Covid, vaccino: prime dosi a Natale
Dieci milioni di fiale prodotte a Oxford
e Pomezia, un terzo è per L'Italia

Lunedì 12 Ottobre 2020 di Mauro Evangelisti
Covid, vaccino: prime dosi a Natale
Dieci milioni di fiale prodotte a Oxford
e Pomezia, un terzo è per L'Italia

In Europa ci sono almeno 10 milioni di dosi di vaccino contro il Covid-19 già pronte. Diventeranno 20 entro la fine dell’anno e di queste, almeno 3 sono destinate all’Italia. Tutto risolto? No. La fase 3 della sperimentazione, per quanto in fase avanzata, è ancora in corso.

 

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Manca l’autorizzazione dell’Ema (European medicines agency), che però ha già cominciato il “rolling review”, vale a dire la “revisione continua” con cui si stanno esaminando i dati della sperimentazione forniti dai produttori. Il vaccino di cui si sta parlando è quello ideato dall’Istituto Jenner di Oxford, sviluppato grazie al contributo di Irbm di Pomezia, e realizzato insieme alla multinazionale di biofarmaceutica britannia-svedese AstraZeneca.

 

L’infialamento è ad Anagni, nello stabilimento Sanofi. E la produzione, a rischio perché le dosi non potranno essere utilizzate se ci sarà la bocciatura del Chmp (il comitato delle medicine per l’uomo dell’Ema), è già cominciata. L’obiettivo è averne a disposizione un quantitativo importante in caso di successo, vista la straordinarietà dell’emergenza. Questo è il vaccino su cui l’Italia e l’Europa hanno investito di più e c’è chi si aspetta il via libera nel giro di un mese. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: «Entro fine anno avremo le prime dosi di vaccino e da inizio del 2021 inizieremo le vaccinazioni. Dobbiamo fare gli ultimi sacrifici per avere le prime dosi entro fine anno e partire con il vaccino». L’Ema ha avviato il “rolling review” anche per un altro vaccino, il BNT162b2, prodotto da BioNTech in collaborazione con Pfizer. Spiegano all’Ema: «La decisione del Chmp di avviare la “revisione progressiva” di BNT162b2 si basa sui risultati preliminari di studi clinici precoci e non clinici condotti su adulti che suggeriscono che il vaccino innesca la produzione di anticorpi e cellule T (cellule del sistema immunitario, difese) che prendono di mira il virus. Sono in corso studi clinici su larga scala che coinvolgono diverse migliaia di persone dei risultati saranno disponibili nelle prossime settimane e mesi». A Roma c’è un altro vaccino nella fase sperimentale, tutto italiano: quello prodotto da ReiThera, la cui sperimentazione sull’uomo sta proseguendo allo Spallanzani e sul quale c’è molta fiducia. Un altro candidato vaccino italiano è quello di Takis. Ormai la corsa è mondiale: la Cina sta accelerando, con quattro vaccini già nella fase 3 della sperimentazione.
CINESI
Wu Guizhen, il capo esperto di bio-sicurezza presso il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha dichiarato a CCTV che i vaccini «potrebbero essere pronti per l’uso pubblico in generale già a novembre». La somministrazione è cominciata per operatori sanitari, militari, dipendenti delle compagnie che stanno producendo i vaccini. Sembra sfumata la possibilità che gli Stati Uniti annuncino il via libera a un vaccino prima delle elezioni americane: Moderna, la società con uno dei progetti in fase più avanzata, ha fatto sapere che non potrà presentare la richiesta di autorizzazione prima della fine di novembre. Upmc, l’Università di Pittsburgh presente anche in Italia, sta studiando un componente anticorpale al farmaco Ab8 per un potenziale uso terapeutico e profilattico contro il coronavirus: viste le dimensioni microscopiche potrebbe essere somministrato anche con l’inalazione. Attualmente, sono 10 i vaccini arrivati alla fase 3 della sperimentazione: i 4 cinesi (Sinovac, Bejing Institute-Sinopharm, Wuhan Institute-Sinopharm e Cansino Biological), Oxford-Irbm-AstraZeneca, quello americano di Moderna-Niaid, il russo di Gamaleya, Novavax (Usa), J&J (Usa) e BionTech-Pfizer sviluppato tra Germania e Stati Uniti insieme alla cinese Fosun Pharma.
 

Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre, 06:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA