«Sono guarito dal Covid ma nella mia testa c'è nebbia»: il dramma di Richard Quest, giornalista Cnn

Mercoledì 22 Luglio 2020 di Cristina Marconi
«Sono guarito dal Covid ma nella mia testa c'è nebbia»: il dramma di Richard Quest, giornalista Cnn

LONDRA Richard Quest ha una voce ruggente, come si addice a una delle personalità di punta della CNN, l'emittente statunitense per la quale commenta i fatti dell'economia. Ma da qualche mese, il cinquantottenne britannico deve vedersela con frequenti fitte di una tosse nuova, una sorta di rantolo che, accompagnato da una serie di altri disturbi, gli ricorda che il Covid-19, contratto in forma lieve ad aprile, ha delle conseguenze a medio termine. Anche se ora risulta negativo e ha sviluppato gli anticorpi, per Richard il coronavirus rimane qualcosa con cui fare i conti. «Un tornado», lo definisce lui.

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Come si sente oggi?
«Quello di cui parlo sono i sintomi perduranti di un virus che se n'è andato qualche mese fa. Sono risultato positivo il 13 aprile, il 20 ero già negativo e a metà maggio avevo gli anticorpi, quindi non posso prenderlo più e non posso trasmetterlo. Ma c'è un ritorno, un riproporsi dei sintomi, e da maggio li ho avuti due o tre volte. Al momento non ho niente, non ho tosse, forse non tornerà. Non è una tosse normale, è una tosse ansimante dritta dalle vie respiratorie».

Lei, nelle sue testimonianze, ha parlato anche di altre conseguenze. Quali sono?
«La goffaggine. Prendo una cosa e sbatto la mano, inciampo nelle sedie, perdo l'equilibrio per strada, e in tutti questi casi le cose sono perfettamente davanti a me. Sono sempre stato un po' goffo, ma qui ho anche una confusione, quella che Anthony Fauci chiama nebbia nel cervello, non è smarrimento, ma più un fermarsi, un com'era? Ah ecco, come se la mente diventasse un po' brumosa. Ma poi dopo pochi secondi vai avanti. Sono grato che, dopo i miei articoli, un sacco di gente mi abbia scritto dicendo: Anche io! Succede anche a me».

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I medici cosa le dicono? Ne ha parlato con loro?
«Farò degli accertamenti al cervello, vogliono capire cosa stia succedendo esattamente, che tipo di infiammazione. E sanno che questo succede per via dei coaguli di sangue dovuti al virus. È per questo che alcuni hanno avuto ischemie o infarti. Non sto prendendo farmaci, i neurologi non ritengono sia necessario».
 


E lavorare per lei è stato comunque possibile?
«Non ho smesso neppure da malato, solo un giorno. Non voglio dare l'impressione che sia una cosa da nulla, perché non lo è, perché per altri sarà diverso e non potranno lavorare. Non ho avuto problemi con olfatto e gusto, ma quando ero malato ho avuto un sintomo strano: un appetito eccezionale. Se non mangiavo ogni tre ore avevo delle fitte di fame, sebbene di solito possa saltare i pasti facilmente».

Ha cambiato la sua opinione del Covid-19?
«All'epoca pensavo che fosse un'influenza molto brutta e sapevo che per alcuni sarebbe stato molto pericoloso. Ma non avevo capito quante persone fossero vulnerabili e non avevo capito queste conseguenze come i coaguli di sangue e la ramificazione dei danni che produce. Esiste da poco, ancora non si sa tutto. Ma i medici infettivologi pensano che mi passerà, dicono di non sforzarmi troppo, ma vogliono continuare a studiare le persone che l'hanno avuto in una forma o in un'altra. E ritengono che l'immunità durerà per un po'».
 

Psicologicamente come si sente?
«Quando mi sono ammalato stavo bene, l'isolamento l'ho preso bene, ma le conseguenze danno da pensare, perché quando una cosa inizia a toccare il cervello e vedi che non se ne va, inizi a pensare Cosa mi è successo esattamente? Cosa potrà venirmi domani?».

Pensi al povero Boris Johnson
«Già, e lui l'ha avuta molto peggiore. Mi chiedo se abbia giornate difficili, ma non lo sapremo mai».

Qual è il suo messaggio alle persone che si sentono come lei?
«Ce la faremo, ne verremo a capo. Più ricerca viene fatta su di noi, meglio sarà, ma chi non l'ha avuto deve fare attenzione a non prenderselo, non ne vale la pena. Stiamo vedendo questo ritorno negli Stati Uniti, e il presidente Trump che dice a Fox che i giovani hanno solo un'influenza, ma certo, solo che possono darlo a qualcuno che magari avrà una polmonite o un ictus».

Ora che è tornato a Londra, che differenze ha visto con gli Stati Uniti?
«Avrei detto nessuna, ma io vivo a New York, che è diverso dagli Stati Uniti, e tutti hanno la mascherina. Ma a Londra nessuno porta la mascherina! Ero senza parole!»

Ultimo aggiornamento: 18:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA