Didattica a distanza: la situazione Regione per Regione nelle scuole di ogni ordine e grado

Giovedì 22 Ottobre 2020 di Alessia Strinati

Scuole nel mirino a causa del coronavirus. Il rischio di chiusura diventa sempre più concreto visto l'aumento dei casi di covid, e anche se il Ministro Azzolina ha garantito che saranno le ultime attività a chiudere, alcune Regioni hanno già attuato restrizioni e si torna a parlare di didattica a distanza.

 

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Per ora diverse Regioni hanno attuato misure leggere: il 50% dei ragazzi presenti negli istituti svolgerà la didattica a distanza e riguarderà solo gli studenti delle scuole superiori, così come sempre gli alunni più grandi potranno avere orari di ingresso in aula scaglionati e lo spostamento della prima ora alle 9 del mattino, con possibilità di didattica anche nel pomeriggio. Sono misure necessarie, è stato specificato dai governatori, non solo per diminuire l'affollamento nelle classi, ma anche per decongestionare le folle nei trasporti pubblici. Ma quali sono le Regioni interessate?

 

In Lombardia da lunedì prossimo gli studenti di tutte le scuole superiori torneranno a fare didattica a distanza, secondo quanto deciso dal presidente della Regione Attilio Fontana. Dad anche in Liguria, ma con numeri più ridotti che riguarderanno solo le scuole superiori e solo il 50% degli alunni, stesse modalità anche nel Lazio e in Piemonte, dove però ai ragazzi delle prime classi di scuole secondarie superiori sarà permessa la presenza in classe. Dad al 50% anche per gli studenti delle scuole superiori della Basilicata. In Valle da Osta il regime di rotazione di didattica è attivo già da una settimana. Il Veneto, andrà avanti dimagrendo le scuole con convinzione: studenti di 17, 18 e 19 anni per metà a casa. In Alto Adige la giunta provinciale ha chiesto lezioni a distanza alle superiori per il 30 per cento degli studenti almeno, con possibilità di percentuali più alte nel triennio. La Puglia ha chiesto al Ministro dell'Istruzione di adottare forme più flessibili di didattica nelle scuole superiori, altrimenti saranno messi in atto a livello locale “provvedimenti emergenziali”.

 

La decisione dei governatori non è piaciuta però ai presidi degli istituti che parlano di un fallimento del sistema e del rischio di un effetto domino, come affermato dal presidente dell’Associazione nazionale presidi Giannelli.

 

Per ora la decisione riguarda solo alcune Regioni e solo gli istitui superiori. Ma il rischio di una chiusura generalizzata delle scuole è alta in alcune aree. Il presidente De Luca, in Campania, ha disposto inizialmente una chiusura totale di tutti gli istituti di ogni grado, poi il cambiamento di rotta e la decisione di aprire le elementari lunedì prossimo. L'aumento dei casi di covid però ha portato a un ulteriore ripensamento che stabilisce che sarà l’Unità di crisi della Regione Campania a decidere sulla “eventuale” riapertura della didattica in presenza per le scuole elementari a partire da lunedì, in base ai numeri  l’andamento della situazione epidemiologica. Quindi, fino al 31 ottobre, resterebbero chiusi tutti gli istituti scolastici, a meno di decisioni contrarie da parte dell'Unità di crisi. 

 

Resistono invece le altre Regioni con le modalità attuate dall'inizio della scuola. Ingressi scaglionati dove possibile nelle scuole superiori, distanzaiamento sociale in classe, didattica a distanza alternata dove impossibile garantire le distanze di sicurezza. Tutto per garantire la presenza degli studenti di ogni grado nelle aule. A tal riguardo, dato l'aumento di casi di covid, l'Emilia Romagna ha provveduto ad aumentare di 120 vetture il numero dei mezzi pubblici a disposizioni, per evitare gli assembramenti e il rischio di contagi.

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