Ciaspole e sci di fondo, il senso della neve a due passi da casa nostra

Giovedì 10 Dicembre 2020 di Stefano Ardito

La montagna d’inverno non è solo sci di pista. Sull’Appennino o sulle Dolomiti, quando arriva la neve, si può godere di una totale immersione nella natura anche camminando o scegliendo di sciare lontani da impianti di risalita o da altre situazioni affollate. Parliamo di scialpinismo (si sale a piedi, si scende con gli sci) che richiede una tecnica raffinata, ma anche di passeggiate sui viottoli battuti, accessibili a tutti. In mezzo abbiamo lo sci di fondo e, soprattutto, le escursioni con le ciaspole ai piedi, che consentono di camminare tra boschi e altopiani. Qualunque attività si scelga, la montagna d’inverno può presentare difficoltà maggiori rispetto a quella d’estate: oltre al freddo, al cambio repentino di temperatura, alle giornate più corte (calcolare i tempi per il rientro in sicurezza) e la neve, che si può trasformare rapidamente da polvere in ghiaccio. Sull’Appennino, più basso e più vicino al mare, questa variabilità è ancora più accentuata.

LA PREPARAZIONE

«Camminare è utilissimo per l’organismo anche se saliamo un po’ di quota. Per godere al massimo del movimento e non rischiare incidenti sarebbe opportuno fare un corso del Cai o farsi accompagnare da una guida alpina. Va ricordato che muoversi in modo corretto limita la fatica, i rischi e regala benefici all’organismo» spiega Carlo Vittorio Resti, componente della commissione medica del Cai Lazio. L’età non è un limite per queste attività. Chi ama le ciaspolate, o pratica lo scialpinismo o il fondo, incontra appassionati di ogni età. I meno giovani, spiegano istruttori e medici, sanno dosare lo sforzo, e negli anni hanno perfezionato la tecnica. «Nello sci di pista, i nuovi materiali hanno spostato le lesioni dalla caviglia alla tibia o al ginocchio. Nelle altre attività le lesioni possono essere diverse – spiega Marcello Maria Marini, ortopedico e medico dello sport con 50 anni di alpinismo alle spalle – Camminando con le ciaspole si sforza la caviglia, il fondo espone i muscoli a lesioni da strappo. Attenzione, dunque, se sappiamo di essere vulnerabili in quelle aree».

LE TEMPERATURE

Il nemico numero uno dell’escursionista invernale, insieme alla scarsa conoscenza del luogo, è il freddo. Istruttori e manuali consigliano di vestirsi “a cipolla” per difendersi dagli sbalzi del termometro e dal vento. Sembrano raccomandazioni scontate ma non è così. Troppo spesso “lottare” con la temperatura perché non si è attrezzati nel modo giusto porta a fare movimenti sbagliati. «Ognuno deve conoscere sé stesso, e capire i segni. I brividi o i crampi ci dicono che ci stiamo avvicinando a una situazione di allarme e all’ipotermia» aggiunge Carlo Vittorio Resti. In gruppo è importante tenere d’occhio gli altri partecipanti. Se si ha freddo alle mani si devono roteare le braccia, i piedi possono essere frizionati, del cibo energetico e una bevanda calda possono dare energia, e aiutare a tornare senza problemi alla base. In montagna, d’inverno e non, bisogna saper rinunciare. Vale sull’Everest, come tra i boschi dei Monti Simbruini, del Matese o del Cansiglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio, 17:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA