Tiroide, studio dell'università francese di Tours: un vocalizzo a 150Hz svela la natura dei noduli

Giovedì 11 Febbraio 2021 di Maria Rita Montebelli
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Attraverso la voce, individuare la natura dei noduli della tiroide. È quanto propone uno studio appena pubblicato su “Applied Physics Letters” da Steve Beuve (e colleghi) dell’Università di Tours in Francia. L’idea è quella di integrare l’esame ecografico con la tecnica dell’elastografia (metodica diagnostica ad ultrasuoni che rileva il grado di elasticità dei tessuti) passiva vocale, per valutare i noduli tiroidei, attraverso la voce. Ricordiamo che la tiroide è una ghiandola endocrina. Produce gli ormoni tiroidei che rilascia nel sangue. Gli ormoni tiroidei regolano, tra l’altro, il battito cardiaco, la temperatura corporea e soprattutto il metabolismo, la modalità con cui l’organismo utilizza e consuma le sostanze nutritive. I noduli tiroidei sono piccole masse solide o a contenuto liquido che si formano nel contesto della tiroide, una ghiandola localizzata alla base del collo. In alcuni casi, i noduli possono crescere e rendersi manifesti visivamente (o alla palpazione) come rigonfiamenti tondeggianti. Talvolta, nei casi di maggiori dimensioni, possono determinare pressione sulla trachea o sull’esofago, causando senso di difficoltà respiratoria o alla deglutizione.

Qual è la procedura prevista dai francesi? In pratica, mentre il medico tiene la sonda dell’ecografo sulla tiroide, al paziente viene chiesto di fare un vocalizzo, pronunciando il suono “eee” a 150 Hz (è guidato da un altoparlante che diffonde un suono e che il paziente deve imitare). La voce del paziente genera vibrazioni che, a quell’intensità, riescono a coprire il rumore di fondo del sangue che scorre nella carotide e vengono registrate dalla sonda dell’ecografo mentre attraversano la tiroide. Un software creato ad hoc calcola la velocità di queste onde sonore, che viaggiano più rapidamente attraverso un tessuto solido e compatto. E alla fine si ottiene una mappa di rigidità delle diverse aree della tiroide, che viene sovrapposta all’immagine ecografica. Il tessuto neoplastico è in genere più rigido, cioè più denso e compatto del tessuto tiroideo normale o dei noduli benigni e il riscontro di aree più rigide. Dovrebbe, inoltre, far scattare l’allarme e indirizzare il paziente verso l’agoaspirato permettendo di risparmiare tanti agoaspirati inutili.

Un’idea interessante, che dovrà essere validata da altri studi condotti su migliaia di pazienti. Il cancro della tiroide rappresenta il 3-4 per cento di tutti i tumori e colpisce soprattutto le donne tra i 40 e i 60 anni. È uno dei tumori più frequenti per le donne in questa fascia d’età. Le persone affette da un tumore della tiroide tipicamente hanno pochi sintomi (comparsa di un nodulo nella regione anteriore del collo o aumento di volume dei linfonodi del collo, raucedine o alterazioni persistenti della voce, difficoltà a deglutire o a respirare, dolore a livello del collo, anche irradiato verso la gola, tosse persistente e non causata da una malattia da raffreddamento, astenia) o sono del tutto asintomatiche. L’asportazione è consigliata soltanto se il nodulo è maligno, se supera i tre centimetri o se comunque provoca un senso di soffocamento e difficoltà nella deglutizione. I noduli possono essere normofunzionanti e quindi non modificare la funzione tiroidea, oppure iperfunzionanti (gozzo tossico), associati a un’eccessiva produzione di ormoni tiroidei. In genere questi ultimi sono benigni. Una diagnosi precoce e una cura tempestiva garantiscono una sopravvivenza molto alta. Una recente ricerca pubblicata su “Nature” dal gruppo di Martin Schlumberger dell’Institut Gustave Roussy di Villejuif (Francia) rivela dati confortanti: tra tutti i pazienti affetti da tumore della tiroide, quelli ad alto rischio sono appena il 5-10%.

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