Un altro virus isolato in Cina: «Dai maiali passa all’uomo». L'Oms monitora i contagi

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Michelangelo Cocco
Un altro virus isolato in Cina: «Dai maiali passa all’uomo». L'Oms monitora i contagi

Un nuovo virus in grado di scatenare un’altra pandemia è in arrivo dalla Cina? È questo il timore dei ricercatori che hanno scoperto una nuova influenza suina che, finora, non sarebbe ancora in grado di trasmettersi da persona a persona, ma avrebbe già compiuto il “salto di specie”, passando dai maiali agli esseri umani.

Per questo motivo gli scienziati che hanno studiato la nuova malattia – che hanno riassunto i risultati del loro lavoro in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences” (Pnas) – avvertono che bisognerà approntare e applicare immediatamente tutte le misure atte a contenere la diffusione del virus tra i suini e i lavoratori dell’industria della carne. Perché la paura è che anche questo virus – proprio come il nuovo coronavirus – prima o poi riesca mutare, trasmettendosi tra gli esseri umani e dando origine a una nuova pandemia, e trattandosi di un virus nuovo le persone potrebbero non avere alcuna difesa contro di esso, proprio come nel caso del “Covid-19”.

Il professor Kin-Chow Chang e i suoi colleghi dell’Università di Nottingham che hanno studiato la nuova suina – battezzata “G4 EA H1N1” (o, più semplicemente, G4) – hanno spiegato che il nuovo virus è in grado di crescere e moltiplicarsi nelle cellule che ricoprono le vie respiratorie degli esseri umani.

Intanto G4 si è già dimostrato capace di passare dagli animali agli esseri umani. Infatti, secondo gli autori dell’articolo, esso possiede «tutte le caratteristiche essenziali di una grande adattabilità, tale da infettare gli umani».

La nuova suina identificata in Cina è differente ma “discende” da un punto di vista genetico dal virus H1N1 che provocò la pandemia del 2009 e che attualmente rientra all’interno di quelli “coperti” dal vaccino annuale contro l’influenza, che lo rende inoffensivo. Dunque gli scienziati sostengono che i vaccini attualmente in circolazione – nell’eventualità che ciò fosse necessario - forse potrebbero essere “aggiornati” per offrire protezione anche contro il G4. Secondo gli scienziati, la suina del 2009 fu meno letale di quanto temuto inizialmente proprio perché molte persone anziane si rivelarono immuni al virus, probabilmente per la sua “somiglianza” con altri virus che erano circolati negli anni precedenti.

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La scoperta del G4 rientra in un vasto programma di sorveglianza portato avanti sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e finalizzato a stroncare sul nascere il rischio di nuove pandemie o approntare in tempo le contromisure. Descritto sulla rivista dell’Accademia delle Science degli Stati Uniti, il virus è stato individuato dal gruppo guidato da George Gao e Jinhua Liu, delle Università agrarie di Pechino e dello Shandong, con la partecipazione dei Centri cinesi per il controllo delle malattie. Si tratta di gruppi di ricercatori che collaborano da anni con l’Oms. Il loro lavoro di sorveglianza si è esteso anche agli esseri umani impiegati negli allevamenti, scoprendo la presenza di anticorpi nel 10% di un campione di circa 300 persone. Questo significa che G4 è in grado di aggredire l’uomo, ma non ha ancora fatto il passo ulteriore, con la capacità di trasmettersi da uomo a uomo.

Lo studio pubblicato su Pnas dal gruppo di scienziati è il frutto di un lavoro che – tra il 2011 e il 2018 – li ha portati a effettuare 30.000 tamponi nasali nei mattatoi e negli ospedali veterinari di dieci province cinesi, isolando 179 diversi virus influenzali suini. Tra questi il G4 – che ha infettato lavoratori dei mattatoi - si è rivelato quello maggiormente infettivo (anche se nella ricerca non ne vengono descritti i sintomi né le manifestazioni cliniche), in grado di replicarsi nelle cellule umane. Tra i vari fattori imputati dello scatenamento di nuovi virus c’è l’allevamento intensivo di carne? James Wood – a capo del dipartimento di medicina veterinaria dell’Università di Cambridge – ha dichiarato che il lavoro degli scienziati cinesi «è utile perché ci ricorda che siamo costantemente a rischio di nuova emergenza di patogeni animali e che le bestie d’allevamento, con le quali gli uomini hanno più contatti di quanti ne abbiano in natura, possono agire come fonte di importanti virus pandemici».
 

Ultimo aggiornamento: 10:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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