Coronavirus, possibili danni agli spermatozoi e infiammazione ai testicoli anche dopo la guarigione

Venerdì 26 Giugno 2020 di Carla Massi
Coronavirus, possibili danni agli spermatozoi e infiammazione ai testicoli anche dopo la guarigione

I danni all'organismo del Covid19 non sembrano concludersi la guarigione. I polmoni, è ormai accertato, hanno bisogno di molto tempo, dopo l'ultimo tampone negativo, per riprendersi. E, in molti pazienti, gli esiti potrebbero diventare anche cronici. E ora, l'allarme, arriva dagli urologi: nel 15% dei pazienti colpiti da coronavirus sono state notate anomalie nella produzione degli spermatozoi e nella funzione endocrina dei testicoli.

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L'infezione, lo stanno rivelando le analisi post malattia,  sembra scatenare determinare anche un’infiammazione su base vascolare che provoca gli stessi sintomi dell’orchite: dolore, vistoso gonfiore del testicolo e arrossamento dello scroto. Possibile effetto a lungo termine: ridotta produzione di testosterone. A oggi il numero di casi è ancora contenuto (poche decine) solo perché le segnalazioni stanno cominciando a emergere da poche settimane.
Certo è che se si è stati contagiati, come ricorda la Società italiana di urologia, se si è stati contagiati, per riprendere l’attività sessuale è necessario attendere due tamponi negativi consecutivi per riprendere l’attività sessuale. I dati preliminari sembrano confermare un’alterazione ormonale, in particolare con un significativo incremento della concentrazione di prolattina nel sangue durante la malattia, con un impatto anche sul desiderio sessuale.

«La presenza del coronavirus nel liquido seminale è una delle grandi questioni da affrontare – spiega Roberto Scarpa, presidente della Società italiana di urologia e direttore dell’Unità operativa complessa di Urologia del Campus Biomedico di Roma – Alcuni studi farebbero pensare a un possibile coinvolgimento del testicolo nel corso dell’infezione, probabilmente mediato da un’infiammazione che potrebbe consentire a un'alta carica virale di superare la barriera emato-testicolare. A oggi sono ancora poche le indagini condotte e pochi i campioni di pazienti coinvolti, per accertare la presenza del virus nel liquido seminale» Anche i risultati ottenuti fin qui sono contrastanti. I dati attualmente a disposizione non hanno dunque una validità scientifica oggettiva. Tuttavia, come per tutte le conseguenze post-Covid in generale, vanno considerati come una base di partenza in attesa di studi più ampi e attendibili che sono già in corso”.

«Nelle cellule testicolari è presente un recettore, chiamato ACE2, che favorisce il legame con il virus – aggiunge  Rocco Damiano, Ordinario di Urologia all’Università Magna Graecia di Catanzaro –. In secondo luogo, le anomalie della coagulazione tipiche dei pazienti affetti da Covid-19 possono scatenare un’infiammazione vascolare. Queste due condizioni determinano un danno a lungo termine nel testicolo, alterando la produzione di testosterone e incidendo sulla formazione degli spermatozoi». 

 

Ultimo aggiornamento: 21:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA