Emergenza amianto, parte dal Salento un prototipo sperimentale per lo smaltimento

A CURA DI PIEMME S.p.a - INFORMAZIONE PUBBLICITARIA Martedì 10 Settembre 2019
Nella zona industriale di Cavallino, sorge il primo impianto che costituisce una soluzione innovativa per rendere l’eternit una risorsa

L’amianto è un materiale che non ha certo bisogno di presentazioni, essendo oramai ben nota la sua pericolosità e i danni che esso può arrecare all’organismo. Tuttavia, nonostante l’informazione diffusa negli ultimi anni attraverso vari canali mediatici, rimane nella popolazione una scarsa percezione del pericolo e dei rischi correlati all’amianto, il quale, ancora oggi, è presente in grandi quantità nell’ambiente che ci circonda.
A oltre 25 anni dalla sua messa al bando, l’amianto rappresenta un potenziale rischio per la salute pubblica a causa della sua elevata e capillare diffusione sul territorio nazionale, essendo stato a suo tempo impiegato massicciamente, soprattutto nel campo dell’edilizia, per la realizzazione di manufatti in cemento-amianto (il cosiddetto eternit) quali lastre per rivestimenti e coperture, tubi per acquedotti o fognature, tegole, canne fumarie, serbatoi idrici, intonaci e altro ancora.


Lastre eternit

Insomma, c’è tantissimo amianto disperso nell’ambiente e sul territorio, più di quanto si possa immaginare. La gravità della situazione è stata ben focalizzata nella parte introduttiva del Piano Regionale di protezione dell’ambiente, decontaminazione, smaltimento e bonifica dall’amianto, approvato dalla Regione Puglia con D.G.R. n. 908/2015. Tale documento, partendo da una mappatura preliminare delle coperture in eternit più estese presenti sul territorio (individuate con tecniche di telerilevamento supervisionate dal CNR), ha inquadrato l’entità del “problema amianto” esistente sul territorio regionale. Il censimento preliminare, che ha riguardato solo le coperture in eternit di estensione superiore a 200 metri quadri, rappresenta un dato parziale, che non tiene conto delle coperture poco estese, ma che rende bene l’idea di come la presenza dell’eternit risulti massiccia e pervasiva in tutte le province pugliesi. Dai dati disponibili, il Piano Regionale ha stimato la presenza sul territorio pugliese di circa 1,7 milioni di metri cubi di eternit, di cui 350.000 nella sola provincia di Lecce.


Lastre eternit

Per tale motivo, tra le azioni da intraprendere per garantire lo smaltimento a norma di legge dei manufatti in eternit, il Piano ha previsto l’allestimento di una rete di impianti di smaltimento asserviti ai vari ambiti territoriali, con l’obiettivo di contenere le tariffe di smaltimento e minimizzare l’incidenza degli oneri di trasporto. Tale previsione programmatica, condivisibile per quanto riguarda gli obiettivi, si è però scontrata con ostacoli di vario genere che ne rendono estremamente difficile l’attuazione.
Infatti, le norme vigenti prevedono che i materiali contenenti amianto possano essere smaltiti solo in discariche mono-dedicate (ovvero destinate solo a tali materiali) o, in alternativa, in impianti idonei a eseguire trattamenti che garantiscano la completa destrutturazione molecolare del materiale (ad es. pirolisi, vetrificazione, ecc.).
Purtroppo, il territorio regionale risulta attualmente sprovvisto sia di discariche mono-dedicate che di impianti di trattamento alternativi, tanto che l’amianto derivante dalle bonifiche effettuate in Puglia deve essere trasportato e smaltito in discariche extra-regionali, mentre gli impianti di trattamento alternativi sono localizzati addirittura all’estero.
In verità, esiste in Puglia una discarica mono-materiale per materiali da costruzione contenenti amianto. L’impianto, che è localizzato nel territorio di Galatone e ha operato fino al 2017, è fermo da circa due anni per un’indagine giudiziaria e non è noto se e quando potrà riprendere la propria attività.
Nel periodo in cui è stata in esercizio, la discarica mono-dedicata di Galatone ha favorito e incentivato in misura significativa le attività di bonifica del territorio dall’amianto. L’interruzione dell’attività dell’impianto ha avuto conseguenze pesanti per l’intero territorio salentino, principalmente a causa dell’assenza di impianti similari in grado di svolgere il medesimo servizio. La necessità di conferire i rifiuti contenenti amianto in discariche extra-regionali ha ben presto provocato un forte aumento dei costi di bonifica, tale da renderli insostenibili per larga parte della popolazione. Tale circostanza, purtroppo, ha indirettamente favorito le attività di rimozione e smaltimento abusivo dei manufatti in eternit, che sono stati abbandonati in massa nelle campagne incolte, sul bordo delle strade e nelle periferie urbane. Tali comportamenti incivili hanno portato a una proliferazione esponenziale delle superfici contaminate da amianto.
Un esempio emblematico di quanto è successo è rappresentato proprio dal territorio comunale di Galatone, il quale, durante il periodo di funzionamento della discarica, era stato completamente bonificato dall’amianto, mentre adesso si presenta costellato da una miriade di cumuli di lastre e manufatti in eternit, abbandonati e accatastati in diecine di siti differenti. Peraltro, detti materiali giacciono su tali aree da quasi due anni, senza che nessuno abbia provveduto all’attuazione delle più elementari misure di sicurezza e prevenzione.


