Covid, per rientrare a scuola la quarantena si accorcia: basterà un test rapido

Martedì 13 Ottobre 2020 di Lorena Loiacono

Meno giorni di isolamento e test veloci a disposizione delle scuole: così la quarantena diventa light. E gli istituti sono pronti ad accogliere i medici nelle palestre o in aula magna per fare subito i test. E' arrivata ieri la circolare dal ministero della salute che taglia da 14 a 10 i giorni di isolamento, con poche eccezioni in cui la durata resta di due settimane.
Accelerare i tempi è diventata infatti una necessità per limitare i disagi sia negli ambienti lavorativi, dove i genitori dei ragazzi positivi o con contatti stretti rischiano di assentarsi troppo a lungo, sia negli istituti scolastici dove la didattica rischia di rimanere stritolata. Un problema enorme che sta mettendo a dura prova le scuole. E allora è arrivato il taglio sulla durata dell'isolamento. Ma non per tutti. Il ministero della Salute, recependo le indicazioni del Comitato tecnico scientifico, ha individuato diverse scenari.

 

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GLI SCENARI
Innanzitutto vengono considerati i positivi asintomatici: possono rientrare in comunità, quindi in classe, dopo un isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività e dopo aver avuto esito negativo dal test molecolare. I positivi sintomatici, invece, possono rientrare tra i banchi dopo almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi e dopo l'esito negativo del test molecolare, eseguito dopo almeno 3 giorni dalla scomparsa dei sintomi. Quindi devono aspettare 10 giorni, di cui almeno 3 senza sintomi, e l'esito del test.
Ci sono poi i cosiddetti «positivi a lungo termine»: sono quei pazienti che, pur non presentando più i sintomi che caratterizzano il Covid come febbre e tosse, continuano ad avere esito positivo dal test molecolare. Se non hanno più i sintomi del coronavirus da almeno una settimana, possono interrompere l'isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa iniziale dei sintomi. Si tratta di una strada che va monitorata costantemente e deve essere scelta in accordo con i clinici e i virologi: è necessario infatti valutare lo stato immunitario dei pazienti visto che per gli immunodepressi il periodo di contagiosità può essere prolungato. Per quanto riguarda invece i contatti stretti di un caso positivo, quindi quello che accade nella maggior parte delle classi che finiscono in isolamento, le possibilità sono due: gli studenti devono restare in quarantena per 14 giorni, dall'ultimo contatto, oppure solo per 10 giorni dall'ultima esposizione se hanno l'esito negativo di un test antigenico o molecolare effettuato il decimo giorno.
Per il mondo della scuola questa novità rappresenta una boccata di ossigeno: «Si tratta di un passo avanti nel miglioramento della situazione - spiega Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale dei presidi - con i 14 giorni di quarantena si rischiava uno stallo del sistema. Un ulteriore passo avanti potrebbe arrivare dalla disponibilità dei tamponi veloci. In questo modo si andrebbe a migliorare sensibilmente la possibilità di mantenere il servizio scolastico in una forma più regolare».


ITER PIÙ VELOCE
Per velocizzare l'iter sono in arrivo anche i test veloci nelle scuole. Ci sono regioni che hanno già provveduto ad avviare le procedure con screening su base volontaria tramite antigienici rapidi a tutta la popolazione scolastica, con l'autorizzazione dei genitori nel caso dei minori, da svolgere direttamente a scuola. Ma sono in partenza anche nuove modalità di test, meno invasivi.


PROGETTO PILOTA
Nel Lazio, ad esempio, è partito dalla scorsa settimana un progetto pilota con i test salivari: una sorta di chewing gum, che l'alunno mastica per circa due minuti, con cui viene prelevato il campione di saliva. Per ora i medici sono intervenuti in pochi istituti ma a breve i test potrebbero arrivare in tutte le scuole e: in due ore si svolge l'iter intero dal prelievo del campione all'esito finale. In caso di positività, ovviamente, si procede con il tampone nasale standard. Tutto questo potrebbe svolgersi all'interno degli istituti, come già richiesto da molti dirigenti scolastici: «Abbiamo fatto richiesta alle Asl - spiega Angela Minerva, dirigente scolastico dell'Istituto Uruguay di Roma - di poter svolgere i test nelle nostre scuole. Potremmo mettere a disposizione la palestra o l'aula magna. Facendo svolgere i test a scuola, verremmo incontro alle famiglie facilitando i compiti e allo stesso tempo non andremmo ad intasare ulteriormente i drive in. Tutto sarebbe più veloce, consentendo così ai ragazzi e ai docenti coinvolti di tornare subito alle attività didattiche».

 

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Ultimo aggiornamento: 14:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA