Diabete, le donne che si ammalano sono più a rischio. Lo studio: «Fino a 5 anni di vita in meno, 15 per le fumatrici»

L'impatto sull'aspettativa di vita è maggiore per chi riceve la diagnosi prima dei 65 anni

Diabete, per le donne è peggio: «Fino a 5 anni di vita in meno»
Diabete, per le donne è peggio: «Fino a 5 anni di vita in meno»
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Mercoledì 21 Settembre 2022, 12:35 - Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 09:21

L'impatto del diabete sull'aspettativa di vita per le donne è peggiore che per gli uomini. Lo afferma uno studio coordinato dall'University of Surrey di Basingstoke (UK) presentato al congresso della European Association for the Study of Diabetes in corso a Stoccolma. Secondo gli esperti la malattia causa una perdita di circa 5 anni di aspettativa di vita, che può arrivare addirittura a 15 se sono fumatrici e la malattia ha un'insorgenza precoce. 

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Lo studio sull'aspettativa di vita in uomini e donne

I ricercatori hanno passato in rassegna i dati sulla salute di 11.335 persone inglesi scoprendo che una donna con diabete di tipo 2 ha una probabilità del 60% più alta di morire prematuramente rispetto a una coetanea senza malattia e, in media, la sua aspettativa di vita è di 5 anni più breve. Per i maschi, la probabilità di morte prematura è del 44%, con una riduzione dell'aspettativa di vita di 4,5 anni. Nei casi in cui la diagnosi di diabete arriva prima dei 65 anni, invece, la vita attesa si accorcia di 8 anni (per le donne).

 

Per le fumatrici 15 anni di vita in meno 

Per le fumatrici, gli effetti della malattia sono ancora più gravi e l'aspettativa di vita si riduce di circa 10 anni. L'effetto dei diversi fattori, inoltre, può cumularsi: una donna fumatrice con diagnosi di diabete che arriva prima dei 65 anni può avere un'aspettativa di vita di 15 anni inferiore rispetto a una coetanea sana e non fumatrice.

Questi effetti sono particolarmente evidenti nelle aree più svantaggiate dal punto di vista socio-economico. «Questi gruppi dovrebbero ricevere interventi specifici che li coinvolgano in modo più efficace nelle scelte sull'assistenza sanitaria e gli stili di vita», sottolineano i ricercatori. 

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