Coronavirus, il calo rapido degli anticorpi non espone al rischio di recidiva della malattia: la spiegazione degli esperti

Giovedì 29 Ottobre 2020 di Alessia Strinati

Il calo degli anticorpi dopo aver contratto il coronavirus preoccupa molte persone. Ci si chiede se la risposta immunitaria sparisca e se ci sia il rischio concreto di potersi ammalare di nuovo e rischiare magari la vita. La risposta arriva da diversi studiosi che chiariscono il motivo per cui dopo qualche mese gli anticorpi sviluppati dall'organismo si abbassino, ma che sottolineano come questo non rappresenti un rischio per la nostra salute. 

 

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Tra le indagini che hanno favorito la ricerca dello sviluppo degli anticorpi ci sono le analisi delle concentrazioni di anticorpi attraverso i cosiddetti test sierologici, in grado di rilevare le immunoglobuline IgG (anticorpi neutralizzanti), le IgM (esposizione recente). Scott Hensley dell'Università della Pennsylvania, ha affermato che la riduzione degli anticorpi, verificatasi soprattutto tra le persone più anziane e gli asintomatici, in realtà è normale. Lo studioso parla del segno: «di una normale risposta immunitaria sana», in pratica, spiega al New York Times: «Non significa che quelle persone non abbiano più gli anticorpi e non significa che non abbiano protezione».

 

A lui fa eco il dottor Paul Elliott, un epidemiologo dell'Imperial College di Londra che spiega che in realtà gli anticorpi non rappresentano l'intera risposta immunitaria e che nella battaglia contro la malattia da parte del sistame immunitario partecipano virus, batteri, parassiti e cellule T. A tal riguardo spiega il virologo Shane Crotty dell'Istituto di immunologia di La Jolla, queste cellule: «sebbene non siano in grado di prevenire una reinfezione, possono prevenire una malattia più grave attenuando l'aggressione».

 

Molti studiosi sono d'accordo sul fatto che non sia il numero di anticorpi a determinare la risposta immunitaria dell'organismo contro il covid. Il dottor Hensley quindi chiarisce che: «Il nostro sistema linfatico, dove sono le cellule immunitarie, ha solo una quantità finita di spazio», per questo gli anticorpi spariscono per lasciare nuova memoria, ma questa resta conservata dall'organismo che quindi saprà rispondere adeguatamente al patogeno che ha già "sconfitto in passato".

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