Macchie solari, l'estate lascia il segno. L'esperto: «I nuovi laser efficaci e sicuri

Giovedì 16 Settembre 2021 di Maria Pirro
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Non serve il microscopio per notarle. A differenza di quelle avvistate da Galileo, le macchie solari che deturpano viso, mani e décolleté sono visibili a occhio nudo. Effetto di una eccessiva esposizione ai raggi Uv, tormentano soprattutto le donne, tra i 40 e i 50 anni, al ritorno dalle vacanze.

Di varie dimensioni, dal colore variabile, marrone chiaro o scuro, l’unico desiderio per tutte è cancellarle. Subito. Con rimedi che spesso aggravano la situazione. «L’errore più comune è il fai-da-te, il maldestro tentativo di rimuovere le tracce di melanina sul volto con soluzioni inefficaci, se non dannose», avverte Laura Colonna, responsabile di Dermocosmetologia dell’Idi di Roma. Non bisogna eseguire cerette depilatorie, assumere farmaci fotosensibilizzanti e applicare creme profumate. E guai a pensare che più ci si abbronza più gli inestetismi si nascondono. «Purtroppo, tendono a peggiorare», chiarisce Ketty Peris, presidente SideMast (Società italiana di dematologia e malattie sessualmente trasmesse).

LA CLASSIFICAZIONE

L’estate lascia il segno, e non resta che prenotare una visita specialistica per la diagnosi: le iperpigmentazioni della cute sono classificate e per ciascun tipo è previsto un trattamento mirato. Ad esempio. Le lentigo solari, di solito rotonde, hanno un diametro che può arrivare fino ad alcuni centimetri; mentre le efelidi sono piccolissime (1-2 millimetri), a volte rossastre: «Più diffuse se si ha la pelle chiara, sono geneticamente determinate e possono comparire sin dall’infanzia, sempre indotte dal sole», chiarisce l’esperta. Poi ci sono le cheratosi attiniche, le più pericolose: «Causate dall’accumulo di raggi ultravioletti nel corso della vita, vanno rimosse prima che evolvino in carcinomi cutanei». Il melasma si estende tra gli zigomi, la fronte, il naso, il mento e intorno al labbro superiore. «Compare spesso durante una gravidanza o in associazione a terapie ormonali come la pillola anticoncezionale», aggiunge Colonna, che passa all’esame dei trattamenti diversificati in base al pigmento: se più profondo è più difficile ottenere un risultato. «In genere, le macchie marroni o nere sono più superficiali, cioè si formano a livello dell’epidermide; quelle-bluastre sono localizzate a livello del derma». Si comincia con peeling chimici e laser per rimuovere lentigo solari e melasma. Anche nelle forme più gravi, per quest’ultima patologia oggi è possibile ottenere miglioramenti significativi utilizzando acido retinoico, fitico e azelaico. Per le lentigo solari, il laser Q-switched, tecnologia al nanosecondo di ultima generazione, grazie alle due lunghezze d’onda di 1064nm e 532nm, riesce a colpire in maniera selettiva il pigmento, lasciando inalterate le cellule cutanee circostanti ed evitando cicatrici. «Porta alla eliminazione efficace, sicura e in tempi brevi dell’inestetismo», garantisce la dermatologa. Ed è possibile anche usare la luce intensamente pulsata Ipl, che viene captata sia dall’emoglobina sia dalla melanina, e ha un duplice effetto sulle discromie di origine mista.

La crioterapia utilizza azoto liquido a temperature molto basse per creare un danno epidermico a livello della lesione, provocando la formazione di bolle che, dopo alcuni giorni, vengono eliminate portando via anche la macchia. In questo caso, però, c’è il rischio di accentuare le differenze di pigmentazione: è importante che l’operazione sia eseguita da mani esperte. Colonna aggiunge: «Con le tecnologie avanzate di laser Co2 ablativi, riusciamo a trattare in un’unica seduta anche le cheratosi più grandi sul volto». Ma qualsiasi soluzione rischia di rivelarsi provvisoria. «L’esposizione solare prolungata e senza adeguata protezione può far ricomparire il problema, così come un trattamento troppo aggressivo accentuare la macchia persistente. L’imperfezione va accettata, può rendere un volto più interessante», interviene Vincenzo Argenzio, specialista di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, dirigente medico al Policlinico dell’università Vanvitelli. Alle sue pazienti raccomanda di applicare creme con filtri almeno ogni due ore, meglio ogni mezz’ora. «Non solo d’estate, e anche davanti al pc: le luci del monitor possono compromettere le cure». «La costanza è fondamentale, in particolare per il melasma che ha una componente infiammatoria e un’eziologia multifattoriale», gli fa eco il collega Stefano Santoro. Può essere utile la nicotinamide, terapia orale che riduce la comparsa di eritemi solari e i danni cancerogeni dei raggi Uv. E, per le cheratosi attiniche e le lesioni da fotodanneggiamento, va segnalata la terapia fotodinamica che consiste nell’applicazione di una crema in occlusione e, dopo circa due ore, nell’esposizione per qualche minuto a una luce rossa al led. Un approccio diverso è necessario, infine, per melanoma (lentigo maligna) ed epiteliomi: in questi casi solo la diagnosi precoce garantisce alte chance di guarigione, come sottolinea Paolo Ascierto, direttore del dipartimento Melanoma dell’istituto tumori Pascale, ricordando che anche le lampade solari aumentano le probabilità di ammalarsi.
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Ultimo aggiornamento: 16:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA