Omicron, sintomi e prevenzione: dalla "gola graffiata" alla mutazione non rilevata dai tamponi molecolari

Non tutti i geni "bersaglio" vengono segnalati dal test (come succedeva per Alpha)

Giovedì 9 Dicembre 2021 di Stefania Piras
Omicron, sintomi e prevenzione: dalla "gola graffiata" alla mutazione non rilevata dai tamponi molecolari

Cosa sappiamo finora della variante Omicron? Ha dei sintomi diversi, fa sviluppare un grado di gravità della malattia più alto? È vero che è più contagiosa della Delta? Notizia positiva: ci sono moltissimi dati, nuovi, che arrivano ogni giorno: numeri, richerche e statistiche che permettono agli scienziati di studiare "in diretta" l'evoluzione epidemiologica della pandemia di Covid-19. Si procede così: ogni dato aiuta e può superare un dato precedente, in sostanza aggiunge qualcosa in più a quello che sappiamo sul virus e le sue mutazioni. L'urgenza di capire come si comporta il virus e l'impatto sulla salute umana è evidente: spesso gli studi divulgati anche sulla stampa generalista non sono ancora sottoposti a peer review, cioè alla revisione paritaria. Altra notizia positiva è che dai primi riscontri (ma sono solo dei test di neutralizzazione del virus al momento) la terza dose di vaccino contribuisce a proteggere da Omicron, la  recente mutazione del virus scoperta in Sudafrica ma in realtà già circolante nell'emisfero boreale. Questo è un buon motivo per non rimandare troppo a lungo la prenotazione della terza dose di vaccino

Sintomi diversi

Il Sudafrica è stato tempestivo nell'isolare la variante Omicron, questo ha spinto le autorità sanitarie del Paese a prendere subito provvedimenti come test a tappeto e restrizioni mirate. Ad oggi sappiamo che in tutto il Sud Africa tra il 14 novembre e il 4 dicembre l'occupazione delle unità di terapia intensiva è stata pari al 6,3%. È un dato fornito dall'Oms africana. Cosa può voler dire? Ci suggerisce intanto che è un dato basso rispetto allo stesso periodo in cui il paese stava affrontando il picco legato alla variante Delta a luglio. 

Moti altri dati devono essere raccolti, però. Il medico sudafricano che per primo ha individuato il virus ha detto di aver visto sintomi «estremamente lievi» tra i suoi pazienti, tra cui affaticamento e una «gola graffiata», ma nessuna tosse o perdita di gusto o odore - sintomi che, se ricordate, sono stati associati a ceppi precedenti del coronavirus. La dottoressa in questione è Angelique Coetzee e ha parlato di «sintomi insoliti» che differivano leggermente da quelli associati alla variante Delta, che è finora il ceppo più virulento e oggi prevalente a livello globale. «È iniziato con un paziente maschio di circa 33 anni... e mi ha detto che negli ultimi giorni era estremamente stanco e aveva dolori al corpo e un po' di mal di testa», ha detto Coetzee alla BBC. 

Quel paziente riferiva di non aver avuto un mal di gola, ma più la sensazione di una «gola graffiata», e quindi irritata ma non dolorante. È questa la prima esperienza, singola, riportata dopo il 18 novembre dal medico che ha cercato di fare la diagnosi basata sulla descrizione di quel singolo paziente che è poi risultato positivo come la sua famiglia. E poi però, in seguito, Coetzee ha visto pazienti che accusavano gli stessi sintomi quel giorno. Ed erano sintomi diversi dalla variante delta. Questo l'ha spinta a lanciare l'allarme.

Come si capisce se è Omicron o no

La variante Omicron ha un gran numero di mutazioni, spiega un comunicato dell'Oms. Alcune di queste mutazioni sono preoccupanti. Delle prove preliminari suggeriscono un aumento del rischio di reinfezione con questa variante rispetto ad altre varianti. I tamponi molecolari (PCR) continuano a rilevare questa variante. Diversi laboratori hanno indicato che per un test PCR standard, di quelli ampiamente utilizzati, uno dei tre geni target non viene rilevato e questo test può quindi essere utilizzato come marker per questa variante, in attesa della conferma del sequenziamento (è importante ricordare che per confermare che un caso sospetto sia Omicron oppure no serve un'analisi genica completa). Anche la variante Alpha si comportava così, per dire. Usando questo approccio, questa variante è stata rilevata a tassi più veloci rispetto ai precedenti picchi di infezione.

Facciamo un esempio pratico: eseguo un tampone e nel momento in cui viene elaborato il risultato si scopre che sono positivo e che il test non ha trovato uno di quei tre geni (il gene S) che si trova sempre quando si rileva la positività al Sars-Cov-2. Che vuol dire? Che molto probabilmente siamo in presenza di un'infezione causata dalla variante Omicron e che si dovrà procedere con un'analisi genica completa. Se invece il gene S risulta rilevato è improbabile che l'infezione sia dovuta a Omicron. 

C'è poi una versione invisibile di Omicron. Una versione, cioè, che non può essere distinta dalle altre varianti utilizzando i test molecolari a cui ci sottoponiamo per esempio dopo aver avuto un contatto stretto con una persona risultata positiva al coronavirus. Questa variante ha molte mutazioni in comune con Omicron standard, ma manca un particolare cambiamento genetico. «Vi sono due ceppi di Omicron, BA.1 e BA.2 - ha commentato il professor Francois Balloux, direttore dell'Istituto di Genetica all'University College London - che appaiono alquanto differenti geneticamente. E che quindi possono comportarsi diversamente». 

Come ci si protegge

Gli esperti spiegano che bisogna attuare ancora le misure di protezione che abbiamo imparato a conoscere in questi due anni: vaccinarsi, indossare mascherine ben aderenti al viso, l'igiene delle mani, la distanza fisica, migliorare la ventilazione degli spazi interni, ed evitare spazi affollati. 

Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 18:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA