Test sierologico dopo il vaccino: conviene farlo? Ecco quanto costa e quali sono i migliori. Rispondono gli esperti

Domenica 20 Giugno 2021
Anticorpi dopo il vaccino: quale test, quanto costa e quando (e se) conviene effettuarlo. Rispondono Pregliasco e Cauda

Si può verificare se il vaccino ha generato una risposta nel nostro organismo con un test. «È un prelievo del sangue», spiega il professor Roberto Cauda, direttore dell’Unità Malattie Infettive del Policlinico Gemelli e revisore scientifico dei parametri Covid del Governo. Ma non si tratta del sierologico che si effettuava circa un anno fa per valutare se si era già stati contagiati. È invece un esame che indica nello specifico la presenza di anticorpi che vengono titolati secondo la scala Bau dell’Organizzazione mondiale della sanità. C'è però un costo, un momento in cui è più opportuno farlo e alcune indicazioni da seguire. Anche se non tutti sono d'accordo sull'opportunità di effettuarlo. «Non c’è ancora un metodo che ufficializza la forza della protezione – spiega Fabrizio Pregliasco, virologo e docente dell’Università Statale di Milano –. Non vedo l'esigenza di farlo».

 

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Cosa è il test sierologico

Dott. Pregliasco, è utile fare un test per vedere se il vaccino ha dato una risposta?

Ad oggi non abbiamo ancora dei test completamente standardizzati. Non c’è ancora un metodo che ufficializza la forza della protezione. Il test sierologico IgG anti Spike dà un’idea della risposta, ma non c’è ancora un’analisi dell’immunità cellulare. Quindi non vedo l’esigenza di farlo.

Costo

Quanto costa?

Dai 30 ai 60 euro. Non è inoltre coperto dal Servizio Sanitario Nazionale.

Deve essere prescritto da un medico di base?

Non necessariamente.

Perché non è utile?

Mentre per l’epatite B sappiamo già un livello di anticorpi che garantiscono una risposta immunitaria, per il Covid no. La risposta è molto variabile. Non c’è necessità se non per curiosità.

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Dott. Cauda, è affidabile un test per vedere gli anticorpi dopo il vaccino?

Non è la verità assoluta, chi vuole può farlo. Ma si vede solo una parte della risposta immunitaria. C'è inoltre da osservare che gli anticorpi nel corso del tempo possono scomparire, ma questo non vuol dire che la vaccinazione sia inefficace.

 

 

Come posso vedere se sono protetto?

Sul test sierologico IgG anti Spike occorre guardare alla «Binding arbitrary unit». C'è scritto Bau sul foglio che viene rilasciato. Sotto il livello di 80 non c’è protezione anticorpale, sopra gli 80 sì. Ma è un risultato che va preso cum grano salis. Perché non è detto che non si abbia un’immunità sufficiente dal punto di vista cellulare. Gli anticorpi, infatti, potrebbero essere lo stesso presenti. Come apparso di recente in uno studio sulla rivista Nature, nei soggetti che sono sono stati contagiati ci sono delle cellule che garantiscono una risposta immunitaria presenti nel polmone, anche senza anticorpi. L’immunità si divide infatti in cellulare e umorale. Gli anticorpi non sempre rispecchiano immunità cellulare e quindi il test sierologico IgG anti Spike potrebbe non dare un risultato assoluto. Avviene così anche per l’antitetenica, dove il richiamo si effettua dopo 10 anni e si sviluppano nel nostro corpo delle cellule della memoria che garantiscono una risposta immunitaria. Si tratta di una memoria immunologica.

Quando si può fare?

Dopo la seconda dose, e non a seguito della prima. Perché non tutti hanno una risposta dopo prima dose (che di solito è intorno al 40%). Non sappiamo però quanto gli anticorpi dureranno nella nostra memoria immunologica. Per questo si parla di terza dose.

Lei l'ha effettuato il test per vedere se ci sono gli anticorpi?

Non ancora. C'è inoltre da rilevare che studio clinico RENAISSANCE effettuato all'ospedale di Milano Niguarda ha evidenziato come solo l'1,6% non avesse sviluppato anticorpi dopo il vaccino. Mentre l'ultimo studio negli Stati Uniti dice che su 100 milioni di vaccinati quelli che si sono poi infettati sono solo 10 mila.

 

 

Ultimo aggiornamento: 21 Giugno, 09:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA