Euforia per l'annuncio del vaccino anti-Covid, ma l'okay definitivo vuole rigore e trasparenza

Giovedì 12 Novembre 2020 di Carla Massi

L'annuncio della Pfizer che il suo vaccino contro il Covid-19 funziona al 90% ha provocato un sussulto in tutto il mondo. In verità, più che nei reparti di terapia intensiva e nei laboratori, nelle grandi dealing room (ormai virtuali) della grande finanza. Le Borse hanno compiuto balzi che non si registravano da tempo, molti Paesi si sono affrettati a prenotare il farmaco, la Ue ha subito ipotizzato l’acquisto di 300 milioni di dosi (l’Italia potrà contare sul 13,51% di questi 300 milioni, visto che la ripartizione avviene sulla base della popolazione di ciascun Stato). Ancora: i titoli della Pfizer, che ha messo a punto il vaccino insieme alla tedesca BioNTech, hanno spiccato il volo dopo l’annuncio; quelli delle aziende che stanno lavorando sui farmaci per curare l’infezione, invece, sono crollati, unico neo della giornata. In ogni caso, per dirla con le parole del ceo di Pfizer Albert Bourla, lunedì 9 novembre è stato «un grande giorno per la scienza e per l’umanità». «Il risultato delle elezioni americane è stata una notizia importante per il mondo, per l’economia e i mercati. Ma, in quanto investitore, ho sempre pensato che la pandemia avesse implicazioni più rilevanti per i mercati» ha a sua volta sentenziato Johanna Kyrklund, ceo e global head of Multi-Asset Investment di Schroders. Uno scossone non da poco per il mondo degli affari, che non a caso plaude all’annuncio giunto - potenza delle coincidenze - il giorno dopo l’autoproclamazione del neo presidente Joe Biden, così da silenziare gran parte delle polemiche che avevano avvelenato la coda del voto. Ma il vaccino non è e non potrà mai essere solo business come ora sembra. Anche se la guerra c’è e i colpi bassi non sono mancati (e non mancheranno). Basta pensare agli attacchi, anche sui social, che ha subìto la Oxford University (lavora con la Irbm di Pomezia per un vaccino che sarà prodotto da AstraZeneca): alcune vignette ipotizzavano che i volontari si sarebbero trasformati in scimmie dal momento che questi mammiferi erano stati utilizzati come ponte di passaggio per trasferire il gene del Covid-19 in laboratorio prima di inocularlo. L’intelligence britannica, inoltre, è arrivata ad accusare Mosca di spionaggio. E di aver sviluppato un vaccino sulla base di dati hackerati alla Oxford University.

Tra le voci rassicuranti e forse un po’ troppo trionfalistiche di molti scienziati, è stato lo stesso Biden tra i primi a mettere le mani avanti. E a palesare le incognite che ancora ci aspettano. «Le notizie sul vaccino danno speranza, ma la battaglia è ancora lunga, ci aspetta ancora un inverno buio. Vi invito a indossare la mascherina, che non è una dichiarazione politica» ha detto dal palco del Queen Theatre della sua Wilmington dopo aver nominato la task force anti Covid, frenando gli entusiasmi con cui le Borse e l’opinione pubblica mondiale hanno accolto l’annuncio. Un vaccino per il quale chiede «un rigoroso processo di approvazione guidato dalla scienza e pienamente trasparente per non minare la fiducia della gente». Ricordando che la Food and drug administration, l’ente regolatorio dei farmaci in Usa, non ha ancora dato una risposta pubblica sulla bontà del farmaco, in modo di poter cominciare a distribuire il vaccino prima della fine dell’anno.

Anche dal fronte medico scientifico abbiamo ravvisato tanto entusiasmo eppure, proprio da quel fronte, generalmente si invita alla cautela. Si chiede di non precipitare. Tra tutti si eleva la voce Nobel 2020 per la Medicina Michael Houghton, che proprio su questo numero di MoltoSalute mostra dubbi e aspetta diverse risposte. Per quanto tempo proteggerà questo vaccino? Quali sicurezze per gli anziani? Ci sarà bisogno di un richiamo? Forse la saggezza del maestro ricercatore, il novantenne Silvio Garattini fondatore dell’Istituto Mario Negri, ci può aiutare a tornare a parlare di infezione mondiale lontano dalle oscillazioni della finanza e dagli scontri politici nascosti dietro al vaccino. Ci suggerisce che prima di fare festa, «servono dati e risposte precise se vogliamo conquistare la fiducia della popolazione». Ricordiamo che c’è un corsa ricchissima a chi arriva primo. Mentre gli ospedali di tutto il mondo sono sempre più affollati.

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