«AstraZeneca, tagli del 50%», la Ue: «Subito gli altri vaccini»

Mercoledì 24 Febbraio 2021 di Mauro Evangelisti

Il Regno Unito è in fuga, ha già somministrato almeno una dose del vaccino anti Covid al 27 per cento dei cittadini e, grazie a questo, ha pronto un piano dettagliato per riaprire e tornare alla normalità, tanto che i britannici sono corsi a prenotare le vacanze per quest’estate. L’Unione europea arranca, con percentuali di somministrazioni attorno al 5 per cento, piani confusi, annunci periodici delle case farmaceutiche di tagli alle forniture.

 

 

 

 


TEGOLA
L’ultima brutta notizia è di ieri. AstraZeneca, colosso anglosvedese che produce uno dei tre vaccini autorizzati in Europa e per il quale ieri il Ministero della Salute ha ufficializzato l’innalzamento dell’età limite di utilizzo a 65 anni: nel secondo trimestre del 2021 invierà alla Ue 90 milioni di dosi in meno di quelle promesse (180 milioni). Di fatto dimezza le forniture. Per l’Italia, che tra aprile e giugno ne aspettava almeno 20 milioni, significa un taglio drastico, visto che in questo modo saranno consegnati solo 10 milioni di dosi.

AstraZeneca, che è il principale fornitore del Regno Unito dove invece non vengono segnalate riduzione, aveva già diminuito le fiale anche nel trimestre in corso rispetto al contratto iniziale. In pratica, ragionando sull’intero primo semestre, dei 300 milioni di dosi per l’Europa previste nel primo contratto, ne arriveranno solo 130. Un portavoce del gruppo ha spiegato: «Stiamo continuamente rivedendo il nostro programma di consegna e informando la Commissione Europea su base settimanale dei nostri piani per portare più vaccini in Europa. Poiché stiamo lavorando duramente per aumentare la produttività della nostra catena di approvvigionamento dell’Ue e facendo tutto il possibile per utilizzare quella globale, speriamo di poter avvicinare le nostre consegne ai numeri dell’accordo di acquisto anticipato».

Un funzionario della Ue ha commentato la notizia della riduzione delle forniture diffusa da una indiscrezione di Reuters: «Le discussioni sul programma di consegne di AstraZeneca sono in corso. L’azienda sta perfezionando il proprio programma e consolidandolo sulla base di tutti i siti produttivi disponibili dentro e fuori dall’Europa. Prevediamo di ricevere una proposta migliorata». La compagnia produce in Belgio, ma visto che le dosi che escono dallo stabilimento si stanno rivelando insufficienti, vorrebbe portare in Europa anche quelle realizzate in India e Stati Uniti. Questo nuovo taglio frena la corsa alle vaccinazioni di Ue e Italia, che perderanno terreno rispetto a Regno Unito, Usa e Israele. In vista del consiglio europeo straordinario di domani, ci sono stati scambi di telefonate tra Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Sui vaccini sta montando lo scontento dei Paesi membri e la von der Leyen porterà la proposta di prevedere, anche nella Ue, lo strumento dell’«autorizzazione d’emergenza a livello europeo per i vaccini».

Già esiste per i singoli Paesi membri (lo ha usato l’Ungheria per Sputnik 5), ha consentito al Regno Unito di partire prima della Ue perché già a dicembre ha autorizzato il vaccino di Pfizer e, sempre in anticipo, quello di AstraZeneca. Con l’autorizzazione d’emergenza Ema può decidere più rapidamente il via libera a nuovi vaccini, ma viene da chiedersi perché ci si pensa solo ora.


IL QUARTO PRODOTTO


Ad oggi il quarto vaccino all’orizzonte è quello di Johnson&Johnson, che anche con la procedura normale, riceverà il via liberà a metà marzo, con l’ipotesi delle prime consegne in aprile. Intanto la Lombardia cambia strategia nella vaccinazione: privilegerà la diffusione nelle aree dove c’è più alta trasmissione del virus e per chi è già stato positivo ci sarà una sola dose o il posticipo di sei mesi. Tornando all’Unione europea e al governo italiano, nel ventaglio di azioni previste anche la ricerca di nuovi impianti produttivi. Su questo sta lavorando anche il ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che domani incontrerà Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, per verificare se è possibile produrre in Italia i vaccini. Spiega Scaccabarozzi: «Ce la metteremo tutta. Stiamo cercando tra tutte le aziende nostre associate chi è in grado di dare una mano. Se non troviamo i bioreattori, si opererà almeno nella fase di infialatura, visto che ad Anagni abbiamo già Catalent che lo fa per AstraZeneca e Johnson&Johnson. Certo, la produzione vera e propria, con la riconversione di un impianto, necessita almeno 4-6 mesi. Ma è giusto tentare questa strada, perché è probabile che le campagne vaccinali debbano ripetersi anche nei prossimi anni».
 

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