Discarica di Galatone (LE)

Va detto che, a causa degli altissimi costi di bonifica, le amministrazioni comunali si sono trovate in grave difficoltà nell’affrontare questo tipo di situazioni. In loro soccorso è però intervenuta la Regione Puglia, che, avendo preso atto e coscienza della gravità e diffusione del problema, nel 2018 ha attivato un’azione organica finalizzata a fornire sostegno finanziario ai Comuni che si trovano in difficoltà nel fronteggiare le attività di abbandono abusivo di rifiuti e quelle di bonifica dell’amianto. Per queste ultime ha stanziato e messo a disposizione dei Comuni contributi finanziari da utilizzare per interventi di rimozione e smaltimento di manufatti contenenti amianto presenti in fabbricati e immobili di proprietà privata. All’avviso per la concessione di contributi destinati alla rimozione dei rifiuti scaricati abusivamente hanno aderito ben 111 Comuni pugliesi, di cui 39 della provincia di Lecce. All’omologo avviso riguardante i contributi per la rimozione dei manufatti contenenti amianto sono invece pervenute richieste da parte di 88 Comuni pugliesi, di cui ben 58 della provincia di Lecce.
Purtroppo, nonostante l’importante impegno finanziario profuso dalla regione Puglia, a causa delle enormi quantità di eternit presenti sul territorio e per gli elevati costi delle bonifiche, l’impatto di tale azione è risultato assai poco incisivo. D’altronde, quello dell’amianto è un problema complesso, che non può certamente essere risolto con misure tampone, ma necessita di interventi strutturali primariamente finalizzati a dotare il territorio di impianti ricettori che abbattano i costi di bonifica, incentivando lo smaltimento a norma di legge a detrimento delle attività di smaltimento illegali. Quanto appena detto potrebbe sembrare un concetto del tutto ovvio, ma così non è, soprattutto nel territorio salentino, dove tutti gli impianti di gestione rifiuti sono ferocemente osteggiati e invisi, anche quando sono assolutamente necessari o quando offrono opportunità di sviluppo e innovazione.


Container ermetico ospintante l'impianto

È il caso di un piccolo prototipo sperimentale allestito nella zona industriale di Cavallino con l’obiettivo di sviluppare un nuovo metodo di trasformazione molecolare dell’amianto, messo a punto e brevettato dal Laboratorio di Strutturistica Chimica Ambientale e Biologica (LEBSC) dell’Università di Bologna. Questa nuova metodologia si basa principalmente su processi di natura chimica che avvengono in reattori ermetici e senza alcun rilascio di emissioni in atmosfera.


