Occhi giovani, nuovo intervento per bloccare la presbiopia. E' rapido, risolutivo e biocompatibele

Giovedì 11 Febbraio 2021 di Giampiero Valenza
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Per chi ha più di 40 anni è una tappa obbligata: l’occhio invecchia e si diventa presbiti. A rovinarsi è il cristallino, lo zoom che consente di mettere a fuoco a diverse distanze. Con il passare del tempo, infatti, è lui a perdere l’elasticità e a indurirsi. «La presbiopia inizia a manifestarsi intorno ai 40 anni e questo indurimento continua fino oltre ai 60. È un invecchiamento del cristallino che colpisce tutti», spiega Alessandro Mularoni, responsabile di Oculistica dell’Ospedale di Stato della Repubblica di San Marino. Il mondo della ricerca sta lavorando per realizzare colliri per rallentarne l’invecchiamento, ma ad oggi ancora non ci sono cure simili in grado di riportare la stessa vista che si aveva da giovani.

I SEGNALI

Ma quando ci si accorge di essere diventati presbiti? Lo si nota quando non si riesce più a mettere a fuoco: inizialmente, per esempio, ci si allontana dallo smartphone per leggerlo e nel corso della giornata l’occhio inizia a stancarsi. A 40 anni, dunque, la regola principale da seguire è fare una visita dall’oculista per monitorare lo stato dell’occhio. «È questa l’età in cui insorgono le patologie tipiche dell’età senile, come il glaucoma e le maculopatie – aggiunge lo specialista – L’insorgenza della presbiopia è per il paziente un momento importantissimo per fare un check up completo». La diagnosi la fa l’oculista con una visita completa: prima misura la vista da lontano e da vicino, poi prende la pressione dell’occhio (il tono oculare) e prova un occhiale. Il cristallino viene misurato con un densitometro che fa capire quanto stia diventando denso. «Più lo è, più diminuisce l’elasticità e la performance della messa a fuoco – commenta Mularoni – Quando tutta la lente è opaca quella è invece la cataratta, che fa riferimento alla trasparenza del cristallino». Tre sono i percorsi di trattamento da seguire. O si segue la classica correzione o la chirurgia e le tecniche laser. Nel primo caso, ci sono gli occhiali o le lenti a contatto. Se invece si vuole andare verso l’intervento risolutivo, oggi la soluzione è in day hospital, in anestesia locale, e permette subito di poter vedere. «Togliamo il cristallino e inseriamo una lentina intraoculare: è un innesto di materiale plastico di elevata qualità e biocompatibile, che non dà reazione avversa – precisa Mularoni – Al termine degli interventi, poi, o non si mette nulla o si usa un guscio protettivo, che rende l’occhio da subito libero. Il guscio è trasparente e il paziente vede già come se avesse davanti la lente di un occhiale».

LA RICORRENZA

 Per l’operazione la scelta può ricadere su diversi cristallini artificiali, a seconda se si vuol privilegiare una vista da lontano o intermedia. Il primo cristallino artificiale ad essere impiantato ha compiuto i suoi 71 anni lo scorso 8 febbraio, giorno in cui, nel 1950 l’oftalmologo Harold Ridley lo mise in maniera permanente in un occhio. La sua intuizione nacque durante la seconda guerra mondiale: alcuni piloti della forza aerea britannica avevano schegge delle tettoie della cabina di pilotaggio depositate sugli occhi e si accorse che quel materiale, l’acrilico, non scatenava un rigetto infiammatorio. Così, iniziò a studiare per realizzare un cristallino artificiale e, alla fine, ci riuscì.

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