La tattica - Densità, rotazioni e fasce: il 4-3-3 per dettare legge

La tattica - Densità, rotazioni e fasce: il 4-3-3 per dettare legge
di Michele TOSSANI
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Domenica 8 Maggio 2022, 11:38 - Ultimo aggiornamento: 19:14

Dal punto di vista tattico e salvo alcune variazioni, Baroni si è affidato per tutta la stagione al 4-3-3 come sistema base, con grande enfasi posta sul gioco sulle fasce. Corvino, coerentemente con questa visione, gli ha messo a disposizione una compagine ricca di esterni che già solo per questo differiva da quella della scorsa stagione, che aveva il rombo di centrocampo come struttura.
In difesa, con tre portieri forzatamente alternatisi fra i pali e col solo capitano Lucioni come perno fisso (37/38 partite disputate) Baroni ha ruotato i vari Gendrey e Calabresi a destra (con l’ex Bologna visto anche nel mezzo), Dermaku e Tuia come centrali, Gallo e Barreca sulla sinistra.
A centrocampo Hjulmand e Gargiulo sono da considerarsi gli elementi fissi mentre in attacco, con Di Mariano recuperato per il rush finale, sono stati Coda e Strefezza a farsi carico della fase di finalizzazione realizzando rispettivamente 20 e 13 gol.
Sull’ex spallino è stata vinta la scommessa tattica portata avanti da Baroni in accordo con la società e che ha visto l’italo-brasiliano trasformarsi efficacemente da quinto di difesa in esterno del tridente offensivo. Il lavoro di miglioramento del tecnico non si è limitato a Strefezza. L’allenatore giallorosso ha infatti contribuito anche all’evoluzione di altri calciatori come ad esempio Hjulmand, che è diventato elemento chiave della squadra non soltanto in fase offensiva (133 passaggi chiave) ma anche in quella difensiva (6.8 palle recuperate di media a partita prima della sfida col Pordenone); Listowski (trasformato da fumoso interno che voleva la palla fra i piedi in laterale in grado di attaccare lo spazio) o Coda. 


Il centravanti salentino infatti non ha prodotto soltanto l’atteso bottino in termini realizzativi, ma si è anche rivelato eccellente in fase di rifinitura (8 assist). Lo sviluppo offensivo del Lecce infatti si è spesso appoggiato ad un Coda che veniva incontro per giocare in post alto, liberando spazio alle sue spalle per gli inserimenti dei compagni.
L’importanza dei corridoi esterni è rimarcata dal fatto che la costruzione dal basso cercava l’uscita palla verso i terzini, dai quali poi iniziava quella risalita del campo che coinvolgeva il resto della catena laterale. La fase d’attacco ha privilegiato il movimento con esterno basso, mezzala e ala che ruotavano scambiandosi di posizione e che spesso si trovavano ad attaccare contemporaneamente.
Un altro tratto caratteristico del possesso leccese è stato quello di portare tanti uomini sopra palla, per riempire bene l’area sulle palle esterne (il Lecce è una delle squadre ad aver prodotto più cross nell’intero torneo, ben 563) ed essere pronti per la riaggressione. 
Una fase offensiva quindi basata sulla conquista dello spazio in avanti, col possesso (oltre il 50%) mai fine a se stesso ma sempre usato per creare le premesse per andare appunto in verticale.
Il Lecce è stato attivo anche in fase difensiva, andando ad aggredire in avanti gli avversari e tenendo la linea difensiva alta. Non a caso, l’indice PPDA del Lecce, cioè il rapporto fra passaggi effettuati dalla squadra avversaria nei primi 60 metri di campo e gli interventi difensivi della squadra difendente, è uno dei più bassi del campionato cadetto (7.46). 
Un atteggiamento proattivo in entrambe le fasi di gioco che ha consentito ai giallorossi di risultare uno dei migliori attacchi del campionato (60 reti realizzate) e la difesa meno battuta (appena 31 gol subiti). 
A questi numeri vanno aggiunti quelli relativi alla differenza fra l’Indice di Produzione Offensiva (IPO) e l’Indice di Rischio Difensivo (IRD), parametri prodotti da Sics che calcolano la produzione offensiva creata e concessa da una squadra. Ebbene, il dato del Lecce alla vigilia della decisiva partita col Pordenone (18.8) era il migliore del torneo cadetto. Questo conferma come Baroni abbia saputo dare alla squadra quell’equilibrio fra le due fasi che era mancato nello scorso torneo. E, alla fine, l’equilibrio raggiunto ha permesso ai salentini di centrare il risultato più ambìto. In definitiva, Baroni ha costruito una squadra che tatticamente è stata quasi sempre in grado di dettare il contesto partita, sia con la palla che senza.

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