Quarantena dopo il contatto stretto con un positivo? Tutte le regole (e la differenza vaccinati e No vax)

Ecco le regole da seguire se si ha un contatto ad alto o basso rischio.

Quarantena dopo il contatto stretto con un positivo? Tutte le regole (e la differenza vaccinati e No vax)
Quarantena dopo il contatto stretto con un positivo? Tutte le regole (e la differenza vaccinati e No vax)
di Francesco Padoa
10 Minuti di Lettura
Martedì 21 Dicembre 2021, 07:13 - Ultimo aggiornamento: 18:02

Aumentano i contagi in molti Paesi del mondo, un po' meno in Italia. Ma inevitabilmente, purtroppo, anche in Italia. E questo vuol dire che cresce proporzionalmente la possibilità di venire a contatto con una persona positiva al Covid. Come saperlo? E, soprattutto, come regolarsi? Omicron o non omicron, questo è il problema: cosa fare? Siamo travolti da mille informazioni in questi mesi, spesso ci troviamo in un mare di dubbi, la confusione è tanta. Molti si chiedono come comportarsi quando hanno avuto a che fare con una persona che poi è risultata malata di Coronavirus; è bene ricordarsi che entrare in contatto con una persona positiva non significa automaticamente essere a propria volta contagiati. 

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Cosa si intende per "contatto"

Innanzitutto vediamo il significato tecnico di contatto. Un contatto di un caso Covid-19 (persona positiva), come si legge sul sito del Ministero della Salute, è qualsiasi persona esposta ad un caso probabile o confermato in un lasso di tempo che va da 48 ore prima dell'insorgenza dei sintomi fino a 14 giorni dopo o fino al momento della diagnosi e dell'isolamento del caso. Se invece la persona positiva non presenta sintomi, si definisce contatto chi è stato vicino, in una situazione di rischio, ad una persona asintomatica, in un arco di tempo che va da 48 ore prima della raccolta del campione che ha portato alla conferma e fino a 14 giorni dopo o fino al momento della diagnosi e dell'isolamento del caso. In parole più semplici, una persona viene considerata infettiva dalle 48 ore prima della comparsa dei sintomi, per cui ad esempio se lunedì ho visto per l’ultima volta un parente/amico, che ha iniziato a star male dal giovedì successivo, si considera che questo non sia stato un contatto a rischio.

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Il contatto stretto, ad "alto rischio"

Passiamo allora ad analizzare un punto chiave, discriminante: la differenza fra un contatto stretto, meglio considerato ad "alto rischio", e un contatto a basso rischio? Tenendo ben presente che la procedura da seguire è diversa, così come le regole da seguire sono differenti per chi è vaccinato e per chi non lo è. Il “contatto stretto” (esposizione ad alto rischio) di un caso probabile o confermato di Covid può configurarsi in queste situazioni:
- una persona che vive nella stessa abitazione di un individuo positivo al Covid;
- una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un contagiato (per esempio la stretta di mano, quindi può anche essere un'esposizione breve);
- una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un positivo (toccando, per esempio, il fazzoletto usato dalla persona malata, amico o familiare che sia);
- una persona che ha avuto un contatto diretto, faccia a faccia, con un contagiato, magari chiacchierando a una distanza minore di 2 metri e per almeno 15 minuti;
- una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (come un'aula o la sala d'attesa del medico curante) con una persona poi risultata positiva, senza essere provvisto di mascherina;
- un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad un soggetto positivo al Covid oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un contagiato senza l’impiego dei dispositivi di protezione (mascherine, guanti, ecc) o comunque mediante l’utilizzo di dispositivi non idonei;
- una persona che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto a distanza di non più di due posti da una persona positiva; ma anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla zona dell’aereo o del treno dove il contagiato era seduto.
Va comunque considerato, che a prescendere da questi punti indicativi, sulla base di valutazioni individuali del rischio, a prescindere dalla durata e dalla modalità del contatto, gli operatori sanitari possono ritenere che alcune persone, abbiano comunque avuto un'esposizione ad alto rischio.

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Contatto a "basso rischio"

Per contatto a basso rischio si intende una persona che ha avuto una o più delle seguenti esposizioni:
- una persona che ha avuto un contatto diretto, faccia a faccia, con un contagiato, a una distanza minore di 2 metri e per almeno 15 minuti;
- una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (per fare altri esempi, una sala riunioni o la sala d'attesa dell'ospedale, ma anche mezzi di trasporto pubblico) con un caso positivo per meno di 15 minuti;
- un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad una persona positiva oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un contagiato, ma provvisto dei dispositivi idonei;
- tutti i passeggeri e l’equipaggio di un volo in cui era presente un caso Covid, mentre i passeggeri seduti vicino (entro due posti di distanza) al passeggero positivo, i compagni di viaggio e ill personale addetto alla zona dell’aereo o del treno dove il contagiato era seduto che sono infatti classificati contatti ad alto rischio.

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Come comportarsi se hai un contatto ad alto rischio

Nel caso una persona abbia avuto un contatto stretto con un positivo al Covid deve: 1) restare in isolamento da tutti, anche dai familiari (in camera da soli, bagno a parte se possibile, mascherina se incontra brevemente un familiare, pasti in orari differenziati); 2) Avvisare il proprio medico; 3) Se compaiono sintomi durante il periodo di isolamento deve avvertire nuovamente il mio medico che disporrà le misure più adeguate. Cosa fa il medico in questa situazione di contatto? Verifica se si tratta di contatto stretto, manda la segnalazione al Servizio prevenzione dell’USL e deve applicare ai contatti stretti di un caso Covid le procedure di isolamento previste dalle disposizioni vigenti.

