Filiera agroalimentare, eccellenza da coltivare

Mercoledì 20 Maggio 2020 di Leda CESARI
Ripartiti, con una rinnovata certezza: l’essere indispensabili. La pandemia ha infatti dimostrato una volta di più, casomai ce ne fosse bisogno, che a tutto si può rinunciare, agli smartphone come alle scarpe firmate, ma non a mangiare. E che, al pari dei medici e degli infermieri, dei camionisti, delle forze dell’ordine, di tutti coloro che in questa crisi gravissima hanno continuato a lavorare perché il Paese non crollasse sotto il peso del virus dilagante, i produttori agricoli sono tra gli eroi di questo momento amaro per il Paese. Perché non si sono persi d’animo, e hanno continuato a impegnarsi ogni giorno perché sulle nostre tavole da reclusi di lusso non mancassero la verdura fresca come il pane, l’olio buono come il vino: il cibo di qualità, insomma, unico conforto di una segregazione durissima per molti. E adesso che il peggio sembra passato, cominciano già a pensare al futuro. Anche se prima bisogna leccarsi le ferite. “Certo,chi lavoracon alberghi e ristoranti, a differenza di chi privilegia la grande distribuzione, ha subito danni inimmaginabili”, esordisce Leo Piccinno, imprenditore olivicolo e presidente del Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico-Salentino, “ma gli altri, quelli che nel tempo avevano consolidato una rete di rapporti con la clientela privata, con il consumatore, hanno visto aumentare il loro fatturato. Parlo soprattutto di coloro che producono materie prime come farina, pomodoro, olio, che hanno registrato un vero boom della domanda, anche se poi di questo hanno beneficiato soprattutto le grandi imprese di trasformazione: girava infatti voce che la Mutti facesse tre turni al giorno per accontentare tutte le richieste”.

Ma a vedersela bene sono stati anche i produttori locali, quelli che, appunto, hanno una relazione diretta con l’acquirente, “e su questo non si potrà non fare una riflessione seria”, incalzaPiccinno, “perché è assurdo che in questo Paese, per risparmiare un euro a quintale, si continuino a importare tonnellate e tonnellate di grano dall’estero, non pensando che si potrebbe invece alimentare i nostrisettore produttivi di qualità”. Ed evitare al contempo frodi e pericoli per la salute dei consumatori, come nel caso del grano trattato con il glifosato e altre nefandezze: “Perchéquesta è la verità:con tutti i suoi limiti, il nostro sistema agroalimentare è quello che forniscemaggiori garanzie dal punto di vista sanitario, e aggiungo anche sociale. Adesso, quindi, i tempi sono maturi per un ragionamento importante: siamo andati in crisi per la mancanza di mascherine, ma cosa sarebbe successo se non avessimo potuto contare su un sistema di produzione e distribuzione alimentare che, sia pure con fatica, è stato in grado di fornire risposte certe ai bisognidella gente?”.

La famosa resilienza, d’altro canto, è anticorpo già sviluppato dai produttori salentini, soprattutto quelli olivicoli: “Paradossalmente, noi abbiamo sofferto di meno per questo lockdown perché veniamo da sette anni di Xylella. Due eventi calamitosi uno dopo l’altro – quasi due piaghe bibliche, potremmo dire - eppure ancora combattiamo”. L’orizzonte è insomma ancora caricodinuvolenere,ma nel frattempo si è alzata la tramontana, così anche Damiano Reale, presidente del Consorzio di tutela del Salice Salentino, è cautamente speranzoso: “Il settore della ristorazione stenta, perché non credo che la gente abbia in questo momento voglia di uscire a cena come un tempo. Dovremo aspettare l’estate, attendere che finisca la paura del Covid-19 per tornare a quello che eravamo prima”. Ma nel frattempo, per fortuna, i mercati enologici planetari si stanno riaprendo.

“Germania, Svizzera, Austria stanno ricominciando a vivere, e così anche la Cina, che ha ripreso a ordinare vino, seppure con cautela”, continua Reale. “Sono invece ancora fermi gli Stati Uniti, e questo è un problema che secondo me non si risolverà in breve tempo. Ma se riparte almeno l’Europa possiamo cominciare a sperare”. Ottimista, perché non ha smesso di lavorare neppure per un attimo, Nicola Vantaggiato, produttore orticolo di Corigliano d’Otranto: “Ripartire? Noi non ci siamo mai fermati. Noi produciamo per il nostro marchio aziendale, spediamo in tutta Italia su richiesta e in più riforniamo altri negozi del Salento, tra cuiunocondivisocon altre aziende a Lecce. E se anche dopo il Dpcm del 10 marzo abbiamo chiuso il nostro punto vendita per stare tranquilli, ci siamo specializzati in consegne a domicilio”. In più la pandemia ha messo in moto molti ragionamenti: “In realtà avevamo iniziato già prima a pensare di espanderciconuna serie di investimentiutili ad assicurare alla nostra clientela una gamma di prodotti più ricca e continuativa… L’emergenza Covid-19 ha solo confermato che siamo sulla strada giusta”. © RIPRODUZIONE RISERVATA