L'Aifa: dal farmaco Tocilizumab risultati incoraggianti. «Ma poco impatto su mortalità precoce»

Giovedì 14 Maggio 2020
L'Aifa: dal farmaco Tocilizumab risultati incoraggianti. «Ma poco impatto su mortalità precoce»

Da un farmaco una grossa speranza per le cure contro il coronavirus: secondo l'Aifa quelli sul Tocilizumab, il farmaco della Roche, utilizzato solitamente per trattare l'artrite reumatoide, sono risultati «incoraggianti anche se non definitivi». Promosso dall'Istituto Nazionale Tumori di Napoli, «in condizioni di emergenza, con elevate aspettative e assenza di trattamenti efficaci», spiega l'Aifa è stato il primo approvato da AIFA nel corso della emergenza Covid19. Lo studio suggerisce che possa ridurre «significativamente» la mortalità a un mese, ma che il suo impatto sia meno rilevante sulla mortalità precoce. 

Leggi anche > Malattia di Kawasaki nei bambini, lo studio choc: «Casi aumentati di 30 volte»

I risultati dello studio guidato da Paolo Ascierto, Direttore dell'Unità di Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell'ospedale «Pascale» di Napoli, a cui si deve la sperimentazione del farmaco antiartrite Tocilizumab per contrastare il virus, sono stati quelli di «una moderata riduzione della mortalità» ma più nello specifico suggerisce che tocilizumab possa ridurre «significativamente la mortalità a un mese, ma che il suo impatto sia meno rilevante sulla mortalità precoce. Ci si augura che gli studi di fase 3 randomizzati tutt'ora in corso possano nelle prossime settimane confermare questi risultati. Lo studio sarà presto pubblicato su una rivista internazionale in modo da consentire una revisione approfondita da parte della comunità scientifica».

In particolare, a 14 giorni il tasso di letalità è stato del 18.4% considerando tutti i pazienti. Questi risultati non sono statisticamente significativi rispetto al 20% di letalità attesa definita a priori sulla base dei dati forniti dall'Istituto Superiore di Sanità. I risultati sono invece statisticamente significativi a 30 giorni, quando i valori di letalità sono stati resgitrati a 22.4% in tutti i pazienti rispetto a una letalità ipotizzata a priori superiore 30%. Si attendono a questo punto i risultati degli studi randomizzati, attualmente in corso, per la conferma e la migliore definizione di questi possibili benefici. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA