Zona arancione: Liguria, Marche e Trento verso cambio colore. Veneto, contagi boom ma resterà giallo

Nei reparti ospedalieri crescono i ricoveri di pazienti Covid con sintomi. A livello nazionale il tasso di occupazione di posti letto sale al 19%

Zona arancione: Liguria, Marche e Trento verso cambio colore. Veneto, contagi boom ma resterà giallo
Zona arancione: Liguria, Marche e Trento verso cambio colore. Veneto, contagi boom ma resterà giallo
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Martedì 4 Gennaio 2022, 12:37 - Ultimo aggiornamento: 17:55

Mentre mezza Italia è tinta di giallo, alcune regioni rischiano già di finire in zona arancione. Tra le osservate speciali c’è la Liguria: in base agli ultimi dati diffusi dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), riferiti al 3 gennaio, nella regione l’occupazione è salita al 21% in terapia intensiva e al 30% in area medica. 

Il passaggio all'arancione, secondo i parametri stabiliti dal ministero della salute, scatta quando l’incidenza settimanale supera i 150 contagi ogni 100mila abitanti, l’occupazione dei posti letto nelle terapia intensive da parte dei pazienti Covid è maggiore del 20% e quella nelle aree mediche più alta del 30% .La Liguria ha quindi i numeri per il cambio di colore. Rischia anche la provincia autonoma di Trento, dove i pazienti Covid sono il 24% del totale in terapia intensiva e il 22% del totale in area medica. Nelle Marche il dato è ancor pià preoccupante: l’occupazione è rispettivamente al 21% e 23%. 

 

I dati dell'Agenas

Nei reparti ospedalieri crescono i ricoveri di pazienti Covid con sintomi. A livello nazionale il tasso di occupazione di posti letto sale al 19% e, in 24 ore, cresce in 17 regioni. Le situazioni più critiche, e ampiamente sopra la soglia del 15%, sono: Valle d'Aosta (45%, con un balzo del +9%), Calabria (31%) e Liguria (30%). A crescere, sono anche: Abruzzo (al +15%), Campania (18%), Emilia Romagna (17%), Friuli (24%), Lazio (17%),Lombardia (21%), Pa di Bolzano (17%), Piemonte (23%), Puglia (11%), Sardegna (11%), Sicilia (24%), Toscana (15%), Umbria (24%), Veneto (20%). 

Terapie intensive al 15% nelle Marche 

I posti letto in terapia intensiva occupati da pazienti con Covid-19 salgono al 15% a livello nazionale e, nelle ultime 24 ore, crescono in 9 regioni: Friuli Venezia Giulia (al 17%), Lazio (17%), Marche (21%), Molise (5%), Provincia Autonoma di Bolzano (18%), Piemonte (18%), Puglia (7%), Sardegna (9%), Umbria (12%). Restano ferme, ma ampiamente oltre la soglia del 10%, in Abruzzo (al 12%), Calabria (15%), Emilia Romagna (15%), Provincia Autonoma di Trento (24%), Sicilia (13%), Toscana (15%), Veneto (19%). 

 

Veneto, record di contagi 

Sono 16.602, nuovo record della regione, i nuovi contagi Covid registrati nelle ultime 24 ore in Veneto e 28 i decessi. Lo riferisce il bollettino della Regione. Il rialzo dei casi si deve anche all'aumento dell'attività di tracciamento, con oltre 153.227 tamponi fatti ieri. Il totale degli infetti dall'inizio dell'epidemia sale a 686.879, quello delle vittime a 12.445. Le persone attualmente positive sono 124.359. Pesante ormai la situazione ospedaliera: i malati Covid ricoverati in area medica salgono a 1.366 (+50), e 209 (+9) quelli in terapia intensiva, per un totale di aumento giornaliero di 59.

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La regione corre ai ripari. Il Veneto dà la possibilità ai medici di base di ampliare in via temporanea e volontaria da 1.500 a 1.800 i pazienti, riconoscendo un'indennità ulteriore. Lo prevede una delibera approvata oggi dalla Giunta regionale e annunciata dal presidente Luca Zaia assieme all'assessore Manuela Lanzarin. Ai medici che accetteranno di aumentare i pazienti verrà riconosciuta un'indennità per l'assistente amministrativo di studio fino a 2 euro per assistito, che si sommano ai 3,50 per paziente già previsti. La misura è già stata applicata in alcune aziende Ulss. Un'altra decisione riguarda i medici di continuità assistenziale - le 'Guardie medichè - la cui tariffa è stata parificata a quelli delle Usca, da 23 a 40 euro all'ora. Queste misure complessivamente costerebbero 52 milioni di euro all'anno, disponibili nel Fondo sanitario regionale

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