Ictus, così l'aneurisma si può curare prima dell'emorragia cerebrale

Il 5% della popolazione in Italia sviluppa dilatazioni vascolari intracraniche: individuarle in tempo può evitare un'emorragia

Ictus, così l'aneurisma si può curare prima dell'emorragia cerebrale
Ictus, così l'aneurisma si può curare prima dell'emorragia cerebrale
di Giulio Maira*
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Mercoledì 14 Settembre 2022, 07:40

Il cervello è un organo complesso, ma anche molto fragile, racchiuso dentro una scatola rigida che lo protegge. Ma sono tante le malattie che possono danneggiarlo: traumi, tumori, ictus, ecc. L'ictus è un evento vascolare che capita all'improvviso, in pieno benessere, perché un vaso cerebrale si trombizza o perché un'emorragia invade il cervello.

Il deficit

Da neurochirurgo mi occupo da anni di un particolare ictus emorragico dovuto alla rottura di un aneurisma intracranico, dilatazione circoscritta, come una piccola sacca, della parete di un'arteria, uno di quei vasi che portano sangue al cervello.
La pulsazione continua del sangue può indebolirlo fino a provocare una rottura e, con essa, un'emorragia: le conseguenze possono essere drammatiche, con un tasso di mortalità che raggiunge il 50% e un terzo dei sopravvissuti che rimangono con gravi deficit neurologici.
Si calcola che il 5% della popolazione, in Italia, abbia un aneurisma intracranico e che, ogni anno, vi sia un caso di emorragia ogni 10.000 persone.
Per capire l'entità del problema, immaginiamo uno stadio di calcio con 100.000 tifosi; 5000 fra loro saranno portatori di un aneurisma integro ed entro un anno 10 di loro avranno un'emorragia per rottura dell'aneurisma e 5 moriranno. Per fortuna non tutti gli aneurismi si rompono.

Ma c'è un problema: cosa fare se, con una TC o una RM eseguiti per altre cause, si individua un aneurisma cerebrale che non si è mai rotto?

 

La ricerca

Non abbiamo elementi certi che ci dicano se un giorno quell'aneurisma si romperà e di conseguenza non sappiamo se far correre al paziente il rischio di un trattamento, endovascolare o chirurgico che sia. Chi potrà darci una risposta? Solamente la ricerca.
Per questo è stato effettuato uno studio prospettico multicentrico italiano, con la straordinaria partecipazione di tutte le neurochirurgie d'Italia.
Sono stati analizzati i risultati ottenuti su mille persone con aneurisma integro trattato per via endovascolare o chirurgica. Questi sono stati confrontati con quelli di altri studi internazionali multicentrici (pubblicati su Lancet e New England Journal of Medicine) i quali, per avere informazioni sui rischi legati all'avere un aneurisma intracranico integro, ne avevano analizzato l'evoluzione senza praticare alcun trattamento.
I risultati dello studio italiano, pubblicati sul Journal of Neurosurgical Science, ci dicono che trattare gli aneurismi intracranici non rotti, come fatto in Italia, migliora significativamente la prognosi dei pazienti che ne sono affetti. Tutto ciò fa capire che non bisogna avere paura ad affrontare il trattamento di un aneurisma scoperto per caso, perché questo, come ci dicono i risultati della ricerca, è l'unico modo per prevenire i danni di questa grave malattia.

*Professore di Neurochirurgia Humanitas, Milano,
Presidente della Fondazione AtenaOnlus, Roma

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