Vaiolo delle scimmie, altri due casi in Lombardia. Oms: «257 in tutto il mondo, aumenteranno»

I pazienti sono in buone condizioni

Vaiolo delle scimmie, altri due casi in Lombardia: isolato il virus al Sacco. Sintomi, come si trasmette e come si cura
Vaiolo delle scimmie, altri due casi in Lombardia: isolato il virus al Sacco. Sintomi, come si trasmette e come si cura
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Domenica 29 Maggio 2022, 14:35 - Ultimo aggiornamento: 31 Maggio, 09:12

Salgono ancora i casi di vaiolo delle scimmie in Italia. La malattia legata al monkeypox virus che si diffonde attraverso un contatto stretto e che finora era rimasta quasi esclusivamente confinata all’Africa occidentale e centrale continua ad allarmare. Due casi di vaiolo delle scimmie sono stati diagnosticati dal laboratorio di virologia del San Matteo di Pavia. A quanto fa sapere la Vicepresidente e Assessore al Welfare della Regione Lombardia si tratta di un paziente italiano visitato al San Gerardo di Monza, che è stato dimesso ed è tornato al suo domicilio dove osserva il periodo di quarantena e di un turista straniero alloggiato in un albergo, per il quale per questioni epidemiologiche si è preferito il ricovero presso il Policlinico di Milano. Entrambi i pazienti sono in buone condizioni e vengono seguiti dal personale sanitario.

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Oms: 257 casi confermati, aumenteranno

Al 26 maggio si registra un totale complessivo di 257 casi confermati in laboratorio di vaiolo delle scimmie e di circa 120 casi sospetti. Non sono stati invece segnalati decessi. Ma «la situazione si sta evolvendo rapidamente e l'Oms prevede che i casi identificati aumenteranno man mano che la sorveglianza si espande nei Paesi non endemici, nonché in Paesi noti per essere endemici che non hanno segnalato casi di recente». Così in una nota l'Organizzazione mondiale della Sanità sottolineando che dal 13 maggio scorso il vaiolo delle scimmie è stato segnalato all'Oms da 23 Stati membri che non sono endemici per il virus.

Vaiolo delle scimmie, isolato il virus al Sacco

E così arrivano a sette i casi in totale riscontrati in Lombardia. Nel frattempo l'altro giorno nel laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano è stato isolato il virus attualmente presente in Europa. La scoperta «di grande valore scientifico ci consente di avere grandi quantità di materiale per poter proseguire studi di genetica e capire le differenze tra questo vaiolo delle scimmie e quello rilevato per la prima volta nel 1958 - ha spiegato il microbiologo Davide Mileto, che ha isolato il virus insieme a collega ricercatrice Miriam Cutrera -. Adesso si potranno testare dei farmaci antivirali, ad oggi poco disponibili contro questo virus». «Questo rappresenta un importante risultato per la ricerca scientifica - ha commentato la vicepresidente lombarda Letizia Moratti - sarà possibile saggiare l'attività di farmaci antivirali e testare la risposta anticorpale dei pazienti che hanno contratto l'infezione e della quota di popolazione vaccinata contro il virus del vaiolo».

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Niente panico

«Sul vaiolo delle scimmie dobbiamo dire con chiarezza che non siamo di fronte a un'emergenza. Siamo di fronte ad una situazione che deve essere attenzionata e monitorata: la malattia non è paragonabile al Covid e non colpisce tutta la popolazione perché chi è stato vaccinato contro il vaiolo, circa il 40% della popolazione, ha già una protezione indicativamente dell'85%. Quindi è uno scenario diverso che deve essere monitorato. Il nostro governo sta monitorando - ha spiegato Costa - anche attraverso una task force istituita all'Istituto superiore di sanità e in collaborazione con le Regioni e l'Ue»

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Cosa è il vaiolo delle scimmie?

Il vaiolo delle scimmie rimane una malattia dalle conseguenze non gravi, anche se non ci sono terapie specifiche. Adesso, però, «possiamo procedere con le ricerche su nuove molecole antivirali». A parlare è Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, che ieri ha isolato il 'monkeypoxvirus' responsabile dell'epidemia attualmente in circolazione in Europa. Il vaiolo delle scimmie si sta manifestando in una forma non pericolosa «che non minaccia letalità - ha aggiunto la microbiologa all'ANSA - se non in casi rarissimi di persone fragili o immunocompromesse». I sintomi sono pustole doloranti, mal di testa, «qualcuno ha avuto uno-due giorni di febbre alta, altri no». Ma al momento «non c'è una molecola diretta contro questo virus, anche se qualche antivirale ha mostrato una buona attività», ha proseguito Gismondo sottolineando che ora «potremo saggiare nuove molecole che possono essere efficaci per prevenire la malattia».

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I vaccini

Un traguardo «immediato», inoltre, si può ottenere usando il virus per quantizzare gli anticorpi che si sviluppano durante o dopo l'infezione. «E potremmo capire meglio che tipo di copertura ha il 40% della popolazione vaccinato nei confronti del virus del vaiolo umano - ha continuato - che copre anche dall'infezione di quello delle scimmie». Ad ogni modo, secondo la direttrice del laboratorio del Sacco non è il caso di parlare di vere campagne di vaccinazione. Al massimo somministrazioni «mirate», per esempio, al personale «che ha avuto un incidente di laboratorio o durante la cura di un paziente. Ma né il numero dei casi né il tipo di malattia - ha ribadito - giustifica una campagna vaccinale». Quanto tracciato al Sacco «si riferisce a dei soggetti che hanno partecipato a un evento nelle Canarie o a residenti in Paesi europei che al ritorno dalle Canarie hanno avuto stretti contatti con queste persone, soprattutto di tipo sessuale».

 

Gli studi

Uno scenario simile a quello che aveva prospettato anche lo Spallanzani di Roma, parlando di un virus «paneuropeo» correlato con i focolai in vari Paesi - sono più di 200 i casi nel mondo (oggi scoperto il primo in Messico), la maggior parte in Europa - in particolare, appunto, con quello delle Canarie. «La cosa che ci tranquillizza - ha proseguito Gismondo - è sapere da dove è nata questa infezione, avere un cluster ben preciso. Se riusciamo a informare bene i soggetti a rischio e le persone che hanno avuto contatti stretti, sicuramente possiamo limitare la situazione». Ora «ci sono grandi quantità di materiale con cui proseguire studi di genetica e capire le differenze tra questo vaiolo delle scimmie e quello rilevato per la prima volta nel 1958», ha sottolineato Davide Mileto, 36 anni, microbiologo del laboratorio del Sacco che ha ieri ha isolato il virus insieme alla sua collega ricercatrice Miriam Cutrera, 33 anni. «Ne esistono due varianti, tutte due originatesi in Africa - ha concluso -. Una è più pericolosa dell'altra. Fortunatamente sembra che l'epidemia che c'è attualmente in Europa sia dovuta al virus meno patogeno».

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