Mare e modello green: Taranto cala le sue carte

Martedì 27 Ottobre 2020 di Alessio PIGNATELLI

L'idea è semplice, attualizzarla è impresa mastodontica. Eppure, paradossalmente c’è tempo più propizio per una serie di convergenze. Il mix esplosivo della crisi economica dovuta alla pandemia e la vertenza ex Ilva impantanata da anni: Taranto prova a ripartire e a cambiare modello economico attraverso una lunga serie di progetti. Unica direzione, superare la monocultura industriale degli ultimi decenni e nuovo paradigma attraverso quattro assi di intervento: culture dell’abitare, accessibilità e connessione, innovazione di processo e spazio alla comunità.

La città di Taranto si è dotata di una programmazione costruita intorno all’agenda 2030, approvata cinque anni fa dall’Assemblea generale dell’Onu e in particolare all’obiettivo 11 (rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili). L’elenco dei prospetti è lungo ma le matrici sono, sintetizzando almassimo, mare e cultura. Su questi due elementi - non separati, tutt’altro - il capoluogo jonico punta per riscatto e rivincita. La sostenibilità è, come abbastanza intuibile, il principio basilare poi di ogni scelta. A partire dai due piani che riguardano urbanistica e mobilità che vogliono profondamente cambiare il sistema dei trasporti e la fruizione degli spazi. Sintetizzando brutalmente: più piste ciclabili, un sistema di “Bus rapid transit” per abbattere gli inquinanti, parcheggi di scambio, servizi di sharingmobility. Questa nuova visione cerca di abbracciare tutti i quartieri, in primis quelli che da anni soffrono di criticità enormi. Sulla Città Vecchia e sul quartiere Tamburi - quello che deve scrollarsi l’etichetta “delle ciminiere” - si concentrano alcuni importanti piani di recupero. Sei gli interventi fondamentali per la rinascita culturale e turistica dell’Isola da oltre 22 milioni di euro: riguardano la riqualificazione e ilridisegno dipiazzaCastello epiazza Fontana, il restauro delle Mura Aragonesi e dello storico Palazzo D’Ayala-Valva su corso Vittorio Emanuele II, il recupero e la valorizzazione di tre aree archeologiche (colonne Doriche, largo San Martino e tempio greco sottostante il complesso di San Domenico), nonché della rete degli ambienti ipogeidi proprietàcomunale.

Ai Tamburi si sta procedendo con diversi programmi: la forestazione urbana è il progetto per trasformare il quartiere simbolo di incuria e di genuflessione alla grande industria in un’area verde dove la natura, paziente e resiliente, faccia il suo corso attraverso la phytoremediation. Si strizza l’occhio anche ai “Giochi del Mediterraneo” che, seppur in un orizzonte lontano del 2026, rappresentano una sfida stimolante: l’impiantistica sportiva sarà uno degli assi di rigenerazione più importanti per il futuro del quartiere Tamburi ed è stato recentemente approvato lo studio di fattibilità per i lavori di riqualificazione di tutta l’area circostante il vecchio campo di calcio “Atleti Azzurri d’Italia” che diventeràuncentro federale Figc. Un volto della città differente che è benzina anche per un altro dossier presentato al ministero dei Beni Culturali: Taranto, infatti, è tra le candidate a “Capitale Italiana della Cultura 2022”. A metà novembre si saprà chi passerà alla seconda fase. Il programma di candidatura è strutturato per “ecosistemi”: mare, storia, ambiente, innovazioni, arti, riti, tradizione ed enogastronomia. Due esempi di infrastrutture che sono rappresentazioni simboliche, per chiudere. Il porto è quello che tutti considerano volano per una nuova economia.

L’affaccio sul Mediterraneo, un nuovo player internazionale - Yilport del magnate turco Yildirim - al Terminal container dopo l’addio di Evergreen, una complessa riqualificazione sulle diverse aree e nuovi insediamenti. Uno per tutti: procede l’iter del gruppo Ferretti per la realizzazione di un polo produttivo per la costruzione di scafi e sovrastrutture in materiale composito (vetroresina e carbonio) unitamente a un centro di ricerca focalizzato sulla realizzazione di modelli e stampi. Occuperà l’area che un tempo ospitava la Belleli, azienda che si occupava di costruzione di piattaforme petrolifere: quasi una metafora, anche questa. Sarà invece costruito nell’area ex Stazione Torpediniere ilnuovo acquario: l’idea è allo stato embrionale ma c’è la volontà di realizzare, all’interno del Contratto istituzionale di sviluppo, questo polo attrattivo e turistico. Infine, quella che è anche una risposta alle sofferenze storiche di una popolazione: il nuovo Ospedale San Cataldo. Un progetto che affonda le radici in un iter burocratico di tanti anni fama che finalmente sembra procedere spedito. L’appalto, curato da Invitalia inqualità diCentralediCommittenza per conto dell’Asl Taranto, è stato aggiudicato per un importo di circa 122,4 milioni di euro, è stata posata la prima pietra e si prevede la realizzazione, in 399 giorni, di un nuovo ospedalecon 715 posti letto.

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