Una regia comune per gestire le risorse: la ricetta della Cgil

Martedì 27 Ottobre 2020 di Massimiliano IAIA

Anche per il mondo sindacale parlare di una ripresa, di un’economia nel post-pandemia, è riferirsi a qualcosa che purtroppo suona ancora lontano. Lontano, è vero, ma anche di necessario, se l’obiettivo è farsi trovare pronti al momento della ripartenza, se non si vorrà perdere ulteriore tempo prezioso a leccarsi le ferite di una fase che, secondo alcuni, rischia di essere comparata a un dopoguerra. Lo sa bene anche Pino Gesmundo, segretario della Cgil Puglia, che inquadra perfettamente il momento storico attualmente attraversato dal territorio e non solo, e che sollecitato a immaginare una possibilità di ripresa a partire dalla primavera del 2021 indica già con chiarezza le direttrici da seguire.

«È ovvio - premette - che innanzitutto bisogna fermare la diffusione del virus. Per tenere al sicuro la salute delle persone, per non portare a collasso il sistema sanitario regionale, per evitare che si arrivi a condizioni che impongano un nuovo lockdown. Sia l’economia nazionale che quella della nostra regione non se lo possono permettere. Ma bisognerà pensare anche al domani, e le basi vanno comunque studiate oggi». Il domani si chiama Recovery Fund, lo strumento europeo che permetterà all’Italia di disporre di un’importante quantità di risorse per uscire dalla crisi. Ma fondamentale sarà spendere nel migliore dei modi i 209 miliardi messi a disposizione. Se è vero che una quota considerevole - almeno il 34%, ma c’è chi sostiene che si debba propendere per un 40% - sarà destinata al Mezzogiorno, sarà imprescindibile il coinvolgimento di tutte le parti sociali per capire come meglio investire le risorse. «Attualmente esiste uno scontro - spiega Gesmundo - tra chi parla di lavoro e benessere, come i sindacati, e una parte di classe politica, ma anche di Confindustria, che punta a dirottare gli investimenti solo su imprese e profitto».

Secondo la Cgil bisognerà puntare innanzitutto su infrastrutture materiali e immateriali. «Per infrastrutture materiali - afferma - intendiamo strade, autostrade e aeroporti, in grado di attrarre ulteriori investimenti, pensando anche a una visione strategica del Mediterraneo e a nuovi mercati che potrebbero svilupparsi». Le infrastrutture immateriali, invece, «sono cultura, ricerca, università e scuola: questo non significa solo formare i nostri ragazzi, bensì riuscire a creare una società culturalmente elevata, avere a disposizione le migliori menti per puntare sull’innovazione». Gesmundo invita anche a non trascurare la realizzazione di asili nido «per agevolare le donne, che devono realizzarsi anche professionalmente, ma per farlo è necessaria la presenza di infrastrutture sociali che aiutino le famiglie». Una fetta del Recovery Fund indurrà inevitabilmente a un ripensamento degli investimenti sul sistema industriale: «Fino a 40-50 anni fa si investiva su asset tipo Ilva, petrolchimico, che hanno garantito occupazione immediata. Oggi però questo tipo di investimenti è arrivato al capolinea, e tutti ritengono sia impossibile derogare alla compatibilità ambientale. O si punta sulla siderurgia secondo un’ottica di riconversione, o ci ritroveremo a investire in Cattedrali del deserto che non produrranno ricchezza».

I sindacati, in ogni caso, insistono su una politica attenta anche ai luoghi decisionali. Da qui, la proposta: «Noi l’abbiamo ribattezzata una nuova Iri - dice Gesmundo - che possa gestire tutte le risorse esistenti. Oltre al Recovery Fund, c’è anche da considerare tutta la programmazione dei Fondi di coesione, e poi c’è il Mes, che è un’opportunità da cogliere subito per potenziare il sistema sanitario». C’è tanto da fare, come conferma il segretario regionale Cgil: «Con Cisl e Uil abbiamo chiesto alla Regione Puglia e al presidente un incontro urgente per confrontarci su una serie di temi relativi proprio alle misure di contrasto al virus, all’organizzazione dei servizi pubblici, al sostegno di lavoro e imprese. Su alcuni versanti spiace dire che eravamo stati facili profeti: soprattutto il tema dei trasporti e della scuola ha scontato ritardi inspiegabili. Il confronto con la Regione lo vorremmo avviare anche per immaginare assieme scenari che traguardino la crisi. Abbiamo sempre chiesto come Cgil misure e interventi che tamponassero la crisi conseguente alla pandemia - e quindi sostegno ai redditi, blocco dei licenziamenti, estensione della Cig a tutte le categorie - dall’altro sosteniamo che va colta l’occasione dell’emersione delle criticità del modello economico che ha prodotto il virus». C’è ancora tempo, anche rischia di diventare poco, se non si partirà subito per una seria programmazione. Per ricostruire in fretta il territorio, dopo aver rimosso le macerie sanitarie, economiche e sociali di un virus, lui sì, globale.

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