Coronavirus, dal tabacco selvatico la speranza per una possibile cura

Giovedì 9 Aprile 2020 di Enrico Chillè
Coronavirus, dal tabacco selvatico la speranza per una possibile cura
Sembra un paradosso, ma potrebbe essere una piccola, grande speranza. Se il fumo può intensificare gli effetti del Covid-19, essendo il Sars-CoV-2 un virus respiratorio, un particolare tipo di tabacco selvatico (Nicotiana benthamiana) potrebbe essere la base di una possibile cura. Un team internazionale, coordinato da alcuni ricercatori australiani, sta infatti studiando il sequenziamento del dna di questa pianta, allo scopo di creare vaccini e biofarmaci contro il coronavirus.

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C'è anche un po' di Italia in questo progetto internazionale, finanziato dall'Unione Europea e coordinato dai ricercatori dell'università australiana del Queensland: tra i quattro centi di ricerca compare infatti anche l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA). L'intuizione non è una novità assoluta: questa varietà di tabacco selvatico, infatti, era già stata utilizzata per la produzione di farmaci contro l'epidemia di Ebola e il genoma decodificato è stato messo a disposizione di tutta la comunità scientifica internazionale.

La produzione di biofarmaci rientra nella branca delle biotecnologie nota come molecular farmingLo studio in questione è stato condotto nell’ambito del Progetto Newcotiana, finanziato dal programma europeo Horizon 2020 con oltre 7 milioni di euro, che comprende in tutto 19 partner. Il professor Peter Waterhouse, coordinatore australiano dello studio, ha spiegato: «Stiamo rilasciando la sequenza del genoma su richiesta a tutti i team che usano il molecular farming per combattere la pandemia, nella speranza che ciò acceleri la scoperta di nuovi biofarmaci e la lotta contro il virus. Come è consuetudine, quando dati non pubblicati sono resi disponibili, chiediamo a questi team di tenerci aggiornati sui loro progressi usando la nostra sequenza e rispettare la nostra priorità nella pubblicazione di un'analisi completa del genoma».

A dirigere la parte italiana dello studio è invece il genetista Giovanni Giuliano. «Oltre che per il molecular farming, la Nicotiana benthamiana viene usata nei laboratori di tutto il mondo per studi sui patogeni delle piante. Quindi, oltre che per la produzione di biofarmaci a uso umano o veterinario, questo studio apre nuove prospettive per comprendere meglio i meccanismi di patogenesi delle piante, responsabili della perdita di oltre il 30% della produzione agricola mondiale» - spiega il genetista e coordinatore del progetto per ENEA - «Abbiamo una lunga tradizione di ricerca in questo campo ma è la prima volta che sequenziamo una pianta non alimentare; tutti i genomi sequenziati in precedenza dal nostro team appartenevano a piante alimentari (patata, pomodoro, caffè e melanzana)».

Il progetto in questione, piuttosto ambizioso, si basa su due capisaldi: il finanziamento di un ente come l'Ue ma soprattutto la collaborazione internazionale tra gruppi di ricerca. Lo spiega bene Diego Orzaez, ricercatore spagnolo attivo nel progetto:
«Stiamo usando l’editing genico nella Nicotiana benthamiana come strumento per la produzione di biofarmaci utili. Quando abbiamo iniziato il progetto due anni fa, SARS-COV-2 non era all’orizzonte; tuttavia, dall’inizio della pandemia, diversi team del progetto hanno iniziato a lavorare sulla produzione di biofarmaci utili contro il virus, dai reagenti per preparare test immunologici rapidi, a molecole che possono essere utilizzate come adiuvanti in un programma di vaccinazione di massa»

Attualmente numerosi gruppi di ricerca pubblici e privati ​​stanno lavorando per sviluppare reagenti diagnostici e vaccini per combattere questa pandemia. Ma uno dei maggiori problemi è la produzione in grandi quantità e a costi ridotti. Una possibile risposta a questo problema è quella di utilizzare le piante come vere e proprie biofabbriche, un settore di ricerca in cui l’ENEA vanta una lunga tradizione. Le piante, infatti, possono essere coltivate in grandi quantità utilizzando semplici tecnologie agricole, che siano alla portata dei paesi in via di sviluppo che non dispongono di sofisticati metodi di produzione di biofarmaci, come quelli che utilizzano colture di cellule animali. Inoltre, la Nicotiana benthamiana non presenta problemi di contaminazione anche accidentale della catena alimentare, in quanto è una pianta non commestibile.
La sequenza del genoma di Nicotiana benthamiana è accessibile sul sito.
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