Vaccino Covid, Vaia (Spallanzani): «Dosi prima agli anziani e da dicembre nuove cure basate sulle monoclonali»

Lunedì 16 Novembre 2020 di Barbara Carbone

«Basta proclami e visioni catastrofiche. Sconfiggeremo il Covid con il buonsenso. E a Natale, rispettando le regole, potremo finalmente stare con i nostri cari».
È questo l'appello del direttore sanitario dell'Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, che denuncia come in Italia si stiano consumando inutili battaglie politiche e personali sulla pandemia. Confronti accesi anche in vista dell'arrivo in Italia, previsto per dicembre, di due vaccini contro il Covid 19.
Professore, chi bisogna vaccinare prima, gli anziani o i giovani?
«Ritengo sia necessario vaccinare prima le fasce più fragili cioè gli anziani seguiti da coloro che svolgono un ruolo di grande sensibilità sociale quindi gli operatori sanitari, le forze dell'ordine, gli insegnanti. Tutti quelli che lavorano a contatto con il pubblico, oltre ad essere maggiormente esposti al rischio di contagio, potrebbero essere facili vettori dello stesso».
Lei crede che c'è chi utilizza strumentalmente il Covid per fomentare la paura o per secondi fini?
«Si. Alcuni vogliono terrorizzare la gente che invece ha solo bisogno di essere guidata e, per certi versi, rassicurata. Abbiamo necessità che il nostro esercito in campo non si divida e metta da parte le pur legittime differenze di visione, politica e scientifica. Serve rigore ma anche e soprattutto serenità. La nostra risposta al catastrofismo deve essere unica: applichiamo le regole e non lasciamoci prendere dallo sconforto. I numeri oggi ci dicono che, andando avanti così, ce la faremo».
Ammetterà però che l'attuale situazione epidemiologica italiana impone tanta prudenza. Rilassarci potrebbe significare rischiare di commettere a Capodanno gli errori di Ferragosto. Non crede?
«Si ma generare panico non serve. I cittadini sanno benissimo che siamo in un periodo particolare, non hanno bisogno che qualcuno gli ricordi, con toni minacciosi che quest'anno possono fare a meno del Natale e della gioia di rivedere, magari dopo tanto tempo ed in sicurezza, i loro cari. Ci sono nonni che da mesi non possono vedere i nipoti. Bisognerebbe dir loro che, utilizzando tutte le regole necessarie, presto potranno farlo. Non terrorizzarli. Io ho fiducia nel popolo italiano».
Tra poco cominceranno le influenze stagionali. Sarà più difficile identificare i malati Covid?
«Siamo fiduciosi di riuscire a gestire anche questo. L'influenza non ci troverà impreparati. A giorni arriveranno dei test antigenici che permetteranno in tempi rapidissimi, dai 15 ai 30 minuti, di sapere se il soggetto che si sottopone al test ha in corso un'attività virale da coronavirus oppure di tipo influenzale. I costi di questi test saranno tra l'altro molto contenuti. Dai 4 ai 10 euro».
La parola fine la metterà il vaccino o nuove cure?
«Entrambe le cose. Da qui al vaccino passerà ancora del tempo ma credo che entro dicembre arriveranno cure innovative come gli anticorpi monoclonali capaci di riconoscere e neutralizzare gli agenti estranei come i virus, i batteri o le tossine. Poi ci saranno i vaccini. Ma serve del tempo e dobbiamo arrivarci in sicurezza. Oggi, la risposta matura e spero collettiva a questo dibattito sguaiato e oscurantista deve essere quella di rispettare, ancora di più, le regole che ormai tutti conoscono: mascherine, distanziamento, igiene personale e soprattutto il lavaggio delle mani».
C'è chi dice che di Covid muoiono solo gli anziani e chi mostra foto di quarantenni in rianimazione. Qual è la verità?
«In questo momento muoiono i grandi anziani e i soggetti con patologie pregresse. Detto questo, è comunque sbagliato credere che la rianimazione sia l'anticamera della morte. È vero che in terapia intensiva ricoveriamo anche persone giovani ma andrebbe sottolineato che da lì escono guariti. Cioè la terapia intensiva è un luogo di cura. Oggi abbiamo più strumenti per combattere il virus infatti, nonostante il numero elevato di contagi, la letalità sta diminuendo».
Dopo 10 mesi in prima linea che idea si è fatta del covid 19?
«È un virus molto debole con i forti e molto prepotente con i fragili».
Un killer vigliacco quindi?
«In effetti sì».
 

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