Vaccinarsi contro la Omicron? Sì, e i dati sono incoraggianti

Le dosi booster dovrebbero migliorare l’immunità a Omicron

Vaccinarsi contro la Omicron? Sì, e i dati sono "incoraggianti"
Vaccinarsi contro la Omicron? Sì, e i dati sono "incoraggianti"
di Giampiero Valenza
4 Minuti di Lettura
Giovedì 16 Dicembre 2021, 08:45

Vaccinarsi contro il Covid-19 è un buon consiglio. A prescindere da quale vaccino si faccia. Insieme alle misure di distanziamento sociale è uno dei modi per frenare l’avanzata del virus Sars Cov-2. Secondo alcuni risultati preliminari di studi fatti da gruppi di ricerca di Sudafrica, Germania e Svezia, e da Pfizer-BioNTech, la protezione conferita dai vaccini Covid-19 esistenti non verrà azzerata e le dosi booster dovrebbero migliorare l’immunità a Omicron. I dati che vengono dal Sudafrica (lì dove la variante Omicron è stata individuata per la prima volta) suggeriscono che questo virus modificato è altamente trasmissibile perché si diffonde molto più velocemente della Delta.

Le caratteristiche delle varianti

Nell'Alfa è stata notata nella mutazione N501Y una una maggiore selettività della proteina Spike che ha migliorato la permeabilità del virus nelle cellule ospiti. Sulla Beta, invece, è stato documentato il trattamento con sieri convalescenti e post-vaccinazione. Contro la Gamma è stato notato il potenziale di diminuire il processo di neutralizzazione con trattamenti a base di anticorpi monoclonali, sieri convalescenti e sieri post-vaccinazione.

Di Delta è stata studiata la sua rapidità nella diffusione (era stata individuata per la prima volta a dicembre 2020 in India). Sulla variante Zeta (meno preoccupante delle altre), la ricerca sta cercando di capire una possibile diminuzione della neutralizzazione degli anticorpi e dei sieri di vaccinazione.

Vaccini, Ecdc: «Da soli non bastano contro Omicron». L'obbligo domani sul tavolo dei leader Ue

L'efficacia dei vaccini

Gli over-16 che hanno avuto due dosi del vaccino sperimentale Pfizer, somministrate a 21 giorni di distanza, hanno avuto una protezione del 95% contro la Covid-19. Chi ha fatto Moderna (due dosi, a 28 giorni di distanza), ha avuto un’efficacia del 91,4%. Il monodose Johnson&Johnson è invece al 74% e Astrazeneca (a due dosi), del 70,4%. Uno studio clinico di fase 3 ha invece dimostrato che il vaccino Novavax è efficace nell’89,3% delle persone.

L'efficacia dei vaccini sulle varianti

Ci sono diversi studi che hanno analizzato alcune tra le varianti più di interesse che sono state (e sono) in circolazione nel mondo. In un lavoro condotto tra gli abitanti del Qatar l'efficacia di Pfizer contro il ceppo Alpha è stata dell'87% e del 75,0% contro la Beta. Del vaccino Moderna si sa che la Beta è un po’ più resistente. Una singola dose di Johnson&Johnson, invece, fornisce un’immunità continua contro Covid, ma alcune ricerche hanno fatto notare una efficacia maggiore negli Usa (72%) contro il Sud Africa (57%), molto probabilmente proprio a causa delle varianti maggiormente presenti sul territorio. Diversi i lavori condotti su Astrazeneca: uno di questi, condotto in laboratorio, ha dimostrato che l’efficacia contro la variante Alfa è risultata del 70,4% rispetto all’81,5% delle altre. Ma in queste ricerche ci sono tante varianti di cui va tenuto conto, quindi fare un raffronto semplicistico trasformerebbe questi numeri in un'analisi un po' troppo riduttiva. Ciò, soprattutto perché sono state prese in considerazioni solo alcune varianti.

 

La vaccinazione eterologa

Uno studio pubblicato su Nature Medicine ha dimostrato che la vaccinazione eterologa (cioè la somministrazione di dosi vaccinali realizzati con diversi sistemi) con Astrazeneca e Pfizer, ha aumentato le risposte anticorpali contro la proteina Spike di 11 volte rispetto alla vaccinazione omologa.

Fauci: Dati un po' incoraggianti

Il consigliere medico del presidente Usa Joe Biden, l’epidemiologo Anthony Fauci, ha dato una cauta rassicurazione sui rischi della variante Omicron, affermando che i primi dati sulla gravità della mutazione del virus del Covid sono «un po' incoraggianti». Fauci ha infatti spiegato che «è troppo presto per dare un giudizio definitivo e dobbiamo essere davvero molto attenti prima di determinare se Omicron è più o meno grave rispetto a Delta, ma sinora i segnali sono un po' incoraggianti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA