Alberto Cei, psicologo dello sport: «Allenamenti condivisi sui social per ritrovare lo spirito di gruppo»

Giovedì 11 Febbraio 2021 di Alberto Cei
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Il 2020 se ne è andato e sarà ricordato come l’anno peggiore degli ultimi 75 anni, per avere coinvolto il mondo intero in una crisi inizialmente sanitaria, diventata una pandemia planetaria che ha sconvolto la vita di ogni persona. Sono psicologo e mi occupo di sport e del benessere di coloro che lo praticano, siano essi campioni e professionisti o individui che svolgono questa attività come stile di vita. La pandemia ci ha obbligati a restare a casa, al distanziamento fisico e a impedire lo sport per come lo conoscevamo. L’attività sportiva è diventata uno stress aggiuntivo con effetti psicologici negativi sulle persone che svolgono anche solo un’attività ricreativa.

GLI APPROCCI

 Se in NBA sono stati proposti progetti specifici per potere permettere al pubblico di ritornare a vedere le partite, da noi si chiede più superficialmente di fare entrare allo stadio più persone, senza spiegare come sia possibile salvaguardare la salute di tutti. Parlando degli utilizzatori finali dello sport, anche in questo ambito non vi sono proposte. Molti hanno assunto un approccio solo pessimista, i più ottimisti hanno sfruttato la propria creatività attuando soluzioni alternative per mantenersi attivi. Un’indagine del Comitato Olimpico Internazionale su 3.000 atleti ha messo in luce che il 50% ha dichiarato di essere sempre stato motivato ma circa il 33% di loro ha ammesso di avere difficoltà a gestire la propria salute mentale. Molti hanno assunto un approccio allo stop convincendosi che continuare a fissarsi su ogni cosa che stava andando storta li avrebbe bloccati per sempre. Meglio essere ottimisti nel vivere il presente e nel pensare al futuro, utilizzando ciò che si è imparato sulla gestione dello stress e applicarlo a questa situazione. Impegnarsi nel gestire l’attesa, vivere il blocco delle competizioni come un momento imprevisto da superare. Non a caso per combattere la guerra contro le problematiche psicopatologiche che possono affacciarsi alla mente sino a condurre al rifiuto delle competizioni agli atleti è stato chiesto di utilizzare le tecniche psicologiche che sono soliti usare per prepararsi mentalmente alle gare. Rilassamento, meditazione, allenamenti per l’attenzione, visualizzazione delle prestazioni e mantenimento delle loro routine quotidiane, sono alcuni degli strumenti a loro disposizione per vivere l’eccezionalità di questo periodo. Un altro aspetto utile risiede nella condivisione sui social dei loro allenamenti quotidiani, per mantenere, anche se a distanza una relazione con gli altri atleti e con il proprio ambiente sociale. Il contatto con gli esperti che lavorano con loro è stato un altro elemento che ha permesso di ricostruire anche se a distanza quella quotidianità nei rapporti interpersonali di tipo professionale che ha permesso di ridurre la propria solitudine psicologica e di condividerne le ansie.

SEDENTARIETÀ

 Coloro che non fanno parte di questi gruppi di atleti nonché per gli adulti praticanti sport a livello amatoriale l’anno appena trascorso è stato più drammatico perché non hanno potuto attingere al sistema sportivo che invece ha aiutato gli atleti. Vi sono state organizzazioni sportive che non hanno abbandonato i loro iscritti ma certamente non hanno raggiunto i milioni di persone che sarebbe stato necessario. Non abbiamo dati sui livelli di sedentarietà degli italiani durante il 2020 ma è probabile che sia aumentata la percentuale dei sedentari. Una ricerca condotta da Sport England nel Regno Unito ha scoperto che i livelli complessivi di attività sono scesi drasticamente per gli adulti e per i bambini. Nel Regno Unito, dove la pratica sportiva è più diffusa che in Italia, il 40% è così sedentario da rischiare la propria salute a lungo termine e il 25% è quasi completamente inattivo. Lo sport insegna il senso di appartenenza a un gruppo con cui si condividono esperienze di vita significative che stimolano il benessere personale. Questo è ciò che è mancato in quest’anno di pandemia, sono venuti meno i legami sociali che si costruiscono grazie alla pratica sportiva.

*Psicologo dello sport e professore all’Università di Tor Vergata e all’Università telematica San Raffaele

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