Scuola, perché si rischia di andare subito in quarantena? Dai filtri dell'aria alle distanze in aula: due anni dopo, gli stessi problemi

Irrisolti i problemi dell'inizio della pandemia; pochissimi istituti hanno un impianto di areazione

Scuola, perché si rischia di andare subito in quarantena? Dai filtri dell'aria alle distanze in aula: due anni dopo, gli stessi problemi
di Lorena Loiacono
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Sabato 8 Gennaio 2022, 06:58 - Ultimo aggiornamento: 08:43

Scarsa aerazione, distanziamento in classe impossibile e il tracciamento che, appena la curva sale, va in tilt. Senza parlare dei trasporti pubblici per i quali, ormai, sembra non esserci più niente da fare. Un film già visto, quello che sta accadendo oggi a poche ore dal rientro in classe di 8milioni di studenti: un tira e molla tra istituzioni e, di base, quelle opportunità mancate con cui la scuola avrebbe davvero potuto innovarsi approfittando proprio della pandemia. O, almeno, così si diceva quando nella primavera del 2020 le scuole vennero chiuse per il lockdown e iniziarono a gestire la situazione senza la preparazione e gli strumenti adeguati. Come tutti del resto. Ma oggi? In due anni la situazione, di fatto, non è cambiata. Almeno non abbastanza da evitare alle scuole di finire puntualmente in emergenza. In tutto questo tempo, infatti, gli istituti avrebbero potuto dotarsi di impianti di aerazione: il covid vive e ha la meglio negli ambienti chiusi, dove l'aria non è pulita. Funziona come un'influenza normale, quindi il ricambio dell'aria è fondamentale.

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I NODI IRRISOLTI
Se nei periodi caldi le aule possono restare più tempo con le finestre aperte, all'arrivo del primo freddo l'atmosfera in classe diventa insostenibile: o è gelida o è pericolosa per i contagi. «Per riaprire è necessario che le scuole siano in sicurezza ribadisce il sottosegretario all'istruzione, Rossano Sasso della Lega a cominciare dalla salubrità dell'aria: puntiamo con decisione sugli impianti di aerazione e ventilazione che, dove vengono impiegati, si stanno dimostrando un aiuto prezioso. Ognuno si assuma le proprie responsabilità, cosa stiamo aspettando ancora a dotare tutte le scuole di sanificatori e impianti di aerazione? Restiamo uniti in questa battaglia fondamentale per il futuro dei nostri figli».

 


LE AULE PIENE

Sono i ragazzi, infatti, a pagare di più la criticità della situazione. Loro che ogni giorno studiano in aule ancora troppo affollate. Lo erano prima della pandemia, quando si parlava già di classi pollaio, e lo sono oggi più che mai visto che il distanziamento di un metro in molti casi non può essere garantito. In questi ultimi due anni si sarebbero dovute dotare le scuole di nuovi spazi per garantire il distanziamento, dividendo le classi con docenti e bidelli in più. Necessità sottolineata anche da Cittadinanzattiva nell'ultimo rapporto sugli istituti scolastici: in Italia ci sono infatti circa 460 mila bambini e ragazzi che studiano in 17mila classi con più di 25 alunni; il problema è concentrato soprattutto nelle scuole superiori. Ma questa è la punta dell'iceberg, visto che le classi risultano sovraffollate, in base al rapporto tra studenti e metri quadri: problema emerso chiaramente con la necessità di distanziare i ragazzi di un metro gli uni dagli altri. I banchi singoli, in quel modo, non entrano. Lo scorso anno fu impossibile riuscirci, tanto che si pensò ad organizzare turni con percentuali di presenza fisse al 50% o 75% prima ancora che lo imponesse il Governo. Ma quest'anno si è deciso di derogare al distanziamento di un metro, accontentandosi del semplice utilizzo della mascherina al banco. Del resto se si vuole tenere tutti in presenza, il distanziamento non si può mettere in atto. Ma i problemi non sono solo interni alle classi, riguardano anche ciò che ruota intorno alle scuole. A cominciare dalla necessità degli istituti di poter disporre di un servizio costante, da parte delle Asl, per fare tamponi mirati nei casi di positività in classe e, allo stesso tempo, di uno screening capillare per monitorare eventuali focolai e criticità sul territorio. Ad oggi il sistema è in fortissimo affanno, si è visto a dicembre prima della chiusura. E si vede adesso, con i contagi alle stelle. E poi c'è da fare i conti con autobus e metro: le città, in questi due anni, avrebbero potuto ridisegnare il servizio di trasporto pubblico con una maggiore attenzione alle fasce orarie della scuola e alla necessità di non far viaggiare i ragazzi ammassati l'uni agli altri. Sembra un'impresa impossibile: anche con la capienza ridotta al 50 e poi all'80% i mezzi viaggiano stracolmi.

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