Tumore del rene: diminuiscono i casi grazie agli uomini che fumano di meno

Sabato 20 Giugno 2020 di Carla Massi
Successo delle cure contro il tumore del rene.  In tre anni, sono state registrate 800 diagnosi in meno, con un calo del 6%. Erano 13.400 nel 2016, ne sono state contate 12.600 nel 2019. Complimenti soprattutto agli uomini: la diminuzione riguarda, infatti, solo loro (da 8.900 a 8.100).

Tumore del rene, l'ecografia aiuta la prevenzione


L'incidenza della malattia, invece, resta costante tra le donne (4.500). I maschi, più delle donne, hanno deciso di smettere di fumare. Con effetti quasi immediati sulla salute generale della popolazione. Il fumo, come l'obesità, l'ipertensione, la sedenterietà e l'esposizione a sostanze tossiche  sono i maggiori fattori di rischio rispetto al cancro del rene.

In Italia, il 71%, delle persone con questa patologia è vivo a 5 anni dalla diagnosi e può, come fa sapere la Fondazione Veronesi, essere considerato guarito. Un risultato importante di 10 punti sopra la media registrata nell'intero continenete. Sono state, in particolare, le nuove terapie e le mutate abitudini di vita a far cambiare la rotta. Ancora indietro, in nostro Paese, è nella diagnosi precoce.


«È dimostrato che l’attività fisica praticata con costanza è in grado di ridurre fino al 22% il rischio di sviluppare la malattia – spiega Massimo Di Maio, Segretario Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e Direttore Oncologia dell’Ospedale Mauriziano, Università di Torino -. Non solo. Anche nei pazienti che hanno già ricevuto la diagnosi, il movimento può migliorare del 15% i risultati dei trattamenti, riducendo fatigue, ansia e depressione, con un impatto positivo sulla qualità di vita. Si tratta di risultati paragonabili a quelli di un farmaco efficace. Purtroppo, in Italia, ben il 34,5% dei cittadini è sedentario e, fra i pazienti con tumore del rene, questa percentuale cresce fino al 75%». 

I principali sintomi sono sangue nelle urine, dolore al fianco e presenza di una massa palpabile a livello addominale, spesso presenti solo in fase metastatica. Circa il 60% delle diagnosi – aggiunge Cristina Masini, Dirigente medico Oncologia Ausl Reggio Emilia - è casuale e avviene di solito tramite un’ecografia addominale eseguita per altri motivi, senza sintomi specifici. Una casualità che presenta conseguenze positive, perché in questo modo la malattia può essere individuata precocemente e curata con successo. Se riusciamo a intervenire durante le prime fasi della patologia, le guarigioni superano il 50%. Ma circa il 30% delle diagnosi avviene ancora in stadio avanzato. In questi casi, il tasso di sopravvivenza a 5 anni è del 12%, ma in graduale aumento grazie a terapie innovative. Ad esempio cabozantinib  è un nuovo inibitore delle tirosin-chinasi, che ha dimostrato di essere particolarmente efficace nei pazienti in fase metastatica. Svolge un’azione anti-angiogenica, riuscendo a fermare la formazione di vasi sanguigni
». Nel nostro Paese vivono più di 129mila persone con la diagnosi.  © RIPRODUZIONE RISERVATA