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Se la persona che ha avuto un contatto ad alto rischio con un contagiato ha completato il ciclo vaccinale (anche nel caso abbia fatto il booster) da almeno 14 giorni, deve mettersi in quarantena per un periodo di 7 giorni dall’ultimo contatto avuto con la persona positiva e poi sottoporsi a un test (molecolare o antigenico rapido). Se il risultato del tampone è negativo, il contatto ad "alto rischio" può tornare alla sua vita normale, senza alcuna limitazione nei contatti e nei movimenti. Se invece a fine quarantena non è possibile eseguire un tampone per verificare la presenza o meno del virus, la persona deve rimanere in quarantena per 14 giorni e da quel momento può uscire di casa anche senza l’esito negativo di un test. Nel caso, invece, che a fine quarantena, il tampone risultasse positivo, non si è più considerati un "contatto" ma si diventa un caso di Covid. A quel punto si deve aspettare la guarigione clinica e sottoporsi a un test molecolare dopo almeno 3 giorni senza manifestare alcun sintomo: se il test molecolare risulterà negativo, la persona potrà tornare al lavoro, altrimenti proseguirà l’isolamento. Al termine del periodo di quarantena la persona potrà rientrare al lavoro e il periodo di assenza potrà essere coperto dal certificato medico. Dovrà però contattare il medico competente della sua azienda per ulteriori informazioni.

Vediamo invece cosa succede se la persona che ha avuto un contatto ad alto rischio con un individuo positivo (o che è risultato positivo successivamente al contatto) non ha completato il ciclo vaccinale o addirittura, come i no vax, neppure lo ha cominciato. Deve fare la quarantena per almeno 10 giorni dall’ultima esposizione al virus e al termine dell’isolamento deve eseguire un tampone (molecolare o antigenico). Se il test dà esito negativo, la persona può riprendere la normale attività senza restrizioni. Nel caso di tampone positivo non c'è differenza di procedura rispetto ai vaccinati. Come detto sopra, si deve aspettare la guarigione clinica e sottoporsi a un test molecolare dopo almeno 3 giorni senza manifestare alcun sintomo: se il test molecolare risulterà negativo, la persona potrà tornare al lavoro, altrimenti proseguirà l’isolamento. Se non è possibile eseguire un test, deve rimanere in quarantena per almeno 14 giorni dall’ultimo contatto con la persona positiva e al termine può concludere il periodo di isolamento anche senza l’esito negativo di un tampone.

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Cosa fare se hai un contatto a "basso rischio"

Bisogna informarsi sulle condizioni della persona con cui si ha avuto contatto a basso rischio e qualora questa persona, durante la sua quarantena, diventi un positivo dovrò avvisare il mio medico. Ma le persone, sia vaccinate che non vaccinate, considerate come contatti a basso rischio di una persona positiva non devono stare in quarantena ma devono continuare a mantenere le comuni misure igienico-sanitarie previste per contenere la diffusione del virus, quali indossare la mascherina, mantenere il distanziamento fisico, igienizzare frequentemente le mani, seguire buone pratiche di igiene respiratoria, ecc... Stessa cosa quando si è un contatto di un contatto, cioè se si ha avuto un contatto stretto con una persona che ha avuto contatto stretto con un positivo. Per esempio, se un mio collega di lavoro, con cui sono uscito a pranzo, avendo avuto un contatto stretto con un positivo viene messo in quarantena, io non devo fare nulla se non informarmi di come sta il mio collega. Nel caso di conviventi: se uno della mia abitazione ha avuto un contatto stretto con un positivo e deve stare in quarantena, io e gli altri membri della famiglia non abbiamo invece obblighi legali di alcun tipo, ma dobbiamo provvedere che il convivente in quarantena mantenga l’isolamento adeguato. Diversa, ma non del tutto chiara la procedura nel caso una persona venga a contatto con un positivo ad una variante Covid. Per esempio, per la Beta, era previsto in una circolare del Ministero della Salute dello scorso agosto (tabella qui sotto) che anche i contatti a basso rischio fossero sottoposti a quarantena di 10 giorni.

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Come viene avvertita una persona che ha avuto contatto 

Per esempio, quando un passeggero di un aereo o di un volo risulta successivamente positivo, le persone che hanno viaggiato con lui e che sono state a contatto stretto vengono avvisate, a seconda dei dati e delle risorse disponibili, tramite chiamata telefonica o invio di messaggio di posta elettronica, in cui vengono fornite informazioni sui comportamenti e le misure preventive da adottare per il periodo di quarantena, fino alla presa in carico da parte del Dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria locale (ASL) competente per territorio. Per il proseguimento delle attività di sanità pubblica verranno richiesti alcuni dati, come l’indirizzo attuale ed il recapito telefonico. Non vengono mai richiesti - specifica il Ministero della Salute - dati come password, iban, coordinate bancarie o numeri di carte di credito. Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Ministero della Salute al numero gratuito di pubblica utilità 1500 (attivo 24 ore su 24, tutti i giorni).

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La differenza tra quarantena, sorveglianza attiva e isolamento

Per concludere vediamo quali sono le differenze tra queste importanti misure di salute pubblica attuate per evitare l’insorgenza di ulteriori casi secondari dovuti a trasmissione di SARS-CoV-2 e per evitare di sovraccaricare il sistema ospedaliero. La quarantena si attua ad una persona sana (contatto stretto) che è stata esposta ad un caso positivo di Covid, con l’obiettivo di monitorare i sintomi e assicurare l’identificazione precoce dei casi. L’isolamento consiste nel separare quanto più possibile le persone affette da Covid da quelle sane al fine di prevenire la diffusione dell’infezione, durante il periodo di trasmissibilità. La sorveglianza attiva è una misura durante la quale l'operatore di sanità pubblica provvede a contattare quotidianamente, per avere notizie sulle condizioni di salute, la persona in sorveglianza.

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