Donne più deboli con l'emergenza Covid: una proposta per salvarle da violenze e soprusi

Lunedì 15 Giugno 2020
Emergenza donne, violenze in aumento con il lockdown e ora una difficile ripresa. Serve un progetto che coinvolga istituzioni, associazioni e società civile. Perché “l’emergenza Covid 19 ha aggravato un problema già fortemente presente nel nostro Paese e che ora richiede interventi concreti e non differibili. La violenza sulle donne è il sintomo di una società in declino. Il lockdown ha esasperato una situazione già grave. La crisi economica rischia di avere un effetto ulteriore sulle donne che già si trovano sottoposte a soprusi ed in condizione di estrema debolezza dal punto di vista sociale.

Artemisia onlus e Vitesenzapaura onlus hanno unito le forze e dato una risposta immediata, attivando un call center per il supporto psicologico durante il periodo della chiusura.
Ora è tempo di intervenire con per evitare ulteriori emarginazioni e tragedie. Il luogo comune è che ci sono problemi più grandi da risolvere, che ora si deve pensare alla crisi economica. Ma non vi può essere ripartenza senza che le istituzioni prendano consapevolezza e si facciano carico della situazione femminile in modo complessivo e programmatico. Anche nel piano Colao si leggono dichiarazioni programmatiche e di intenti, a riprova che lavoro e violenza sono argomenti connessi.

Artemisia onlus e Vitesenzapaura onlus hanno messo a punto un programma che si articola su cinque punti: prevenzione; modifiche al codice penale; istruzione; percorso psicologico-formativo di uscita dalla violenza; incentivi all’occupazione femminile.
“Riteniamo che alcune risposte potrebbero essere immediate e sarebbero d’aiuto non solo per le vittime della violenza, ma anche d’impulso per la ripresa economica del Paese. Spesso - spiegano in un comunicato Maria Stella Giorlandino presidente di Artemisia onlus e Maria Grazia Cucinotta, presidente di Vite senza paura onlus - le donne sacrificano la propria vita professionale alla famiglia, alla crescita dei figli, all’assistenza agli anziani; poi sono condizionate nelle scelte dalla paura di perdere i loro partner. In molti casi la loro vita è segnata dalla violenza strisciante di taluni rapporti. Anche indipendenza e uscita dalla violenza sono un anello non scindibile. Di questo non si parla. La crisi determinata dall’emergenza sanitaria ha inciso ancora di più non solo chiudendo in casa le vittime con gli orchi come già denunziato da svariate Associazioni, non solo negando talvolta un tempestivo intervento delle forze dell’ordine, ma anche sottraendo molti degli spazi lavorativi che negli ultimi anni le donne si erano ritagliate. Si pensi all’ampio settore del turismo, della gestione dei b&b, per fare un esempio”.

 Le due associazioni hanno lanciato una proposta che dà contenuto al punto 5 del loro programma: assumiamo donne e prevediamo sgravi fiscali. Per il datore di lavoro che assuma, a decorrere dal 1° maggio 2020, donne che provengano da una casa-famiglia e che vi abbiano fatto ingresso per avviare un percorso di fuoriuscita dalla violenza, spettano, per la durata di dodici mesi (almeno e graduabili in ragione della successiva durata e del consolidamento del rapporto), riduzioni significative dei contributi previdenziali. Una stretta tra imprenditori, centri antiviolenza, associazioni e mondo del lavoro per non dimenticare. A livello regionale si può fare altro? Sì. Creare percorsi formativi per le donne che hanno subìto violenza, per rafforzare la loro autostima e, di seguito, la loro professionalità con il sostegno delle istituzioni regionali e d’accordo con le imprese dei settori più colpiti, spettacolo, moda e turismo”, chiudono Giorlandino, Cucinotta e Solveig Cogliani responsabile area giuridica di Vite Senza Paura onlus.  © RIPRODUZIONE RISERVATA