Omicron, perché il caldo non rallenta la pandemia? Si rischia anche all'aperto? Domande e risposte

Andreoni (Tor Vergata): «Virus molto più trasmissibile di prima». E anche l’aria condizionata può favorire le infezioni

Perché il caldo non rallenta la pandemia? Si rischia anche all'aperto? Domande e risposte
Perché il caldo non rallenta la pandemia? Si rischia anche all'aperto? Domande e risposte
di Graziella Melina
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Mercoledì 29 Giugno 2022, 22:17 - Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 12:45

Anche ieri contagi in forte crescita. I nuovi positivi registrati sono stati oltre 94 mila, quasi il doppio di quelli che si rilevavano il mercoledì della settimana precedente. Per fortuna il numero di pazienti gravi ricoverati in ospedale è ancora contenuto, sebbene in crescita, ma i dati invitano comunque alla prudenza. E ci si chiede come sia possibile questa nuova ondata di contagi nonostante il gran caldo. «A differenza della scorsa estate - spiega Massimo Andreoni, direttore di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) - ora si osserva una minore attenzione da parte delle persone. Non dimentichiamo che il virus ormai è molto più trasmissibile e lo stato di immunità che abbiamo ci protegge bene dalla malattia, ma meno dall’infezione». 

Il caldo aiuta a fermare il Covid?

Ipotizzare che il caldo mandi via il virus - spiega Andreoni - è stato un errore dell’inizio della pandemia. Si sa infatti che in India o in Texas il virus ha circolato anche a 45 gradi. Bisogna però specificare che quando parliamo di caldo, intendiamo due situazioni diverse. Innanzitutto, ci riferiamo alla capacità dei raggi ultravioletti di inattivare il virus che sta all’aperto, ma non quello che si trova nelle vie respiratorie. L’idea che il caldo limiti la circolazione del virus è legata poi al fatto che d’estate le persone stanno di più all’aperto, le case sono maggiormente aerate e quindi in teoria c’è meno possibilità di contagiarsi. 

Cosa è cambiato rispetto alla scorsa estate? 

Sostanzialmente, a giugno del 2020 e del 2021 le persone si comportavano con maggiore cautela. Sappiamo che poi nel mese di agosto si allentavano di più le misure di sicurezza, e non a caso puntualmente si registrava una ripresa del virus. Adesso, l’attenzione è molto ridotta e oltretutto circola un virus molto più trasmissibile. 

Si rischia anche all'aperto? 

La probabilità che il contagio avvenga tra persone al chiuso è molto più alta: all’aperto infatti c’è aerazione e le particelle di droplet non saturano l’ambiente. Ma il rischio zero non esiste. Il contagio può avvenire anche all’aperto, soprattutto se c’è assembramento. Come sempre, sono le misure di precauzione a fare la differenza. 

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Le feste in piazza sono pericolose? 

Con le nuove varianti, questo virus è molto più trasmissibile a parità di situazioni. Nel 2021, era diffusa l’alfa e la beta, ora circola omicron. Quindi, nel 2022 gli assembramenti sono più pericolosi perché i vaccini hanno perso la capacità di controllare l’infezione così come accadeva sulle altre varianti: l’azione protettiva del vaccino sull’infezione è ormai ridotta al 10-15 per cento; prima era intorno al 30-40 per cento. L’immunità, seppure sempre molto preziosa, ci protegge dalla malattia grave, ma non ci aiuta ai fini dell’infezione. 

L’aria condizionata può incidere? 

Assolutamente sì. Come ricorda Andreoni, è stato dimostrato già in diversi studi che l’aerazione in ambienti chiusi, se non si usa la mascherina, facilita la trasmissione del virus. In ogni caso, il contagio dipende dai ricambi di aria: se c’è un sistema di aerazione che crea il ricircolo d’aria fra ambiente interno ed esterno, almeno due volte al minuto, il rischio di infezione è ridotto. Se invece si ha un movimento d’aria all’interno dello stesso ambiente, il virus si sposta in funzione del vortice di aria e quindi la possibilità di contagiarsi è ovviamente più alta.

 

L’ondata estiva era prevedibile? 

Sì, diverse settimane fa sapevamo che in altri Paesi stava circolando la variante omicron (4 e 5) ad altissima trasmissibilità. Bisognava solo dare il tempo alle varianti di arrivare anche nel nostro Paese per osservare il picco sul numero delle nuove infezioni. Era un evento atteso, anche se era difficile sapere in anticipo se avremmo avuto più casi a maggio, giugno o a luglio. 

Servono ancora le precauzioni? 

Quando siamo di fronte a un evento epidemico, le precauzioni sono sempre necessarie. «Occorre al più presto ripristinare tutte le misure che avevamo messo in atto - dice Andreoni - ossia indossare la mascherina negli ambienti chiusi o all’aperto quando c’è un forte assembramento e rispettare l’isolamento». Seppure è vero che noi tutti siamo sufficientemente immunizzati e quindi non andiamo incontro a forme di Covid particolarmente grave, purtroppo esistono persone fragili che corrono rischi elevati. Non dimentichiamo che all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ci sono bambini ricoverati in terapia intensiva a causa del covid. 

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