Il presidente. L’importanza di crescere, senza mai rinunciare fino in fondo al proprio ruolo

A CURA DI PIEMME S.p.a
Il presidente. L’importanza di crescere, senza mai rinunciare fino in fondo al proprio ruolo
Primiceri: la giusta dimensione per aiutare l’economia meridionale

Nella discussione in corso da tempo sulla necessità di aggregazioni e soggetti sempre più forti per affrontare le difficoltà economiche di una crisi che non accenna a passare, e per fronteggiare i soggetti non finanziari che sono pronti ad entrare nel mondo del credito, spinti dall’innovazione tecnologica e dal loro patrimonio di dati, ci si domanda ancora se le Banche popolari, che hanno accompagnato e sostenuto la crescita economica del secolo scorso, possono avere ancora una funzione. Vito Primiceri, presidente di BPP, è un convinto sostenitore delle banche popolari vicine alle realtà meridionali.

«I dati più recenti sulla situazione imprenditoriale italiana confermano che il 94% delle imprese italiane ha meno di 10 addetti. L’occupazione media delle imprese in Italia è di 3,8 addetti. Nel Mezzogiorno questo dato scende addirittura a 2,8 addetti. In queste condizioni è possibile nutrire qualche dubbio che i grandi playrs del credito, che necessariamente improntano la loro gestione a criteri di massima efficienza ed automatismo, possano valutare con la stessa efficacia le istanze delle grandi e grandissime imprese e quelle che coinvolgono la vita delle famiglie e delle imprese, che spesso non appartengono neanche alla categoria delle PMI, ma a quella delle microimprese? Non mi meraviglio se in alcuni casi manca la predisposizione culturale a valutare le situazioni “micro”. Da qui la necessità di una banca, come la nostra e come tante altre che, ben amministrate, possono consigliare, assecondare, aiutare questi imprenditori a crescere. A ben vedere è nella diversità dell’offerta di credito e di servizi che la domanda viene meglio soddisfatta. Perché cercare a tutti i costi l’omologazione dell’offerta, quando la domanda è estremamente variegata?. Una delle tante sfide da fronteggiare è quella di continuare a camminare sul crinale stretto fra tradizione e innovazione per non tradire, da un lato, la vocazione di banca di territorio e nello stesso tempo, dall’altro, essere in grado di offrire tutti i servizi innovativi che la clientela più evoluta e specialmente i giovani si aspettano da una banca. Una sfida non da poco, per noi e per i territori in cui operiamo».


Vito Primiceri Presidente BPP

Lei è anche presidente della “Luzzatti S.p.a.”, società per azioni costituita tra Banche Popolari con il fine di trovare un terreno comune di collaborazione prima e realizzare dopo iniziative imprenditoriali utili alle banche. Ritiene possibile che in futuro dalla collaborazione si passi a forme più stringenti di integrazione tra piccole banche popolari che operano a livello territoriale con un approccio imprenditoriale simile?
«La “Luzzatti S.p.a” ha cominciato a mettere a frutto il tavolo comune che si è creato fra le banche popolari, realizzando, sul finire del 2018, una importante operazione di cartolarizzazione di crediti in sofferenza con l’utilizzo della garanzia pubblica. L’operazione ha avuto riscontri molto positivi sul mercato, perché è stata apprezzata la natura multioriginator dell’operazione – 17 banche - che ha consentito un notevole frazionamento del rischio su base geografica. Nessuna banca, di quelle che hanno partecipato all’operazione – fra cui la Banca Popolare Pugliese – avrebbe potuto fare da sola; in questo caso dall’unione sono derivati vantaggi tangibili sia sul piano dei costi dell’operazione, sia sul piano del prezzo di cessione spuntato. Su questa strada della collaborazione si sta proseguendo. Quanto a forme più stringenti di integrazione, si tratta di processi di più lenta maturazione alla cui valutazione – pur nel contesto generale di incertezza e di minaccia proveniente dall’esterno e dalla regolamentazione – non sono estranee le condizioni economico-patrimoniali di partenza delle singole banche e del mercato nel quale esse operano».

Sembrano mutate le funzioni di una “banca del territorio”. E’ sempre importante la funzione del credito, ma è cresciuta la rilevanza degli interventi di tipo “sociale”.
«Può evolversi, ma non può cambiare il business model di una banca come la nostra: non avremmo legittimazione di mercato se improvvisamente pensassimo di diventare qualcosa di diverso da quello che siamo, a puro titolo di esempio una banca d’investimenti o solo dedita all’asset management. Siamo nati e rimaniamo un istituto di credito che cresce accanto alla realtà sociale ed imprenditoriale in cui opera. Questo concetto è stato ben chiarito nel nuovo Piano strategico che abbiamo approvato di recente. Tutto questo si “lega” strettamente agli interventi di tipo sociale, culturale, educativo e benefico che la banca direttamente o attraverso la Fondazione “Banca Popolare Pugliese – Giorgio Primiceri” fa a beneficio dei territori serviti. Con questo tipo di interventi la banca – mutuando un concetto caro agli anglosassoni - restituisce al territorio parte di quello che ha preso, e rende inscindibile il ruolo creditizio da quello sociale».
G.A.
 
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 15 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 16-04-2019 13:04