri pubblici sono ripartiti quasi un mese fa, era il 27 aprile, e in epoca di ordinanze, di aperture differenziate e di linee guida da definire sembra essere trascorsa un’era. In realtà, ben poco è effettivamente ripartito in un Paese – e la Puglia certamente non fa eccezione – che prima dell’emergenza ragionava sugli “Sblocca-cantieri” e su tutti gli altri provvedimenti in grado di rappresentare una spinta per il settore. Il decreto dello scorso anno prevedeva, tra l’altro, l’affidamento del subappalto non può superare il 40% dell’importo complessivo del contratto di lavori, il congelamento per due anni del divieto del ricorso all’affidamento congiunto della progettazione e dell’esecuzione dei lavori e l’affidamento diretto previa consultazione di tre operatori per opere tra 40 e 150mila euro.

Con queste norme il mondo degli edili si era comunque rimesso in carreggiata, prima che sopraggiungesse l’emergenza sanitaria a stoppare nuovamente le ruspe. Per i cantieri privati, la ripresa è iniziata il 4 maggio, ma - come hanno più volte chiesto le associazioni di categoria – per un rilancio effettivo del settore occorreva individuare nuove misure. Proprio in questo percorso si delineano gli incentivi introdotti dal governo nel Decreto Rilancio, con vantaggiose agevolazioni del 110% per chi dovesse effettuare lavori di riqualificazione energetica e adeguamento antisismico. Si ha diritto al maxi ecobonus solo per interventi a carattere strutturale e solo se si migliora la classe energetica degli edifici di due livelli. Il super sismabonus, invece, può essere ceduto ad una società assicurativa nel caso si stipuli una polizza a copertura di eventi calamitosi. Le due agevolazioni possono essere fruite direttamente o, per chi ha problemi di liquidità, possono essere cedute o può essere richiesto lo sconto in fattura. Un toccasana, comunque, per le imprese e per l’occupazione stessa.

Con l’inizio del lockdown lo scorso marzo, gli analisti avevano realizzato alcune previsioni sugli scenari dell’edilizia in caso di riapertura a giugno - uno scenario definito “soft” - e di riapertura a settembre (scenario “hard”). Con la ripresa dell’attività a maggio, lo scenario da prendere in considerazione è appunto quello soft: tra giugno e dicembre si prevede una progressiva ripreda della produzione assieme a un progressivo ritorno alla normalità e a una graduale crescita della fiducia. Solo dal gennaio 2021, tuttavia, si potrà parlare di una produzione al 100%, del recupero degli investimenti pubblici non realizzati nel 2020, e di un seppur moderato riavvio degli investimenti privati. Per gli investimenti nelle costruzioni, si prevede infatti una perdita del 10 per cento per il 2020, solo in parte attenuata dal +3% che riguarda le stime del 2021. Ma sono tante le sfide che il mondo dell’edilizia dovrà affrontare nel periodo post-Covid: una di queste è sicuramente legata alle eventuali responsabilità penali in caso di contagi da parte degli operai. Da un lato i sindacati pretendono ovviamente il rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, dall’altro gli imprenditori non vogliono essere considerati diretti responsabili di eventuali contagi. Una volta che - è il ragionamento dei titolari delle aziende - viene osservato alla lettera il protocollo di sicurezza, perché attribuire responsabilità agli imprenditori nei confronti degli operai che comunque trascorrono due terzi della giornata fuori dal cantiere?

«Il protocollo nazionale - aveva detto il presidente regionale di Ance Nicola Bonerba - riconosce nel settore delle opere pubbliche l’aggravio dei costi per assolvere alle prescrizioni di sicurezza; costi che, purtroppo, nei cantieri privati resteranno a carico degli imprenditori se non si individueranno misure atte a compensarli, ad esempio una defiscalizzazione di questi costi o finanziamenti a fondo perduto ad hoc. In alcuni passaggi il protocollo ci sembra particolarmente severo nei confronti delle imprese, attribuendo loro responsabilità eccessive e prevedendo casi di sospensione dei cantieri che prescindono dalla loro volontà o negligenza: è il caso dell’indisponibilità di strutture ricettive laddove sia permesso il pernotto di operai o l’impossibilità di approvvigionamento di materiali per il prosieguo dei lavori. Su questo punto auspichiamo che, oltre alla ripartenza delle imprese edili, possano essere messe nelle condizioni di lavorare tutte le imprese dell’indotto. Altrimenti il nostro settore resterà al palo dopo pochi giorni». E non c’è invece un altrominuto da perdere. Per rimettere tutto in piedi, anche la nostra vita normale, c’è molto da costruire. © RIPRODUZIONE RISERVATA