Reattore a caldo nel quale avviene la destrutturazione dell’amianto in sottoprodotti non pericolosi

Il processo sfrutta, nella sua fase iniziale, le proprietà acide del siero di latte esausto e la sua capacità di aggredire e decomporre a temperatura ambiente la matrice cementizia dell’eternit. Le fibre di amianto liberate dalla matrice cementizia vengono quindi fatte reagire a temperature moderatamente alte (circa 150 °C) con acido fosforico e alluminio, che completano il processo di trasformazione molecolare dell’amianto.
Il processo denatura due inquinanti (amianto e scarti acidi del settore agroalimentare) recuperando metalli (Mg, Ca, Ni, Mn) e producendo carbonato di calcio nano-strutturato per l’edilizia e per idropittura, oltre a fanghi organici utilizzabili come fertilizzanti per l’agricoltura.


Sezione triturazione

Il processo sopra descritto presenta potenzialità applicative di rilevante importanza, in quanto affronta e risolve ben due diverse e distinte problematiche, ovvero quella dello smaltimento in sicurezza dell’eternit e quella del riutilizzo del siero di latte esausto. Le problematiche di smaltimento dell’eternit sono relativamente note, mentre pochi conoscono quelle relative al siero di latte esausto. Quest’ultimo è un refluo a pH acido, generato dai processi industriali di tipo caseario, che ne producono notevoli quantità, pari a circa l’80% dei quantitativi di latte sottoposti a lavorazione.


Reattore a freddo per la miscelazione del siero di latte e del cemento-amianto

Il siero è sostanzialmente privo di agenti tossici, ma a causa del suo elevato contenuto organico necessita di essere smaltito presso impianti depurativi dedicati, che, sovente, non riescono a soddisfare le necessità del comparto caseario. Si comprende quindi come la possibilità di un suo riutilizzo nell’ambito di processi industriali finalizzati all’inertizzazione dell’amianto rappresenti una straordinaria opportunità di sviluppo, in grado di trasformare due tipologie di rifiuti difficili da smaltire in vere e proprie risorse. Insomma, si tratta di un classico esempio di attività ispirata ai principi di economia circolare, tanto cara agli ambientalisti e ai sostenitori del concetto di eco-sostenibilità.


Ciclone filtrante per il materiale polverizzato

Il prototipo sperimentale allestito nella zona industriale di Cavallino dalla società P.R.A. Project Resource Asbestos S.r.l. ha l’obiettivo di testare il metodo a una scala maggiore di quella dei modelli da laboratorio. Dimensionato per trattare pochi chilogrammi di eternit per ciclo di trattamento, il prototipo consentirà di mettere a punto lo schema impiantistico di base che sarà successivamente sviluppato per l’applicazione del metodo su scala industriale.


Sezioni impiantistiche assemblate

Il progetto di sviluppo industriale consentirà di applicare ed esportare il nuovo metodo di trattamento dell’amianto e la relativa tecnologia nelle altre regioni italiane e anche all’estero, aprendo la strada a un’attività industriale innovativa, che rappresenta l’alternativa futura e sostenibile alle discariche mono-dedicate. La messa in sicurezza del territorio dai rischi amianto correlati passa dunque per iniziative come questa, che coniugano innovazione ed eco-sostenibilità, con interessanti prospettive di sviluppo industriale.
Purtroppo, anche questa iniziativa, quantunque finalizzata esclusivamente a scopi di ricerca e innovazione e basata su principi di eco-sostenibilità ispirati al modello dell’economia circolare, è stata ferocemente osteggiata da alcune amministrazioni comunali, che hanno attivato iniziative di opposizione chiaramente mosse da palese quanto colpevole disinformazione.
Si attende sul merito il pronunciamento del TAR di Lecce, che ci dirà se in questo territorio sia ancora possibile portare avanti progetti di innovazione e sviluppo.
Ultimo aggiornamento: 22 Novembre, 17:58