Katharina Bauer, campionessa di salto con l'asta e portatrice di defibrillatore sottocutaneo, si allena per le Olimpiadi di Tokyo

Domenica 20 Ottobre 2019
Katharina Bauer
Punta ai Giochi Olimpici 2020 di Tokyo Katharina Bauer la campionessa tedesca di salto con l'asta. Poco più di un anno fa le è stato impiantato un defibrillatore sottocutaneo (S-ICD). Sin da giovanissima Katharina registrava 6-7.000 battiti cardiaci al giorno, arrivati fino a 18.000 con l’aumentare dell’età. Condizione che ha generato problemi cardiaci molto problematici e rischiosi.

Per questo, lo scorso anno, all'atleta è stato impiantato un defibrillatore sottocutaneo S-ICD per il controllo del ritmo cardiaco. Intervento che non le ha impedito di ritornare rapidamente all’attività sportiva  La vicenda di Katharina solleva molti interrogativi per gli atleti professionisti, per migliaia di giovani atleti amatoriali ma anche per chi pratica sport occasionalmente e per diletto.

Nel mondo sportivo si fa ampio riferimento al “cuore d’atleta” una definizione che ha in genere connotazioni vitali e positive ma che, per contro, può generare apprensione in chi teme che lo sport possa danneggiare il muscolo cardiaco sottoponendolo a sforzi eccessivi. Gli atleti professionisti seguono programmi di allenamento rigorosi che possono portare a vari adattamenti, sia a carico dei muscoli scheletrici sia del sistema cardiovascolare (meglio conosciuti come sindrome del cuore d’atleta). Tali adattamenti non si verificano in genere in chi pratica attività ludico-ricreativa mentre possono presentarsi in giovani atleti amatoriali ma che si allenano come professionisti.


«Gli allenamenti intensi e prolungati - spiega  Leonardo Calò, direttore Cardiologia del Policlinico Casilino a Roma e docente di Cardiologia dello Sport all’Università degli Studi di Roma - provocano cambiamenti morfologici cardiaci, come l’aumento di dimensioni delle camere cardiache sinistre, del setto interventricolare, della massa e degli apparati valvolari. I meccanismi che provocano queste modifiche sono molteplici, ma il tipo di sport praticato è di particolare rilevanza. Gli sport di resistenza (ciclismo, sci di fondo, canottaggio, canoa) sono quelli che hanno maggiore impatto nell’ingrandire la cavità e aumentare lo spessore delle pareti del ventricolo sinistro; queste risultano al di sopra dei limiti normali, tanto da simulare - a volte - condizioni patologiche quali la cardiomiopatia ipertrofica o la cardiomiopatia dilatativa. Gli atleti che praticano sport di potenza (sollevamento pesi o lanci) presentano invece un ispessimento delle pareti ventricolari correlato al carico di pressione cui vanno incontro durante l’allenamento, mentre la cavità ventricolare sinistra non si modifica sensibilmente. È invece rilevato che gli atleti impegnati negli sport di squadra presentano variazioni più modeste. Anche Il sesso ha importanza per cui le atlete, quando paragonate ai maschi della stessa età e impegnati nelle medesime discipline sportive, presentano dimensioni inferiori sia della cavità che dello spessore delle pareti ventricolari». 

Per questo, chiunque si accinga a iniziare un’attività fisica regolare dovrebbe essere sottoposto, preventivamente, a un’attenta valutazione cardiologica, ancora più accurata laddove la pratica sportiva sia intensa e costante. In linea generale è opportuno un vero e proprio screening preventivo, finalizzato a individuare l’esistenza di cardiopatie clinicamente silenti in soggetti apparentemente sani ma, anche, a “stratificare” il rischio associato alla pratica dell’attività sportiva così da attivare gli interventi terapeutici necessari.
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