Taranto, oltre l'Ilva c'è il futuro in “3T”: tolleranza, talenti, tecnologia

Mercoledì 24 Marzo 2021 di Alessio PIGNATELLI

Chissà se è solo un caso ma la curiosità va oltre il campo della semantica o del simbolismo. La lettera iniziale è la stessa ed è come se indicasse il futuro: Taranto, Transizione. E per di più, il masterplan per un nuovo modello economico della città ha un titolo indicativo: “Oltre le 3T: Tolleranza, Talenti e Tecnologia”. La sfida è in una lettera ed è da brividi nella schiena: cambiare paradigma economico dopo decenni di monocultura industriale. La crisi economica dovuta alla pandemia e la vertenza ex Ilva che diventa sempre più enigmatica propone un assist decisivo: mettere in campo un’ambiziosa strategia di transizione ecologica, economica ed energetica per far diventare Taranto una città resiliente e sostenibile entro il 2030.

LA CHIAVE NEL FUTURO DELL'ACCIAIERIA


Inutile però nascondersi, le sorti del Siderurgico indirizzeranno le scelte. L’auspicio è che si abbia un’idea chiara, magari già durante l’incontro al Mise di dopodomani, sull’ex Ilva. Perché la fabbrica è impantanata in una vertenza infinita. A dicembre l’accordo governo-Mittal prevedeva il ritorno dello Stato nell’acciaio tramite Invitalia, società del Mef. L’assegno da 400 milioni di euro è però rimasto nel cassetto del Tesoro complice un nuovo esecutivo che si è presentato istituendo un dicastero intitolato proprio alla Transizione ecologica. E non ha nascosto che la mission principale riguarda proprio lo stabilimento tarantino. Il piano industriale ipotizzato tempo fa potrebbe cambiare proprio in nome di una spinta green. Il governo Conte aveva immaginato nel 2025 un ciclo misto: due altiforni a carbone e un forno elettrico a produrre 8 milioni di tonnellate d’acciaio. Ma sul tavolo del Mise guidato da Giorgetti si vagliano opzioni meno impattanti. Nelle ultime settimane, il trio Danieli-Leonardo-Saipem ha stretto una partnership che punta a decarbonizzare gli impianti siderurgici italiani. La nuova soluzione tecnologica prevede nuovi processo che utilizzeranno forni ad alimentazione elettrica ibrida integrati a impianti di riduzione diretta del minerale di ferro per mezzo di una miscela di metano e idrogeno per ottenere un acciaio green con emissioni limitate di Green House Gas. A Taranto si potrebbero sostituire gli altiforni con tre impianti di riduzione e tre forni elettrici. Sarebbe la strada per una transizione ecologica ma le difficoltà – anche legate a un’intesa di dicembre già firmata – non mancano e gli scenari non sono delineati. Di certo, il territorio non può aspettare. Troppi anni di inquinamento e legami indissolubili con la grande industria hanno rallentato diversi processi. Si sta cercando di recuperare il tempo attraverso una programmazione costruita intorno all’agenda 2030 dell’Onu. Mare e cultura sono i due asset principali della rinascita tarantina.

LA CITTà DI MARE

Trasformare una città sul mare a una città di mare, concetti differenti. Sfruttare le enormi potenzialità del porto con la nuova declinazione turistica delle crociere che accompagnerà quella produttiva del traffico merci col nuovo terminalista Yilport. Il gruppo Ferretti si insedierà per realizzare un polo produttivo per la costruzione di scafi di lusso. Occuperà l’area che un tempo ospitava la Belleli, azienda che costruiva piattaforme petrolifere: rappresentazione plastica di transizione, anche questa. La cultura si appoggia sul MarTa, vera eccellenza italiana: si spera che la pandemia non ostacoli più il grande lavoro di Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo archeologico che da anni ne ha cambiato volto e fruizione. Asse altrettanto fondamentale sarà l’Università che si sta consolidando: la vera svolta, però, sarebbe raggiungere un’autonomia territoriale. E lo sport, con vari appuntamenti tra cui spiccano i “Giochi del Mediterraneo 2026” ospitati dalla città dei due mari. Poi c’è tutto quello che riguarda il vivere quotidiano che, magari, da altre parti non è eccezionalità. Ad aprile si conta di estendere a tutto il territorio il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti. Il 2020 si è chiuso con il 25% di raccolta differenziata, 10 punti percentuali in più del 2019. Sta cambiando anche la visione di mobilità: più piste ciclabili, parcheggi di scambio, servizi di sharing mobility. Il Bus rapid transit svilupperà un sistema a due linee di trasporto ad alimentazione elettrica con lo scopo di raggiungere prestazioni assimilabili a quelle di una metropolitana classica. In città, inoltre, circolano già autobus con una motorizzazione ibrida che consente un significativo abbattimento delle emissioni inquinanti di CO2. Insomma, la strada è tracciata e va verso la transizione ecologica. Ma la sua attuazione potrà essere realtà a tutti gli effetti solamente se si risolverà la questione siderurgica. Senza compromessi e con tempestività, una volta per tutte.

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