Tamponi a Malpensa, l'assessore del Lazio D'Amato: «Scelta incredibile, con i controlli a Roma abbiamo aiutato tutta l'Italia»

Tamponi a Malpensa, l'assessore del Lazio D'Amato: «Scelta incredibile, con i controlli a Roma abbiamo aiutato tutta l'Italia»
Tamponi a Malpensa, l'assessore del Lazio D'Amato: «Scelta incredibile, con i controlli a Roma abbiamo aiutato tutta l'Italia»
di Mauro Evangelisti
4 Minuti di Lettura
Venerdì 21 Agosto 2020, 07:14 - Ultimo aggiornamento: 08:23

All'aeroporto di Fiumicino i tamponi rapidi a chi arriva da Croazia, Spagna, Malta e Grecia, si fanno ormai da cinque giorni. A Malpensa hanno cominciato solo ieri. Aeroporti di Roma ha messo a disposizione della Regione Lazio un'area attrezzata, con varie postazioni separate e il distanziamento tra i passeggeri in attesa, perfino i lecca-lecca per i viaggiatori più piccoli. A Milano si sono formate lunghe code e assembramenti. E soprattutto: Roma sta facendo i tamponi a tutti (fino alle 18, ma questo significa che si procede con i test fino alle 20). Laziali, di altre regioni, stranieri. La Regione Lombardia a Malpensa solo ai viaggiatori locali e a chi arriva dall'estero solo se resta quattro giorni.

Malpensa, tamponi solo ai residenti in Lombardia. Scoppia la bufera e arriva il dietrofront
Alba Parietti a Malpensa da Ibiza: «Qui non c'è nessuno per il tampone anti covid»

L'assessore alla Salute, Alessio D'Amato, della Regione Lazio cosa pensa della scelta della Lombardia a Malpensa?
«Dico la verità, non volevo crederci. Pensavo di avere capito male. Una follia. Eseguire i tamponi solo ai passeggeri lombardi è sbagliato come principio, ma anche dal punto di vista tecnico. In questo modo si fa sì che molte persone, che arrivano su Malpensa ma che magari sono residenti nel vicino Piemonte o a Piacenza non vengano controllate, lasciando uscire molte persone magari positive e asintomatiche. Invece, bisogna controllarne il più possibile. Per fortuna ora stanno facendo marcia indietro».
A Fiumicino e Ciampino come funziona?
«Ovviamente noi stiamo eseguendo i tamponi a tutti. Il 53 per cento dei passeggeri a cui abbiamo assicurato i test sono di altre regioni, visto che Fiumicino così come Malpensa è un aeroporto punto di riferimento per aree molto vaste. Le faccio un esempio: abbiamo trovato positiva una donna di Milano arrivata a Fiumicino da Ibiza. Se avessimo fatto come la Lombardia, ora questa signora sarebbe in viaggio da Roma a Milano e, inconsapevolmente, potrebbe contagiare altre persone. Ancora: nel pomeriggio altri due casi intercettati a Fiumicino, uno da Napoli e uno da Varese. Chiaro, serve uno sforzo organizzativo molto importante, ma è una forma di prevenzione necessaria»
Voi però vi fermate alle 18.
«In realtà l'attività prosegue fino alle 20-21. Di fatto la stragrande maggioranza dei passeggeri dai paesi a rischio ha il test».

La vera emergenza per il Lazio è rappresentata da chi sta tornando dalla Sardegna, soprattutto dalla Costa Smeralda. Ci sono già un centinaio di casi. Come è possibile?
«Vogliamo tutti bene alla Sardegna, ma esiste un problema serio. Bisogna, da subito, fare i tamponi a chi, dalla Sardegna, sale sui traghetti o sugli aerei per tornare a Roma. Altrimenti, si rischia di allargare il contagio anche durante il viaggio. Alla Regione Sardegna ho anche detto che siamo pronti a garantire un principio di reciprocità e a nostra volta eseguire i tamponi a chi partirà, in traghetto o in aereo, dal Lazio verso l'isola. Mi hanno risposto di no, ma la situazione se non si fa qualcosa è destinata a peggiorare».
Non potete eseguire i tamponi anche a chi arriva in aereo da Olbia?
«Qui il problema è un altro: evitare che decine di persone partano dalla Sardegna benché positive. In viaggio, che sia in aereo, che sia in traghetto, contageranno altri passeggeri».
Avremo ancora molti casi?
«Sì, non mi sorprenderebbe se arrivassimo a 300 positivi rientrati dalla Sardegna. Il 70 per cento sono giovani, dunque per fortuna chi necessita del ricovero è una percentuale molto bassa. Però i giovani non devono sottovalutare questa situazione: in tre sono comunque stati ricoverati allo Spallanzani; e con una diffusione così massiccia del virus, temiamo nelle prossime settimane che il contagio arrivi anche a persone più anziane e fragili».
Ma come si spiega un focolaio così esteso in Costa Smeralda?
«I ragazzi ci raccontano che non c'era prudenza. Formalmente all'entrata dei locali si rispettavano le regole, si misurava la febbre, ma dentro tutto saltava. Ci hanno parlato di feste in cui ci si scambiavano i drink, c'erano enormi coppe di champagne da cui beveva più di una persona contemporaneamente. Ogni giorno troviamo positivi da Ibiza, Croazia, Grecia, Malta. Ma non sono numeri comparabili con quelli dalla Costa Smeralda».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA