Varianti, Massimo Ciccozzi: «La terza dose ci difende, può salvarci per l’inverno»

L’epidemiologo: «Ci aspettiamo che la profilassi impedisca i sintomi gravi»

Varianti, Massimo Ciccozzi: «La terza dose ci difende, può salvarci per l inverno»
Varianti, Massimo Ciccozzi: «La terza dose ci difende, può salvarci per l’inverno»
di Mauro Evangelisti
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Domenica 28 Novembre 2021, 00:59 - Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 08:27

«Siamo di fronte a una variante che riunisce tutte le mutazioni viste nelle altre. Mancano elementi per dire che la Omicron aggiri il vaccino visti che in Sudafrica poco più del 20 per cento della popolazione è immunizzata. Servirà almeno una settimana per avere un quadro più completo. Sulla base dell’esperienza, però, possiamo aspettarci che i vaccini possano essere elusi più facilmente causando l’infezione, ma che diano ancora una protezione dalla malattia grave. Per questo è importante proseguire velocemente con la somministrazione della terza dose. Fermarsi sarebbe un gravissimo errore». Il professor Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di ricerca in Statistica medica ed Epidemiologia molecolare dell’Università Campus Biomedico di Roma, studia le mutazioni del coronavirus. Oggi invita a essere cauti di fronte alla Omicron, ma a non eccedere in allarmismo.


Professore quali caratteristiche dobbiamo tenere maggiormente di questa variante?
«Ha 32 mutazioni sulla proteina Spike. Racchiude in un un’unica variante tutte quelle trovate prima, nella stessa proteina non ne abbiamo viste così tante. Ha fatto benissimo il ministro Speranza a bloccare i voli da quell’area dell’Africa perché dobbiamo rallentare la diffusione della variante in Europa, prendere tempo in modo da avere più dati possibili a disposizione. Dai dati che arrivano dal Sud Africa sappiamo anche che è molto più veloce della Delta nel contagiare».

Massimo Ciccozzi


Se la Omicron elude più facilmente lo scudo dei vaccini sostituirà la Delta che invece viene fermata con buone percentuali?
«La Omicron ha delezioni sul dominio N terminale. Sono importanti. Sono dei mattoncini rossi che gli anticorpi riconoscono e aggrediscono. Se io questi mattoncini rossi li perdo, gli anticorpi non li riconoscono e il virus svicola. Su questo bisogna fare approfondimenti. Io però credo che per la prevenzione dei sintomi della malattia non ci saranno grossi problemi. Mi aspetto meno efficacia nell’evitare le infezioni, non nel prevenire malattia grave. Ma me lo faccia ripetere: servono più dati».


Dunque non bisogna fermarsi con le terze dosi.
«Senza dubbio. La terza dose è fondamentale in questa fase. Sui sintomi anche l’immunità naturale dovrebbe essere la stessa. Non dimentichiamolo: in Sudafrica siamo appena al 20 per cento di vaccinati. In quell’area ci sono anche molte persone immunocompromesse».


Cosa significa?
«I pazienti in cura per HIV sono una percentuale altissima, 20 per cento. Solo una ipotesi: l’evoluzione di Sars-CoV-2 potrebbe essere stata intraospite. Si potrebbe essere contagiata una persona che non ha anticorpi perché immunocompromessa e questo, all’interno dell’ospite, ha fatto sì che si sviluppassero così tante mutazioni. Avevamo già pubblicato un caso simile per la variante che si sviluppò a Brescia. In quel caso era un paziente oncologico: il virus iniziale era mutato, dopo cinque mesi aveva almeno sette mutazioni».


Voi esperti giustamente dite: bisogna vaccinare l’Africa. Ma al di là dell’egoismo dei Paesi più ricchi non è semplice convincere a vaccinarsi persone di aree che magari in questa fase non sono travolti dal contagio.
«Vero. Però la campagna vaccinale globale va fatta. C’è però un problema logistico, serve un vaccino che si possa conservare a temperatura ambiente. Il Novavax, che usa una proteina ricombinata e che sta per essere autorizzato, può essere una opzione».


Quanto tempo servirà per adattare il vaccino alla Omicron se sarà necessario?
«Per quelli a mRna in tre mesi può essere pronto».


La Omicron potrebbe comportare una malattia differente?
«Non è possibile dirlo ora. Sull’idea evolutiva del virus ci sono varie tesi: quella giapponese ipotizza una scomparsa perché con il moltiplicarsi delle mutazioni si autoelimina; un’altra ritiene che il virus divenga meno nocivo perché se non uccide l’ospite può diffondersi. Tutte ipotesi, ma comunque quante mutazioni dovrebbero esserci per arrivare a quel tipo di scenari? È troppo presto».


Che tipo di inverno si aspetta?
«Più tranquillo dell’anno scorso. La pressione ospedaliera è ancora sotto controllo. I vaccini stanno riducendo sensibilmente la malattia grave. Giustissimo vigilare sulla Omicron. Ma se corriamo con la terza dose eviteremo guai maggiori. Ad oggi dobbiamo difenderci dalla variante ancora dominante, la Delta, mentre è molto probabile che gli immunizzati avranno maggiore protezione dalla malattia anche per la Omicron».
 

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