Vaccino Johnson & Johnson, le prime dosi in Italia dal 16 aprile. Draghi: «Avremo immunità a luglio»

Lunedì 29 Marzo 2021
Vaccino Johnson & Johnson, le prime dosi in Italia dal 16 aprile. Draghi: «Avremo immunità a luglio»

Il 16 aprile cominceranno ad arrivare in Italia i primi vaccini Johnson & Johnson, il farmaco monodose della multinazionale americana che dovrebbe consegnare al nostro paese 7,3 milioni di dosi entro giugno. E le forniture per i prossimi mesi da parte delle case farmaceutiche «dovrebbero essere più che sufficienti per raggiungere l'immunità a luglio», in Europa e dunque anche in Italia.

 

Mario Draghi fissa la possibile uscita dal tunnel imboccato oltre un anno fa a causa del Covid e tende la mano alle Regioni, dopo averle strigliate in Parlamento per i ritardi e le differenze nelle somministrazioni: solo con una «sincera collaborazione» tra Roma e i territori «si riuscirà a vincere questa battaglia». Alla quale nei prossimi giorni daranno il loro contributo anche i farmacisti, dopo l'accorso siglato dal ministro della Salute Roberto Speranza per il via libera alle vaccinazioni in farmacia.

 

Il presidente del Consiglio guarda dunque avanti e archivia il primo trimestre del 2021, che ha visto le multinazionali del farmaco mancare clamorosamente gli obiettivi indicati: nel primo piano vaccinale messo a punto dal governo Conte avevano promesso la fornitura di 28 milioni di dosi entro la fine di marzo, poi scesi a 15,7. E alla fine ne consegneranno 14,7 milioni, meno del 50% di quanto ipotizzato. Numeri che hanno consentito di vaccinare solo 3 milioni di italiani con entrambe le dosi.

 

Gli obiettivi fissati per aprile e maggio, sia per quanto riguarda le consegne dei vaccini sia per raggiungere le 500 mila somministrazioni al giorno, dice però, «non sembrano più così lontani». Un ottimismo che deriva dalle rassicurazioni ricevute da Bruxelles e dai segnali che arrivano dalle case farmaceutiche. Che, spiega il Commissario per l'emergenza Francesco Figliulo, hanno già comunicato la programmazione delle consegne fino a fine aprile. È dunque il momento di spingere sull'acceleratore e per questo è necessario fare in modo che si proceda tutti insieme e non ci siano disparità tra territori.

 

Nel vertice con i governatori, i ministri Mariastella Gelmini e Roberto Speranza, Figliuolo e il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, Draghi lo ha detto chiaramente: lo Stato farà di tutto per rispondere alle esigenze dei territori. «Questo è l'atteggiamento del governo: aiutarvi a raggiungere gli obiettivi che sono di tutti noi». «C'è la volontà di un impegno comune» e la «massima collaborazione» per il buon esito della campagna «affinché si lavori come un solo uomo», è la risposta del presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini. Messe da parte le incomprensioni e con 3 milioni di dosi in arrivo entro la fine della settimana - oltre un milione di Pfizer, 500mila di Moderna e 1,4 di Astrazeneca - bisogna vaccinare. Anche perché i cittadini, come dice Gelmini, questo vogliono e «ci giudicheranno per ciò che faremo».

 

La strategia l'hanno ribadita Figliuolo e Curcio all'inaugurazione del centro vaccinale a Genova, nell'ambito degli incontri con le regioni per verificare criticità e pratiche che invece funzionano e possono essere replicate negli altri territori: grandi hub nelle aree metropolitane e «capillarizzazione» delle somministrazioni nel resto del paese, per raggiungere le zone più impervie. «Dobbiamo far arrivare i vaccini in tempo e nelle quantità previste» ripete il generale. Ancora più esplicito Curcio. «Noi siamo in guerra e servono norme da guerra» . L'obiettivo del governo non è «fare classifiche: non ci interessa, a noi interessa che si facciano i vaccini» e che si somministrino più dosi possibili. E su questo fronte un aiuto importante arriverà dal protocollo d'intesa firmato tra le regioni e i farmacisti. Saranno le Asl a fornire il siero mentre la somministrazione nelle farmacie spetterà, dopo un corso di formazione, agli stessi farmacisti, che riceveranno 6 euro a dose.

 

L'emergenza, dice l'accordo, «ha reso indispensabile e urgente la necessità di rafforzare» il sistema. Saranno le stesse farmacie a stabilire le modalità di prenotazione, fermi restando i criteri di priorità stabiliti dal governo ed escludendo la possibilità che si possano vaccinare i soggetti fragili. L'altra buona notizia arriva dalla procura di Biella, che ha dissequestrato il lotto ABV5811 di Astrazeneca bloccato in seguito al decesso di un insegnante di musica morto 17 giorni dopo la somministrazione: delle 396.600 dosi del lotto 140mila erano rimaste inutilizzate e torneranno ora disponibili. Per altri 140mila italiani che potranno, come dice Draghi, «iniziare a guardare al futuro con ottimismo».

Ultimo aggiornamento: 30 Marzo, 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA