Nei musei il ponte per il futuro, l'interazione oltre l'esposizione

Thursday 19 March 2020 di Ilaria MARINACI
Custodiscono i tesori del passato ma hanno più di un piede nel futuro. I musei di Puglia stanno cambiando pelle. Crescono, si evolvono, sperimentano nuove tecnologie e propongono inedite modalità di fruizione. In qualche caso, fanno anche scuola. Come il MarTa di Taranto che sarà il primo museo nazionale in Italia a digitalizzare i reperti e a renderli disponibili in open data. O come il Castromediano di Lecce, che, a breve, avrà il primato nazionale delle visite guidate con il supporto dell’Intelligenza Artificiale. La tradizione, insomma, sposa l’innovazione. A insegnarlo è il museo archeologico nazionale, punta di diamante del sistema museale pugliese, che conserva i celebri Ori di Taranto. Con la riforma del 2014 e l’autonomia speciale, è iniziata la rivoluzione. Da torre d’avorio, frequentato per lo più dagli appassionati, si è trasformato nel museo di tutti e per tutti. Ad oggi, ha registrato un incremento medio dei visitatori fra il 32 e il 40 per cento e un aumento degli introiti dell’86 per cento.

«Il MarTa è diventato un motore di sviluppo – spiega la direttrice Eva Degl’Innocenti – prima socio-culturale, e poi turistico ed economico». Un cambiamento avvenuto in continuità con la sua storia. «Non c’è innovazione senza recupero della tradizione – prosegue – e per noi è importante lavorare su un piano strategico. Occorre una visione e una missione di corto, medio e lungo termine». Al MarTa si predispone una programmazione tematica mensile, sulla quale si declinano le attività per i vari target di pubblico, individuati grazie allo strumento della profilazione dei visitatori. Oggi gli utenti provengono dalla Puglia, dalle regioni limitrofe, dall’Italia e dall’estero. «Su tutto, è cresciuta – sottolinea Degl’Innocenti – la presenza dei tarantini che vivono il museo come la loro casa». Una casa rinnovata anche negli spazi: a luglio del 2016 è stato inaugurato, dopo un cantiere durato vent’anni, il secondo piano e si è iniziato a proporre micromostre sui tesori mai visti, spesso legate alle aperture estive “by night”. «Il progetto MarTa 3.0 – spiega la direttrice – prevede un nuovo allestimento del percorso già esistente, arricchito con i reperti inediti dei depositi, messi in vetrina per un mese, e la digitalizzazione di 40mila reperti che saranno disponibili in open data per una fruizione anche multimediale dell’intera collezione». In tutto questo, il MarTa si pone in testa alla nascente rete dei musei di Puglia. «Abbiamo sollecitato la creazione di una card regionale per visitarci insieme ai più autorevoli musei civici e privati del territorio per favorire ancora di più – conclude Degl’Innocenti – il turismo culturale della regione». Un primo esempio di rete fra queste realtà è stata la mostra “Nel mare dell’intimità”, allestita, fino al 20 luglio, all’aeroporto di Brindisi ma che continua con appositi corner anche nei 10 musei da cui provengono le opere esposte.

DalMarTa al Castromediano e al Ribezzo di Brindisi fino ai musei più piccoli del Salento. Dedicata all’archeologia subacquea e ai reperti rinvenuti in mare, l’iniziativa è nata sull’asse dei due Poli bibliomuseali di Lecce e di Brindisi, prima ancora che si cominciasse a pensare a una rete. Come pure un altro progetto, Musei Accoglienti, che ha coinvolto 25 realtà delle due province, con capofila Castromediano e Ribezzo. Migranti e rifugiati hanno affiancato gli operatori durante i percorsi di visita, raccontando le opere a chi apparteneva alla stessa cultura o parlava la stessa lingua. «Un progetto che proseguirà con una dimensione nazionale mettendo in rete altri musei italiani grazie a un finanziamento del Ministero dell’Interno di 460mila euro». Ad annunciarlo è Luigi De Luca, direttore del Polo bibliomuseale del Salento e del Castromediano. Anche qui, come al Ribezzo, è iniziata una seconda vita da quando la gestione – con la riforma Delrio – è passata dalla Provincia alla Regione. Un restauro ne ha rinnovato gli spazi, riaperti a giugno con le sale spoglie e solo alcune installazioni di arte contemporanea per far scoprire alla città l’architettura visionaria di Franco Minissi, concepita negli anni Settanta per gli interni del museo. A dicembre, invece, i reperti archeologici – con la più completa collezione di vasi attici a figure rosse e di ceramiche messapiche – sono stati riallestiti. Il prossimo passo è la sperimentazione del primo modello di Intelligenza Artificiale applicata alla divulgazione museale. «La novità sta nel fatto di potersi relazionare – chiarisce De Luca – a pubblici diversi per gusti ed età. Con l’I.A. ci si ritaglia all’interno dell’esposizione museale percorsi personalizzati grazie all’uso del tablet collegato con le chatbot: per esempio, sono una donna e voglio scoprire la presenza della figura femminile nell’archeologia ellenica oppure sono un bambino o un ragazzo e scelgo un percorso facile e veloce. Partiremo non appena Google certificherà il sistema e sarà una rivoluzione nell’accessibilità museale». Tutti i contenuti sono frutto del lavoro del comitato scientifico del museo perché «senza il fattore umano – specifica il direttore – il digitale non esiste».

Fra i cantieri aperti la pinacoteca, l’acquario che riproduce il fondale di Porto Badisco e la ricostruzione virtuale della Grotta delle Veneri di Parabita. La mostra all’aeroporto, a giorni, accoglierà la ricostruzione integrale in polimeri di uno dei bronzi rinvenuti al largo di Punta del Serrone, il cosiddetto “principe ellenistico”, verosimilmente il comandante Lucio Emilio Paolo. Con la figura di giovinetto, rappresenta il cuore della collezione del Ribezzo, dove è esposta una buona parte dei 200 reperti rinvenuti inmare nel 1992. Alla chiusura della mostra, anche la ricostruzione arriverà a Brindisi o nella Sala Bronzi o all’entrata per accogliere i visitatori del museo. Pure qui, tra percorsi tematici e rete con le altre istituzioni, si sta introducendo la multimedialità. «Lavorando molto con le scuole, abbiamo dedicato – racconta la direttrice Emilia Mannozzi – un’intera zona ai giochi interattivi: uno è un vero e proprio videogame che riproduce l’attracco di una nave romana nel porto di Brindisi e l’altro è un labirinto touch screen con quiz da risolvere, intriganti anche per gli adolescenti. Dobbiamo adeguarci ai linguaggi delle varie fasce di pubblico». Crescono le presenze locali al Ribezzo ma si sta cercando con i tour operator di attrarre i turisti delle crociere. «Fino a pochi anni fa, arrivavano nel nostro porto ma con i pullman i crocieristi venivano portati altrove. Cosa che – conclude la Mannozzi – non aiuta la crescita della città». Tutte le realtà museali, insomma, sono in movimento. Pronte ad affrontare le sfide del domani.
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