Vaccino anti-Covid, l'incognita della fretta: complicanze da valutare

Giovedì 12 Novembre 2020 di Carla Massi

Uno degli ultimi numeri del Journal of American Medical Association, Jesse L. Goodman del Dipartimento di Medicina e Malattie infettive della Georgetown University di Washington cerca di dare una risposta ai quesiti più elementari che ognuno di noi si pone sull’utilità e sui potenziali pericoli che potrebbero sorgere con l’utilizzo dei vaccini per il Covid-19. Vaccini che, è bene ricordare, stanno nascendo in piena emergenza e sono in sperimentazione accelerata. «Nel valutare i risultati della sperimentazione – si legge nell’articolo – è importante conoscere i margini di errore nello stimare la percentuale di casi o complicazioni prevenute». Tempi previsti: primavera 2021.

La sicurezza

«Mentre alcuni sintomi, quali irritazione al punto dell’iniezione, febbricola, stanchezza e mialgie, possono essere spiacevoli ma solitamente non sono pericolosi (se non si sovrappongono a malattie sottostanti), altre patologie quali quelle neurologiche o infiammatorie devono essere escluse. E, per fare questo, ci vuole tempo. Bisogna infine sapere che eventi rari possono essere esclusi solo quando saranno vaccinati un gran numero di pazienti».

L’efficacia

«Non tutti i pazienti hanno la stessa risposta immunitaria. Solo quando saranno noti i risultati dei test in corso si potrà valutare quali saranno i pazienti che avranno una risposta migliore. I vaccini non saranno tutti ugualmente efficaci. Andranno valutate le differenze eventuali per quanto riguarda dosi, sicurezza ed efficacia in relazione alla diversità dei pazienti».

 «La popolazione vaccinata sarà al sicuro dal Covid? Nessun vaccino ha un’efficacia del 100%. Inoltre, un vaccino che protegge dall’insorgenza della malattia non è detto che prevenga la trasmissione del virus. Ed ancora: non sappiamo quanto duri nel tempo l’immunità e quindi la protezione data dai vaccini. Pertanto anche quando le profilassi saranno disponibili, non si potrà fare a meno di mascherine, distanziamenti e tutto quanto ci rende meno vulnerabili per molto tempo ancora».

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