Omicron 5, siamo vicini al picco? «Inizia la frenata, tendenza alla diminuzione». La situazione da Nord a Sud

«Dai dati ufficiali abbiamo finalmente segnali sulla velocità di diffusione del contagio che ci fanno ben sperare per il prossimo futuro», spiega il professor Antonello Maruotti Ordinario di Statistica all’Università Lumsa e cofondatore di StatGroup19

Omicron 5, siamo vicini al picco? «Inizia la frenata, tendenza alla diminuzione» La situazione da Nord a Sud
​Omicron 5, siamo vicini al picco? «Inizia la frenata, tendenza alla diminuzione» La situazione da Nord a Sud
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Martedì 28 Giugno 2022, 12:01 - Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 10:36

Omicron 5 inizia la frenata? L'aumento dei casi sembra non sfondare, tornando al concetto di mini ondate già affrontate nei mesi scorsi. Seppur sottostimati, i contagi nelle ultime settimane sono aumentati, ma la diffusione potrebbe aver raggiunto (o essere in procinto di raggiungere) il picco. «Dai dati ufficiali abbiamo finalmente segnali sulla velocità di diffusione del contagio che ci fanno ben sperare per il prossimo futuro», spiega il professor Antonello Maruotti Ordinario di Statistica all’Università Lumsa e cofondatore di StatGroup19, gruppo interaccademico di studi statistici sulla pandemia da Covid19. «A livello nazionale il numero dei casi è sì in aumento rispetto alla scorsa settimana (circa il 60% in più) - sottolinea Maruotti - ma la velocità con cui crescono rimane costante da oltre una settimana, con tendenza alla diminuzione. Tuttavia, la situazione tra le diverse Regioni è eterogenea».

Omicron 5 frena, la situazione (diversa) delle regioni

Il contagio non si muove in modo fluido in tutto il Paese, ma mostra andamenti differenti tra regioni. «La Sicilia, che finora non era stata ancora investita dall'ondata di Omicron 5, registra un incremento dei casi negli ultimi giorni (circa l'80% su base settimanale, percentuale destinata a salire e quindi da monitorare nelle prossime due settimane)», dice il professore. «In Campania, la diffusione è molto rapida (72% di casi in più rispetto alla scorsa settimana) e con un trend crescente. Al momento è la regione che desta maggiori preoccupazioni, rimarcando anche che, al Sud, la ripresa dei contagi legati ad Omicron 5 è avvenuta con una settimana di ritardo, circa, rispetto al resto del Paese. Con un + 64% le Marche sono la terza regione in cui il trend di crescita è ancora in salita».

Picco raggiunto al Nord

Se al Sud Omicron 5 sta presentando la sua fase di crescita più acuta, al Nord il peggio potrebbe essere alle spalle. «Il picco di velocità di crescita dei contagi, che fornisce una misura affidabile della diffusione nel breve periodo, è ormai alle spalle per la maggior parte delle regioni del Nord», spiega Maruotti. «Sette giorni fa in Friuli Venezia Giulia i casi sono stati circa il doppio rispetto alla settimana precedente (+91%), oggi sono il 54% in più rispetto alla settimana scorsa - aggiunge - una brusca frenata, segno che qualcosa sta cambiando. Anche il Veneto, che ha fatto registrare un incremento dell'84% dei casi su base settimanale, ora ha rallentato la velocità con cui crescono i contagi (64%). Discorso simile per la Lombardia, la cui velocità di crescita dei contagi è al 65%, ma inferiore a quanto registrato la scorsa settimana».

Dopo l'impennata il Lazio rallenta

Discorso a parte il Lazio, che nelle ultime settimane ha mostrato una curva più veloce rispetto al resto d'Italia. «Il Lazio, in queste settimane, ha trainato la crescita dei contagi legati alla variante Omicron 5 - dice Maruotti - La velocità con cui il virus si è diffuso nella regione è stata finora più rapida rispetto a quanto osservato a livello nazionale. Eppure qualcosa sta cambiando. Anche di fronte ad un chiaro aumento dei casi rispetto alla precedente settimana, la crescita sta rallentando come per le regioni del Nord Italia. I dati dei prossimi giorni ci aiuteranno a capire quando si entrerà nella fase di picco, che, al momento ci aspettiamo per la fine della prima settimana di Luglio (4-10)».

Il tema ricoveri

Dopo oltre tre settimane di stabilità, sale di un punto percentuale nell'arco di 24 in Italia, tornando al 3%, la percentuale di posti nelle terapie intensive occupata da pazienti con Covid-19, lo stesso valore che segnava esattamente un anno fa, quando però di questi tempi girava una variante molto meno contagiosa. È quanto emerge dai dati dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali ( Agenas) del 27 giugno 2022, pubblicati oggi. «Sul fronte ricoveri - sottolinea il professore della Lumsa - la situazione è in divenire. Il numero di posti letto in terapia intensiva sta trovando una sua stabilità, a differenza delle precedenti ondate in cui il picco delle terapie intensive seguiva di diverse settimane quello dell'incidenza, con le nuove varianti, meno aggressive, l'impatto è minore. Invece il numero dei ricoveri ordinari è ancora in salita, seppur con una velocità di gran lunga inferiore (e non minimamente paragonabile) a quella osservata in corrispondenza dell'aumento dei casi. Va ricordato che non abbiamo informazioni circa i ricoveri "per e con Covid”, una distinzione che sarebbe importante per ottenere maggiori informazioni circa la gravità della malattia. Numero dei decessi basso e costante, per fortuna».

La strategia dei tamponi

«Concentrare l'attenzione sull'andamento dell'incidenza può essere fuorviante -  conclude Maruotti - Vista la politica attuale sui tamponi, anche sulla base dei tassi di positività osservati, i casi giornalieri fanno principalmente riferimento ai sintomatici e ai loro contatti. Inoltre, non è possibile avere una stima dei positivi ai tamponi casalinghi, che scelgono l'auto isolamento, ma che non rientrano poi nel conteggio ufficiale».

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